RICHARD MATHESON.
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TUTTI I RACCONTI. 1950 - 1959.
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Parte 3.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Indice dei racconti di questa parte.
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La legione dei cospiratori.
Bambina smarrita.
Una chiamata da lontano.
La casa impazzita.
Casa Slaughter.
Lultimo giorno.
Luomo che cre il mondo.
Il matrimonio.
Gravidanza indesiderata.
Paglia umida.
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Fine Indice.
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La legione dei cospiratori.
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Titolo originale: Legion of Plotters. 1953.
Traduzione di: Maurizio Nati.
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Poi cera quello che tirava sempre su col naso.
Si metteva a sedere sullautobus accanto al signor Jasper. Tutte le mattine saliva brontolando dalla porta anteriore e percorreva il corridoio per andarsi a sistemare a fianco della figura esile del signor Jasper.
E... sniff! cominciava, mentre sfogliava il giornale del mattino... sniff, sniff!
Il signor Jasper si sent aggricciare. E si domand come mai quelluomo continuasse a sedersi sempre vicino a lui. Cerano tanti posti liberi, ma lui posava invariabilmente la sua mole corpulenta su quello accanto al suo e non faceva che tirare su col naso, estate e inverno.
Non dipendeva dal tempo. A Los Angeles certe mattine erano fredde, su questo non cerano dubbi, ma certamente non giustificavano quel rumore continuo, quasi da tubercolotico, che emetteva dal naso.
Il signor Jasper non lo sopportava proprio.
Aveva fatto diversi tentativi per tenersi lontano dal raggio dazione di quel naso. Allinizio si era spostato due sedili pi indietro rispetto a quello che occupava solitamente, ma luomo lo aveva seguito. Capisco, pens il signor Jasper, gi indispettito, quello  abituato a sedersi accanto a me e non si  accorto che ho cambiato posto. Il giorno seguente il signor Jasper sedette dalla parte opposta del corridoio, osserv laltro con trepidazione mentre trascinava il suo corpo massiccio e si raggel quando lo vide sprofondare con tutto il suo abito di tweed proprio vicino a lui. Infuriato, gir gli occhi verso il finestrino.
Sniff!  come se nulla fosse  Sniff! Sniff! e la dentiera del signor Jasper cominci a emettere
un minaccioso stridore di porcellana.
Il giorno seguente si sistem verso il fondo. Luomo sedette accanto a lui. Il giorno dopo
ancora scelse un posto sul davanti, e si ritrov sempre in compagnia dellaltro. Per quasi due chilometri
sopport con malcelata pazienza e quando non ce la fece pi si gir verso il suo persecutore.
Perch mi segue? gli chiese, con voce tremula e lamentosa.
Lo colse di sorpresa, proprio mentre stava tirando su col naso. Laltro si limit a rivolgergli
unocchiata bovina, senza capire. Allora il signor Jasper si alz e percorse tutto lautobus, fermandosi
sul fondo. Rimase l, appeso alla sbarra di sostegno, con lo sguardo impietrito. Rimugin sul modo in
cui lo aveva fissato quellidiota maleducato. Era insopportabile. Come se fosse stato lui, invece, a comportarsi in modo impertinente!
Be, almeno si era momentaneamente liberato di quel naso gocciolante. Tranquillizzato, rilass i muscoli contratti e si lasci sfuggire un sospiro di sollievo.
Il ragazzino che stava in piedi accanto a lui fischiett per ventitr volte il ritornello di Dixie.
Il signor Jasper vendeva cravatte.
Era un lavoro sottoposto a infinite angherie, un lavoro che avrebbe fatto venire lulcera a chiunque non avesse uno stomaco a prova di bomba.
Le pareti dello stomaco del signor Jasper erano della qualit pi suscettibile.
Erano quotidianamente sollecitate dalle preoccupazioni, dalle contrariet e dalle donne. Donne
che si trattenevano a tastare lana, cotone e seta e poi se ne andavano senza comprare niente. Donne che
mettevano a dura prova lindole eccitabile del signor Jasper con mille domande e altrettante chiacchiere
e che alla fine non lasciavano soldi, ma solo un signor Jasper sempre pi livido, sempre pi vicino allinevitabile esplosione.
In presenza di ogni cliente difficile, la mente del signor Jasper escogitava una gran quantit di
battute pungenti, una pi cattiva dellaltra. E aveva una gran voglia di sputarle fuori, di riversarle come ondate bollenti di acido in faccia alle donne.
Ma la minaccia che entrasse un altro cliente o un addetto ai controlli del grande magazzino era
sempre viva. Simpadroniva della sua mente con spettrale efficacia, gli incatenava la lingua bramosa di
esprimersi, gli calcificava le ossa con una rabbia non sfogata.
E poi cerano le donne che incontrava alla mensa del grande magazzino.
Mentre mangiavano non facevano che parlare, e fumavano e soffiavano nuvole di nicotina nei suoi polmoni proprio mentre cercava di riempirsi lo stomaco ulcerato con un piatto di zuppa al pomodoro. Puff! facevano le signore, e agitavano le mani graziose per disperdere il fumo indesiderato.
Il signor Jasper se lo beccava tutto.
Con gli occhi irritati cercava di allontanarlo, ma le donne gliene rimandavano dellaltro. E cos
il fumo continuava a circolare fino a disperdersi nellaria, o a venire rimpiazzato da altre, pi intense
esalazioni. Puff! Il signor Jasper, fra una cucchiaiata e laltra, continuava ad agitare le mani e intanto il
suo stomaco era tormentato dagli spasmi. Lacido tannico del suo t serviva a ben poco, per alleviare il
bruciore delle sue viscere. Alla fine pagava i suoi quaranta centesimi con dita tremanti e quando se ne
tornava a lavorare era un uomo a pezzi.
E ad aspettarlo cera la prospettiva di un intero pomeriggio fatto di lamentele, richieste,
manipolazione di merce e, ciliegina sulla torta, della cassiera che masticava gomma come se volesse
farsi sentire allaltro capo delloceano. I risucchi e gli scoppi e i masticamenti facevano venire il mal di
pancia al signor Jasper, che in genere se ne stava immobile come una statua frastornata e solo ogni
tanto esplodeva con un violento: Piantala con quel rumore disgustoso!
La vita era piena di problemi.
Poi cerano i vicini, quelli che abitavano di sopra e sullo stesso piano. La societ degli altri,
quella specie di societ segreta da cui il signor Jasper si ritrovava sempre circondato.
Quella gente costituiva ununit. Nel loro comportamento cera una costante, una linea di condotta ben precisa.
Consisteva nel camminare con passo pesante, nello spostare i mobili con prolungata frequenza,
nel tenere feste affollate e rumorose una sera s e una sera no, alle quali invitavano soltanto persone che
indossavano stivali chiodati e che ballavano la tarantella. E ancora nel discutere su ogni argomento ad
alta voce, nellascoltare solo musica country su una radio la cui manopola del volume era
invariabilmente regolata sul massimo. Nellavere bambini da due a dodici mesi che disponevano di
polmoni simili a mantici, e che tutte le mattine ne davano testimonianza mettendosi a strepitare come le sirene della contraerea.
Lattuale nemesi del signor Jasper era Albert Radenhausen junior, sette mesi, i cui polmoni
incredibilmente resistenti si esprimevano al meglio fra le quattro e le cinque del mattino.
Il signor Jasper si ritrovava a rotolarsi sulla schiena rachitica nellappartamento di due stanze ammobiliato, triste e buio. Si ritrovava a fissare il soffitto, in attesa di quel suono. Era arrivato al punto in cui il cervello lo distoglieva dal meritato sonno esattamente dieci secondi prima delle quattro del mattino. Se Albert Radenhausen junior decideva di continuare a dormire, ci non procurava alcun beneficio al signor Jasper, che rimaneva sveglio ad aspettare i suoi strilli.
Cercava di dormire, ma la concentrazione forzata lo portava a desiderare, se non proprio il
pianto tanto atteso, almeno la presenza di altri rumori che gli molestassero le orecchie ipersensibili.
Una macchina che tossicchia per la strada, lo sbatacchiare di una veneziana, un suono di passi
solitari in qualche parte del palazzo, lo sgocciolio di un rubinetto, labbaiare di un cane, il frinire dei
grilli, lo scricchiolio del legno: il signor Jasper non poteva controllare tutto. E tutte quelle occasioni di
rumore che non era in grado di combattere o evitare, o alle quali non sapeva adattarsi, continuavano a
tormentarlo. Non riusciva a chiudere occhio finch non sentiva il rumore, e se ne stava l ad aspettare con i pugni stretti sui fianchi.
Il sonno si faceva sempre beffe di lui. Si rigirava, scalciava via lenzuola e coperte e poi si metteva seduto al buio, intontito, aspettando che Albert Radenhausen junior desse sfogo alle sue velleit canore. Solo allora riusciva a sdraiarsi di nuovo.
E al buio la sua mente analizzava, formulava teorie. Troppa sensibilit?, si domandava. Lo nego con tutte le forze. Sono una persona normale, consapevole, si rispondeva il signor Jasper. Ho le orecchie, e dunque posso sentire, no?
Cera da insospettirsi.
Il signor Jasper non avrebbe saputo dire in quale, fra le tante mattine stralunate, gli fosse
venuta lidea. Ma una volta venuta, non labbandon pi. Anche se col passare dei giorni i contorni
diventavano pi indistinti, la sostanza rimaneva ben chiara.
Ogni tanto, quando era costretto a digrignare i denti per non impazzire, gli tornava alla mente.
Altre volte restava semplicemente una vaga sequenza di sensazioni che scorrevano in superficie.
Per lidea aveva fatto presa. Tutte quelle cose che gli accadevano erano soggettive o
oggettive? Erano dentro o fuori di lui? Sembravano accumularsi sempre di pi, e ogni dettaglio andava
al suo posto, finch la somma delle provocazioni lo faceva quasi uscire di senno. Come se fossero fatte
con una volont precisa. Come se...
Come se facessero parte di un progetto vero e proprio.
Il signor Jasper fece delle prove.
Lattrezzatura iniziale era composta da un blocco di carta a righe e da una penna a sfera.
Lapproccio di partenza consisteva nel registrare i diversi motivi di irritazione e lora in cui si
verificavano, il luogo, il sesso del responsabile e la grandezza relativa del fastidio; questultimo aspetto
era tradotto in numeri che andavano da 1 a 10.
Esempio numero uno, annotato alla belle meglio mentre era ancora mezzo addormentato.
Bambino che piange, 4,52 matt., appartamento a fianco, maschio, 7.
Dopo questa annotazione, il signor Jasper si lasci andare sul cuscino appiattito e sospir,
quasi soddisfatto. Aveva rotto gli indugi. Entro pochi giorni avrebbe saputo con certezza se la sua
strana teoria aveva un fondamento.
Prima di uscire di casa, alle otto e diciassette del mattino, il signor Jasper aveva registrato altre tre annotazioni, cio:
Forte tonfo sul pavimento, 6,33 matt., appartamento di sopra, maschio (forse), 5.
Rumore di traffico, 7,00 matt., esterno, maschi, 6.
Radio ad alto volume, 7,40 matt., appartamento di sopra, femmina, 7.
Un altro aspetto piuttosto insolito dei suoi sforzi gli venne alla mente poco prima di lasciare il
piccolo appartamento. Si trattava, in breve, del fatto che con questo semplice espediente di mettere per
iscritto gli eventi, era riuscito a scaricare gran parte della sua irritabilit. Non che i diversi rumori non
gli avessero fatto digrignare i denti o stringere le mani sui fianchi, questo no. Per la trasformazione di
unamorfa vessazione in uno stringato memorandum gli era stata comunque daiuto. Era una
sensazione strana, ma piacevole.
Il viaggio in autobus gli forn altre osservazioni.
Luomo che tirava su col naso si guadagn subito unannotazione. Ma non appena sistemato
lirritante vicino, il signor Jasper registr con apprensione il rapido accumularsi di altri quattro motivi
di fastidio. Dovunque andasse sullautobus trovava subito lo spunto per prendere carta e penna e
aggiornare il suo diario.
Alito che puzza daglio, 8.27 matt., autobus, maschio, 7.
Spintoni e gomitate, 8,28 matt., autobus, entrambi i sessi, 8.
Piedi pestati senza scusarsi, 8,29 matt., autobus, donna, 9.
Autista che mi dice di andare sul retro, 8,33 matt., autobus, maschio, 9.
A questo punto il signor Jasper si ritrov di nuovo accanto alluomo con lo strano raffreddore.
Non tir fuori il blocco, si limit a chiudere gli occhi e a stringere i denti con amarezza. Pi tardi
cancell il voto che gli aveva assegnato in origine.
10!, scrisse, infuriato.
A pranzo, fra una seccatura e laltra, il signor Jasper, con lespressione indignata e lo sguardo itterico, si sforz di mettere ordine nei suoi appunti.
1. Almeno un motivo dirritazione ogni cinque minuti (dodici allora). A intervalli non regolari. A volte due nello stesso minuto. Furbo.  un tentativo di mettermi fuori strada interrompendo la continuit.
2. Ognuna delle dodici irritazioni  peggiore della precedente. Lultima mi fa quasi esplodere dalla rabbia.
TEORIA: disponendo i motivi di irritazione in modo che ognuno di essi sia sempre pi grave di quello che viene prima, il motivo finale ha dunque lo scopo di provocare il massimo impatto nervoso. Ovvero, vogliono farmi impazzire!
Rimase seduto, mentre la zuppa si raffreddava, con negli occhi leccitazione dello scienziato
che sta per fare una grande scoperta, mentre la voglia di capire gli faceva ribollire il sistema nervoso.
S, santo cielo, s, s, s!
Ma doveva esserne certo.
Fin di mangiare, ignorando il fumo e il chiacchiericcio e il cibo disgustoso. Torn al bancone
e trascorse un sereno pomeriggio annotando in tutta fretta altre osservazioni nel suo diario delle seccature.
Il sistema quadrava.
Resisteva anche alle prove pi oggettive. Unirritazione ogni cinque minuti. Alcune, naturalmente, erano cos impercettibili che solo un uomo animato da una forte motivazione come il signor Jasper, con la sua sensibilit esasperata, poteva accorgersene. Si trattava di irritazioni volutamente ridotte al minimo. E in modo astuto, si rese conto il signor Jasper. Minimizzate allo scopo di confonderlo.
Be, lui non si sarebbe fatto confondere.
Cassetto delle cravatte rovesciato, 1,18 pom., negozio, femmina, 7.
Mosca che cammina sulla mano, 1,43 pom., negozio, femmina (?), 8.
Rubinetto in bagno che mi schizza sul vestito, 2,19 pom., negozio, (sesso?), 9.
Rifiuto di comprare cravatta perch strappata, 2,38 pom., negozio, DONNA, 10.
Ecco alcune annotazioni tipiche di quel pomeriggio.
Vennero messe per iscritto con bellicosa soddisfazione da un signor Jasper tremante. Un signor
Jasper la cui incredibile teoria stava trovando conferma.
Verso le tre decise di eliminare i voti dalluno al cinque, visto che nessuna provocazione era
cos innocua da poter essere giudicata con tanta indulgenza.
Alle quattro aveva eliminato tutti i voti, a parte il 9 e il 10.
Alle cinque stava seriamente prendendo in considerazione un nuovo sistema di giudizio che
cominciava da 10 e arrivava fino a 25.
Il signor Jasper aveva programmato di prendere annotazioni per almeno una settimana, prima
di organizzare un piano di difesa. Ma in qualche modo le contrariet della giornata lo avevano
infiacchito. Si accalor sempre pi mentre scriveva e la sua calligrafia divenne meno leggibile.
Alle undici di quella sera, quando i suoi vicini di casa ripresero fiato e ravvivarono la festa con
un grande scroscio di risate, il signor Jasper scaravent il suo blocco contro il muro con una bestemmia
soffocata e rimase l a tremare come una foglia. Non cerano pi dubbi.
Ce lavevano con lui.
Immaginiamo, pens, che nel mondo esista una legione segreta. E che la sua missione
principale sia quella di farmi uscire di senno. Era possibile perpetrare un piano cos insidioso senza che
nessuno lo venisse a sapere? Erano in grado di organizzare le loro piccole intrusioni per farlo impazzire
in modo cos abile da dare sempre limpressione che fosse lui in torto? Che fosse solo un ometto
portato dalla sua ipersensibilit a vedere un intento malizioso in qualsiasi irritazione accidentale? Era
possibile tutto questo?
S. La sua mente valut a lungo quellammissione. Era concepibile, fattibile, possibile e, perbacco, lui ci credeva!
Perch no? Non poteva forse esistere una grande, sinistra legione di gente che si riuniva
segretamente in qualche sotterraneo a lume di candela? E che se ne stava l in attesa, con gli occhi
come carboni accesi, a meditare intenzioni scellerate mentre il loro capo esponeva nuovi piani per
trascinare il signor Jasper nellinferno della pazzia?
Ma certo! Lagente x veniva incaricato di sedere al cinema proprio dietro di lui e di mettersi a
chiacchierare durante i momenti del film che appassionavano di pi il signor Jasper, di schiacciare i
bicchieri di carta a intervalli regolari, di masticare popcorn in modo rumoroso fino a quando il signor
Jasper si alzava infuriato e andava a cercarsi un altro posto.
Dove sarebbe subentrato lagente y con caramelle, confezioni di biscotti e starnuti rumorosi.
Possibile. Pi che possibile. Poteva andare avanti per anni, senza che lui ne sospettasse
lesistenza. Un intrigo sottile e diabolico quasi impossibile da scoprire. Ma adesso, alla fine, era stato
smascherato, mostrato in tutta la sua nuda, agghiacciante realt.
Il signor Jasper rifletteva, sdraiato sul letto.
No, pens, con quel poco di raziocinio che gli rimaneva,  unidiozia. Non sta proprio in piedi.
Perch mai qualcuno dovrebbe fare queste cose? Era la prima domanda che doveva porsi. Che
motivo avevano per farlo?
Non era assurdo pensare che tutte quelle persone ce lavessero con lui? Da morto il signor
Jasper non valeva pi nulla. La sua assicurazione da duemila dollari, suddivisa fra una sterminata
legione di cospiratori nascosti, si sarebbe certamente ridotta a pochi centesimi a testa. Anche se
lavessero costretto a nominarli tutti come suoi beneficiari.
Perch allora il signor Jasper si ritrov a dirigersi sgomento verso il cucinotto? Perch vi rimase cos a lungo, soppesando sulla mano il grosso coltello per trinciare? E perch tremava quando pens alla sua idea? Forse perch era vera. Prima di andare a dormire, il signor Jasper infil il coltello nella custodia di cartone. Poi, in modo quasi automatico, si scopr a nasconderlo nella tasca interna della giacca.
Sdraiato nelloscurit, con gli occhi spalancati, il petto scavato che si alzava e si abbassava
irregolarmente, invi il suo fievole ultimatum alla legione. Sempre che esistesse.
Se ci siete, non ho pi intenzione di aspettare.
Fu poi la volta di Albert Radenhausen junior, di nuovo alle quattro del mattino. Sorprese il
signor Jasper praticamente quasi sveglio, e aliment lennesima esplosione del suo gi infiammato
sistema nervoso. Si aggiunsero il rumore di passi, le macchine che strombazzavano, i cani che
abbaiavano, le veneziane che sbattevano, il rubinetto che gocciolava, il cuscino troppo piatto, le coperte
aggrovigliate e il pigiama che gli stava stretto. E poi il mattino con le fette di pane bruciacchiate e il
caff cattivo e la radio a tutto volume dal piano di sopra e il laccio della scarpa che si ruppe.
A quel punto il corpo del signor Jasper si gonfi di una rabbia inesprimibile: si mise a gemere,
a ringhiare, i muscoli si irrigidirono, le mani tremarono e per poco non scoppi a piangere. Scosso da
una violenta crisi di nervi, si era dimenticato il blocco e la lista. Gli rimaneva solo una cosa:
lautodifesa.
Perch a quel punto il signor Jasper sapeva con certezza che cera davvero una legione di
cospiratori; e sapeva anche che la legione stava raddoppiando gli sforzi proprio per il fatto che lui
sapeva e avrebbe reagito.
Lasci di corsa lappartamento e si precipit in strada, con la mente in subbuglio. Doveva
assumere il controllo, doveva farlo! Era il momento decisivo, lora di dare il meglio di s. Se avesse
permesso agli eventi di seguire il loro corso senza far nulla per impedirlo, allora sarebbe giunta la
pazzia e la legione avrebbe avuto la sua vittima.
Autodifesa.
Aspett, pallido e tremante, alla fermata dellautobus, cercando di resistere a tutti i costi.
Lascia perdere lo scarico rumoroso di quella macchina! Dimentica la risatina stridula della donna
poliziotto. Ignora il crescendo inarrestabile dei tuoi nervi scossi. Non vinceranno! La sua mente era
come una molla sotto tensione, in attesa. Il signor Jasper era sicuro di farcela.
Sullautobus, il naso di quelluomo tirava su pi forte che mai, i passeggeri lo urtavano da tutte
le parti e il signor Jasper emise un rantolo e si rese conto che da un momento allaltro si sarebbe messo
a urlare, e a quel punto la cosa sarebbe successa.
Sniff, sniff!, continu imperterrito quelluomo. SNIFF!
Il signor Jasper si allontan, teso come una corda di violino. Non aveva mai tirato su in quel
modo. Faceva parte del piano. La sua mano risal dentro la giacca e accarezz il coltello che teneva in
tasca per tutta la sua solida lunghezza.
Cerc di farsi strada in mezzo alla ressa di pendolari. Qualcuno gli pest un piede. Soffi come
un serpente. Gli si ruppe di nuovo il laccio della scarpa. Si chin per sistemarlo e si becc una
ginocchiata sulla testa. Si raddrizz a fatica nellautobus ondeggiante, soffocando unimprecazione
dietro le labbra serrate e livide.
Gli restava unultima speranza. Poteva fuggire? La domanda sollecit i suoi sensi. Un nuovo
appartamento? Si era gi trasferito altre volte. Con quello che guadagnava poteva escludere che
avrebbe trovato di meglio. E si sarebbe ritrovato fra i piedi sempre lo stesso genere di vicini.
Una macchina invece dellautobus? Non se la poteva permettere.
Lasciare il suo lavoro da quattro soldi? Ma qualsiasi lavoro nel campo della vendita era
altrettanto squallido; e poi era lunica cosa che sapeva fare, ed era gi avanti con gli anni.
Anche se avesse cambiato qualcosa  qualunque cosa  la legione avrebbe continuato a dargli
la caccia, trascinandolo senza piet di tensione in tensione fino allinevitabile crollo finale.
Era in trappola!
E allimprovviso, in mezzo a tutta quella gente che lo fissava, il signor Jasper vide davanti a
s: vide le ore, i giorni, gli anni... una serie snervante di fastidi, di arrabbiature e di provocazioni che gli
avrebbero logorato la mente.
Per poco non gli si drizzarono i capelli sulla testa quando si rese conto che anche i passeggeri
dellautobus erano membri della legione. E lui stava l, indifeso in mezzo a loro, una pedina da spostare
secondo il loro sadico capriccio. I suoi diritti, la sua stessa sacralit di individuo, erano in balia delle
loro perfide cospirazioni.
No! esclam, rivolto a tutti loro.
E la mano vol sotto la giacca come un uccello in cerca di vendetta. E la lama scintill e la
legione indietreggi urlando mentre il signor Jasper si lanciava in avanti per combattere la sua guerra in
difesa della sanit mentale.
UN UOMO ACCOLTELLA SEI PERSONE SU UN AUTOBUS AFFOLLATO: ABBATTUTO DALLA POLIZIA. Ignoti i motivi che lo hanno spinto a questa strage assurda.
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Fine.
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Bambina smarrita.
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Titolo originale: Little Girl Lost. 1953.
Traduzione di: Maurizio Nati.
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Le grida di Tina mi svegliarono allimprovviso. Era buio pesto, nel cuore della notte. Sentii Ruth accanto a me muoversi nel letto. In salotto Tina riprese fiato, poi ricominci, pi forte. Oddio farfugliai, intontito.
Ruth grugn e cominci a tirar via le coperte.
Ci penso io dissi stancamente, e lei torn ad abbracciare il cuscino. Quando Tina non dorme di notte facciamo a turno; se per esempio  raffreddata, o ha mal di pancia o scivola semplicemente dal letto.
Tirai fuori le gambe dalle coperte. Poi strisciai fino in fondo al letto e posai i piedi a terra.
Trasalii quando toccai il legno gelido del parquet. In casa faceva freddo, come capita anche in California nelle notti dinverno.
Attraversai a piedi nudi il pavimento gelato, facendomi strada fra il cassettone, il com, la libreria in corridoio e poi lo spigolo del televisore, ed entrai in salotto. Tina dorme l perch possiamo permetterci solo un monolocale. Dorme su un divano che si trasforma in un letto. Proprio in quel momento cominci a piangere pi forte e a chiamare la mamma.
Va tutto bene, Tina. Ci pensa pap le dissi.
Lei continu a piangere. Fuori, sul balcone, sentii il nostro collie Mack che saltava dalla brandina sulla sedia da campeggio.
Mi chinai nel buio sopra il letto. Sentii che le coperte erano piatte. Feci un passo indietro e cercai di guardare in giro per la stanza, ma di lei non cera traccia.
Oh, mio dio, dissi fra me, ridacchiando malgrado lirritazione la poverina  andata a finire sotto il letto.
Mi inginocchiai e controllai, sorridendo allidea della piccola Tina che cadeva dal letto e annaspava sotto il divano.
Tina, dove sei? dissi, sforzandomi di non ridere.
Il suo pianto divenne pi forte, ma non riuscii a trovarla sotto il divano. Era troppo buio per vederci bene.
Ehi, dove sei, piccolina? la chiamai. Vieni da pap.
Tastai a casaccio sotto la credenza, come se cercassi il bottone di una camicia. La sentivo
ancora piangere e chiamare sua madre, con insistenza.
A questo punto cominciai a sentirmi un po sconcertato. Per quando allungassi il braccio non riuscivo a raggiungerla.
Andiamo, Tina dissi, per niente divertito. Smettila di giocare con il tuo vecchio pap.
Lei pianse pi forte. La mia mano allungata al massimo tocc il muro freddo.
Pap! url Tina.
Ma per...!
Mi rialzai, corsi irritato lungo il tappeto. Accesi la lampada vicina al giradischi e mi voltai per cercarla. Rimasi come paralizzato, inchiodato l, ancora mezzo addormentato, senza poter dire una parola, fissando il divano a bocca spalancata mentre un sudore freddo cominciava a bagnarmi la schiena.
Poi mi inginocchiai accanto al divano e cominciai a controllare freneticamente da tutte le parti,mentre qualcosa mi stringeva sempre pi la gola. La sentivo piangere sotto il divano, ma non riuscivo a vederla.
Cominciai a provare una sensazione dindolenzimento ai muscoli dello stomaco mentre pian piano la realt mi si veniva chiarendo. Feci scorrere le mani come un pazzo sotto il letto, ma senza riuscire a toccare nulla. La sentivo piangere e lei, perdio, non cera.
Ruth! gridai. Vieni qui!
Sentii Ruth trattenere il fiato sul letto, poi un frusciare di lenzuola e coperte e il suono dei suoi passi sul pavimento della stanza. Vidi con la coda dellocchio lo svolazzare della sua camicia da notte azzurra.
Che c? disse ansimando.
Mi raddrizzai, quasi incapace di respirare, e tantomeno di parlare. Cominciai a dire qualcosa ma le parole mi si strozzarono in gola. Rimasi a bocca aperta e fui solo capace di indicare il divano con un dito tremante.
Dov? url Ruth.
Non lo so! riuscii finalmente a dire. ...
Cosa?
Ruth si gett in ginocchio vicino al divano e cominci a cercare.
Tina! chiam.
Mamma.
Ruth si rialz, livida in volto, guardandomi con occhi inorriditi.
Improvvisamente sentii Mack che grattava freneticamente alla porta.
Dov? chiese di nuovo Ruth, con voce piatta.
Non lo so risposi, sentendomi come imbambolato. Ho acceso la luce e...
Ma sta piangendo disse Ruth, come se provasse la mia stessa incredulit per quanto vedeva.
Io... Chris, ascolta.
La voce di nostra figlia che piangeva e singhiozzava, terrorizzata.
Tina! chiamai forte, stupidamente. Dove sei, angelo?
Lei continu a piangere. Mamma! disse. Mamma, vieni a prendermi!
No, no, tutto questo  assurdo disse Ruth con voce innaturale mentre si rialzava.  in cucina.
Ma...
Rimasi l come un idiota mentre Ruth accendeva la luce della cucina ed entrava. Il suono della sua voce straziata mi fece rabbrividire.
Cristo! Non  nemmeno qui!
Usc di corsa, con gli occhi sbarrati dalla paura, mordendosi le labbra.
Ma, dove ...? cominci a dire, poi si interruppe.
Perch tutti e due sentimmo Tina piangere, e quel pianto proveniva da sotto il divano.
Ma sotto il divano non cera niente.
Ruth non riusciva ancora ad accettare quella verit incredibile. Apr larmadio e ci guard dentro. Controll dietro il televisore, addirittura dietro il giradischi, uno spazio di forse cinque centimetri.
Amore, aiutami mi implor. Non possiamo lasciarla cos.
Non mi mossi.
Tesoro,  sotto il divano dissi.
No, non c!
Ancora una volta, in quello che stava diventando incubo assurdo, tornai a inginocchiarmi sul pavimento, ad allungare la mano, a infilarmi sotto il divano.
Toccai ogni centimetro di spazio, ma non lei, anche se la sentivo piangere... proprio vicino allorecchio.
Mi rialzai, rabbrividendo per il freddo e per qualcosaltro. Ruth stava in piedi in mezzo al tappeto e mi guardava. Mi parl con voce debole, quasi inaudibile.
Chris mi disse. Chris, che succede?
Scossi la testa. Tesoro, non lo so risposi. Non so cosa succede.
Allesterno Mack cominci a mugolare mentre grattava. Ruth diede unocchiata alla porta del balcone, pallida e stravolta in viso. Adesso tremava, nella sua camicia da notte leggera, mentre spostava di nuovo lo sguardo sul divano. Io ero l, del tutto impotente, mentre il mio cervello elaborava in tutta fretta almeno una dozzina di spiegazioni diverse, nessuna delle quali risolutiva, e nemmeno plausibile.
Che dobbiamo fare? mi chiese lei, sul punto di liberare un urlo che ormai sentivo imminente.
Cara, io...
Mi bloccai a met ed entrambi ci avvicinammo al divano.
Adesso il pianto di Tina era diventato pi debole.
Oh no piagnucol Ruth. No. Tina.
Mamma disse Tina, sempre pi lontana. Sentivo i brividi di freddo che mi laceravano la
carne.
Tina, torna qui! mi sentii urlare, come un padre che sgridi la figlia disobbediente, ma senza vederla.
Tina! url anche Ruth.
Poi nellappartamento scese un silenzio di tomba. Ruth e io ci inginocchiammo accanto al divano, frugando il vuoto che cera sotto. Ascoltando.
Il respiro di nostra figlia che russava tranquilla.
Bill, puoi venire subito? dissi in tono concitato.
Cosa? La voce di Bill era impastata di sonno.
Bill, sono Chris. Tina  scomparsa!
Si svegli.
 stata rapita? chiese.
No risposi.  qui, ma... non  qui.
Bill emise un suono incomprensibile; ne approfittai per prendere fiato.
Bill, per lamor di dio, vieni qui subito!
Una pausa.
Arrivo immediatamente disse. Intuii dal tono della voce che non aveva capito niente del motivo per cui doveva venire.
Lasciai cadere il ricevitore e tornai da Ruth che se ne stava seduta sul divano, tremando come una foglia, con le mani strette in grembo.
Tesoro, mettiti la vestaglia le dissi o ti prenderai un raffreddore.
Chris, io... Le lacrime le rigavano le guance. Chris, dov?
Tesoro...
Fu tutto quello che riuscii a dire, impotente, senza convinzione. Andai in camera da letto a prenderle la vestaglia. Mentre tornavo andai a sbattere contro il radiatore a parete.
Ecco dissi, mettendole la vestaglia sulle spalle. Infilatela.
Lei infil le braccia nelle maniche, mentre con gli occhi mi supplicava di fare qualcosa.
Sapendo benissimo che non potevo, mi chiedeva di riportarle la sua bambina.
Mi inginocchiai di nuovo, tanto per non restare con le mani in mano. Sapevo che era perfettamente inutile. Rimasi a lungo accucciato a fissare il pavimento sotto il divano. Completamente al buio.
Chris, lei... lei dorme per terra disse Ruth, con le parole che uscivano a fatica dalle sue labbra senza pi colore. Non sentir freddo?
Io...
Non mi venne fuori altro. Che potevo dirle? No, non  per terra. Come facevo a saperlo?
Sentivo Tina respirare e russare sommessamente sul pavimento, ma non potevo n vederla n toccarla.
Era sparita ma non era sparita. La mia mente faceva i salti mortali per cercare di razionalizzare quel concetto. Per cercare di adattarsi in qualche modo a quella situazione incomprensibile. Cera da perdere il senno.
Tesoro, ... non  l dissi. Voglio dire... non  sul pavimento.
Ma...
Lo so, lo so... Alzai le mani e mi strinsi nelle spalle, sconfitto. Non credo che senta freddo,
amore aggiunsi, nel modo pi dolce e persuasivo che mi fu possibile.
Lei cominci a dire qualcosa, ma sinterruppe subito. Non cera niente da dire. Mancavano le
parole.
Sedemmo nella stanza silenziosa in attesa che arrivasse Bill. Gli avevo telefonato perch  un
ingegnere del Cal Tech, uno dei responsabili della Lockheed nella valle. Non so perch mi sia venuto
in mente che poteva aiutarci, ma lho chiamato. Probabilmente avrei chiamato chiunque, tanto per
avere qualcuno che ci desse una mano. Quando sono in pena per i loro figli, i genitori diventano
davvero degli esseri inutili.
Prima che arrivasse Bill, Ruth si inginocchi di nuovo accanto al divano e cominci a tastare
con le mani sul pavimento.
Tina, svegliati! grid, colta da unaltra ondata di terrore. Svegliati!
Tesoro, a che serve? le chiesi.
Lei mi guard con occhi senza espressione e cap che non serviva a niente.
Sentii Bill sui gradini e arrivai alla porta prima che lui suonasse. Entr in silenzio, si guard
intorno e salut Ruth con un breve sorriso. Gli presi il cappotto. Sotto aveva ancora il pigiama.
Che succede, ragazzo mio? si affrett a chiedermi.
Gli raccontai tutto, nel modo pi rapido e chiaro che mi fu possibile. Lui si mise in ginocchio e
controll a sua volta. Tast dappertutto sotto il divano e quando sent il respiro calmo e regolare di Tina
vidi che aggrottava la fronte.
Si rimise in piedi.
Allora? gli chiesi.
Lui scosse la testa. Mio dio mormor.
Lo guardammo entrambi. Allesterno Mack continuava a graffiare la porta e a uggiolare.
Dov? chiese di nuovo Ruth. Bill, sto per impazzire.
Non ti agitare disse lui. Io mi avvicinai a Ruth e labbracciai. Tremava tutta.
Si sente respirare disse Bill.  un respiro normale. Significa che sta bene.
Ma dov? gli domandai. Non riusciamo a vederla, nemmeno a toccarla.
Non lo so rispose Bill, e torn a inginocchiarsi.
Chris,  meglio se fai entrare Mack disse Ruth, preoccupandosi per un momento del cane.
Altrimenti sveglier tutti i vicini.
Daccordo, lo faccio entrare dissi, e continuai a osservare Bill.
Sar il caso di chiamare la polizia? gli chiesi. Tu pensi...
No, no, sarebbe inutile disse lui. Qui non si tratta... Scosse la testa, quasi volesse scrollarsi
di dosso tutto ci che aveva accettato fino a quel momento. Non  un caso da polizia concluse.
Chris, sveglier tutti...
Mi diressi verso la porta finestra per fare entrare Mack.
Aspetta un momento disse Bill e io mi girai di scatto, con il cuore che aveva ripreso a
battermi forte.
Bill era per met sotto il divano, intento ad ascoltare.
Bill, che cosa...? cominciai.
Sssh!
Restammo entrambi in silenzio. Bill rest per qualche altro secondo accucciato a terra, poi si
alz, con unespressione vuota sul volto.
Non riesco a sentirla disse.
Oh, no!
Ruth si lasci cadere sul divano.
Tina! Oddio, ma dov?
Bill stava esaminando la stanza. Lo seguii con lo sguardo, poi vidi Ruth accasciata sul divano,
stravolta dal terrore.
Ascoltate disse Bill. Voi sentite niente?
Ruth alz gli occhi. Sentire... cosa?
Muovetevi per la stanza disse Bill. Vedete se sentite qualcosa.
Ruth e io ci muovemmo per la stanza come robot, senza avere la minima idea di quello che
facevamo. Non cera un rumore, a parte Mack che continuava a grattare la porta e a guaire. Digrignai i
denti e borbottai un: Zitto! mentre passavo accanto alla porta del balcone. Per un secondo mi
attravers il cervello la vaga idea che Mack sapesse qualcosa di Tina. Le aveva sempre voluto un gran
bene.
Poi Bill and nellangolo dove cera larmadio, si mise in punta di piedi e tese le orecchie. Si
accorse che lo guardavamo e ci indic a gesti di avvicinarci. Attraversammo velocemente il tappeto e
fummo accanto a lui.
Ascoltate disse in un sussurro. Ascoltammo.
Allinizio non sentimmo nulla, poi Ruth boccheggi, e nessuno dei due riusc a liberare il fiato.
Nellangolo in alto, dove il soffitto incontrava le pareti, sentimmo Tina che dormiva
tranquillamente.
Ruth alz gli occhi, pallida come un cencio, completamente perduta.
Bill, ma che... dissi, senza riuscire a finire la domanda.
Bill si limit a scuotere lentamente la testa. Poi allimprovviso alz la mano e tutti restammo immobili, di nuovo con il cuore in gola.
Il suono non cera pi.
Ruth cominci a singhiozzare disperata. Tina.
Si allontan dallangolo.
Dobbiamo trovarla disse fra i singhiozzi. Vi prego.
Corremmo per la stanza a casaccio, nel tentativo di sentire di nuovo il suo respiro. La faccia di Ruth, rigata di lacrime, era una maschera di terrore.
Questa volta fui io a trovarla.
Sotto il televisore.
Ci inginocchiammo tutti e tendemmo le orecchie. La sentimmo mormorare qualcosa fra s e s, e muoversi nel sonno.
Voglio la mia bambola farfugli.
Tina!
Strinsi fra le braccia il corpo tremante di Ruth e cercai di calmarla, senza successo. Anchio mi
sentivo la gola stretta, e il cuore che batteva irregolarmente, e non riuscivo a controllarmi. Le
accarezzai la schiena con le mani sudate e tremanti.
Per lamor del cielo, ma che succede? chiese Ruth, ma la sua non era una vera domanda.
Bill mi aiut a portarla fino a una sedia vicino al giradischi. Poi rimase a tormentarsi sul
tappeto, mordendosi furiosamente le nocche, come lo avevo visto fare quando era alle prese con un
problema di difficile soluzione.
Guard su, fece per dire qualcosa, poi tacque e si gir verso la porta.
Faccio entrare il cane disse. Sta facendo un rumore dinferno.
Non hai idea di cosa pu esserle accaduto? gli chiesi.
Bill...? si aggiunse Ruth, con voce implorante.
Credo che si trovi in unaltra dimensione disse Bill, e apr la porta.
Quello che successe dopo fu cos rapido che non potemmo fare nulla per evitarlo.
Mack si precipit come una furia, uggiolando, e punt dritto verso il divano.
Lui sa! strill Bill e si lanci dietro il cane.
Poi avvenne la parte pi incredibile. Un attimo prima Mack scivolava sotto il divano in un
turbine di orecchie, artigli e coda. Lattimo dopo era sparito... sparito, proprio cos. Scomparso,
cancellato dallesistenza. Restammo tutti a tre a bocca spalancata.
Poi sentii Bill che diceva: S. S.
S cosa? In quel momento non sapevo nemmeno dove mi trovavo.
La bambina  in unaltra dimensione.
Ma di che stai parlando? dissi in un tono angosciato, quasi adirato. Non capita spesso di
sentire discorsi del genere.
Siediti mi disse.
Sedermi? Ma non c niente che possiamo fare?
Bill rivolse unocchiata frettolosa a Ruth. Lei sembrava sapere quello che avrebbe detto.
Non lo so se c qualcosa fu quanto disse.
Mi accasciai sul divano.
Bill dissi. Pronunciai il suo nome, e basta.
Lui gesticol, sconfortato.
Ragazzo mio rispose. Tutto questo mi coglie impreparato quanto te. Non so nemmeno se
ho ragione o no, ma non mi viene in mente nientaltro. Credo che in qualche modo sia andata a finire in
unaltra dimensione, probabilmente la quarta. Mack, che pu fiutarla, lha seguita l dentro. Ma come
ci sono finiti... questo non lo so. Ho guardato sotto il divano, come voi. Avete visto niente?
Lo guardai. Sapeva la risposta senza che gliela dessi.
Unaltra... dimensione? disse Ruth con voce tesa. La voce di una madre alla quale hanno
appena detto che sua figlia  persa per sempre.
Bill cominci a passeggiare, picchiandosi il pugno sulla mano.
Dannazione, dannazione borbott. Come pu succedere una cosa del genere?
Poi, mentre ce ne stavamo seduti come istupiditi, ascoltando lui con un orecchio e ogni
minimo suono della nostra bambina con laltro, Bill parl. Non proprio a noi, in effetti. A s stesso, per
tentare di collocare il problema nella giusta prospettiva.
Uno spazio a una dimensione, una linea disse, pronunciando le parole in modo concitato.
Uno spazio a due dimensioni, un numero infinito di linee... un numero infinito di spazi a una
dimensione. Uno spazio a tre dimensioni, un numero infinito di piani... un numero infinito di spazi a
due dimensioni. Ora il fattore base... il fattore base...
Picchi ancora il pugno contro il palmo della mano e guard il soffitto. Poi ricominci,
stavolta pi lentamente.
Ogni punto in ciascuna dimensione  una sezione di una linea nella dimensione successiva.
Tutti i punti di una linea sono sezioni delle linee perpendicolari che trasformano la linea in un piano.
Tutti i punti di un piano sono sezioni delle linee perpendicolari che trasformano un piano in un solido.
Questo significa che nella terza dimensione...
Bill, per lamor del cielo! sbott Ruth. Possiamo fare qualcosa? C mia figlia, l dentro.
Bill aveva perso il filo del ragionamento. Scosse la testa.
Ruth, io non...
Allora mi alzai e tornai ad acquattarmi sul pavimento, strisciando sotto il divano. Dovevo
trovarla! Cercai, frugai, ascoltai fino a quando il silenzio divenne quasi assordante. Niente.
Mi raddrizzai allimprovviso e sbattei la testa, sentendo Mack che mi abbaiava nellorecchio.
Bill si precipit accanto a me, ansimando forte.
Santo cielo borbott quasi irritato. Di tutti i dannati posti del mondo...
Se... se lentrata  qui, farfugliai come mai sentiamo la sua voce e il suo respiro per tutta la
stanza?
Be, se si  spostata oltre leffetto della terza dimensione e si trova interamente nella quarta...
allora noi possiamo avere la sensazione che si muova dappertutto. Magari si trova in un singolo punto
della quarta dimensione, ma a noi...
Non fin la frase.
Mack stava uggiolando. Ma, cosa pi importante, Tina aveva ricominciato a farsi sentire.
Proprio vicino alle nostre orecchie.
Lha riportata indietro! esclam Bill tutto eccitato. Amico mio, quel cane  in gamba!
Cominci a dimenarsi, a cercare, a toccare, a rovistare nellaria vuota.
Dobbiamo trovarlo! disse. Dobbiamo infilarci l e tirarli fuori. Dio solo sa quanto durer
questa sacca dimensionale.
Cosa? Sentii Ruth che boccheggiava, e poi scoppiava a piangere. Tina, dove sei? Sono la
tua mamma.
Stavo per farle notare che era inutile, ma in quel momento Tina rispose.
Mamma, mamma! Dove sei, mamma?
Poi i guaiti di Mack e il pianto rabbioso di Tina.
Sta cercando di spostarsi per trovare Ruth disse Bill. Ma Mack non glielo permette. Non so
come, ma sembra sapere dove si trova il punto di congiunzione.
Ma dove sono, per lamor del cielo? sbottai in un impeto di rabbia.
E andai a infilarmi proprio in quel dannato buco.
Finch vivr non riuscir mai a descrivere comera fatto. Ci provo.
Era nero, s... per me. Eppure sembrava che ci fossero milioni di luci. Ma appena ne guardavo
una, quella scompariva. Le vedevo solo con la coda dellocchio. Tina, dissi dove sei? Rispondimi, ti
prego!
E sentii la mia voce che echeggiava milioni di volte, le parole che si ripetevano allinfinito,
senza mai smettere ma spostandosi, come se fossero vive e in movimento. E quando muovevo la mano,
quel gesto produceva un suono sibilante che a sua volta dava vita a echi multipli, e si allontanava come
uno sciame di insetti che svolazzasse nella notte.
Tina!
Leco della mia voce mi feriva le orecchie.
Chris, la senti? mi giunse una voce. Ma era davvero una voce... o forse un pensiero?
Poi qualcosa di umido mi sfior una mano e io sobbalzai.
Mack.
Mi mossi freneticamente per toccarli, e ogni movimento generava un ronzio di echi
nelloscurit vibrante, fino a quando mi sembr di essere circondato da una moltitudine di uccelli che
svolazzavano e sbattevano follemente le ali dentro la mia testa. Mi sentivo il cervello gravato da una
pressione crescente.
Poi toccai Tina. Dico che la toccai, ma credo che se non fosse stata mia figlia, e se in qualche
modo non avessi saputo che era lei, non avrei avuto la sensazione di toccare qualcosa. Non era una
forma nel senso che intendiamo noi nella terza dimensione. Ma lasciamo perdere, non voglio
addentrarmi in particolari.
Tina bisbigliai. Tina, piccola.
Pap, ho paura del buio disse lei con una vocetta debolissima, e Mack uggiol.
A quel punto avevo paura del buio anchio, perch mi era venuta in mente una cosa.
Come sarei riuscito a fare uscire tutti?
Poi torn il pensiero, quello che veniva da fuori: Chris, li hai trovati?
Li ho trovati gridai.
E Bill mi afferr le gambe (che, come venni a sapere in seguito, sporgevano ancora nella terza
dimensione) e mi riport alla realt con una bambina e un cane fra le braccia, e un ricordo che
preferirei non avere.
Uscimmo tutti insieme da sotto il divano; io sbattei anche la testa e per poco non mi misi fuori
combattimento da solo. Poi, in successione, venni abbracciato da Ruth, baciato dal cane e aiutato a
rimettermi in piedi da Bill. Mack ci saltellava addosso abbaiando e scodinzolando.
Quando mi fui ripreso notai che Bill aveva fissato delle assi di legno tuttintorno al divano.
Tanto per non correre rischi disse.
Annuii debolmente. Ruth torn dalla camera da letto.
Dov Tina? le chiesi automaticamente, mentre sgradevoli residui di ricordi mi
tormentavano il cervello.
Nel nostro letto rispose lei. Credo che non ci dar fastidio, per una notte.
Scossi la testa.
Non credo proprio dissi.
Poi mi girai verso Bill.
Senti gli chiesi. Che diavolo  successo?
Be, disse lui con una smorfia te lho detto. La terza dimensione  appena un gradino sotto
la quarta. In particolare, ogni punto nel nostro spazio  una sezione di una linea perpendicolare rispetto
a ogni punto della quarta dimensione. Non sarebbero paralleli... per noi. Ma se un numero sufficiente di
questi punti in unarea  parallelo in entrambe le dimensioni... si pu in teoria formare un corridoio di
collegamento.
Intendi dire...
 questa la parte pi folle disse lui. Fra tutti i posti del mondo, proprio qui, sotto il divano,
c unarea di punti che sono sezioni di linee parallele... in tutte e due le dimensioni. Formano un
corridoio che si apre sullo spazio successivo.
O un buco dissi.
Bill sembrava contrariato.
Tanti bei ragionamenti disse ma c voluto un cane per tirarla fuori.
Feci una specie di grugnito.
 tutto tuo dissi.
E chi lo vuole? ribatt lui.
Che mi dici del suono?
Lo chiedi a me?
Ecco come sono andate le cose. Naturalmente Bill lo ha raccontato agli amici del Cal Tech, e
lappartamento  stato invaso per un mese da fisici ricercatori. Ma non hanno trovato niente. Hanno
detto che quella cosa non cera pi. Qualcuno ha detto di peggio.
Comunque, tanto per stare tranquilli, quando siamo tornati da casa di mia madre dove ci
eravamo rifugiati durante lassedio degli scienziati, abbiamo spostato il divano dalla parte opposta della
stanza e al suo posto abbiamo messo il televisore.
Cos una sera ci capiter magari di sentire Arthur Godfrey che ridacchia da unaltra
dimensione. Magari appartiene proprio a quella.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Una chiamata da lontano.
...
.
...
Titolo originale: Long Distance Call. 1953.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Poco prima che squillasse il telefono, una raffica di vento schiant lalbero di fronte alla sua
finestra, e svegli bruscamente la signorina Keene da un sonno pieno di sogni. Si tir su ansimando e
stringendo fra le fragili mani le lenzuola annodate. Dentro il petto magro il cuore pulsava forte, e il
sangue solitamente pigro circolava pi rapido del consueto. Rest seduta, muta e immobile, con gli
occhi che fissavano la notte.
Dopo un secondo il telefono squill di nuovo.
Chi sar mai? La domanda le si form nel cervello senza che lei lo volesse. La mano scarna brancol nel buio, le dita frugarono per un istante e poi Elva Keene port allorecchio la cornetta fredda.
Pronto disse.
Di fuori un tuono che sembrava un colpo di cannone scosse la notte, facendo fremere le gambe
paralizzate della signorina Keene. Non ho sentito la voce, si disse. Il tuono lha coperta.
Pronto ripet.
Non sent nulla; attese comunque, incuriosita ma ancora poco reattiva. Poi ripet per la terza
volta: Prooonto con voce gi meno sicura. Il fulmine colp di nuovo.
Ancora nessuna voce, nemmeno il rumore di un telefono che veniva riattaccato. Allung la
mano tremante e sbatt gi la cornetta con un gesto irritato.
Maleducato farfugli, lasciandosi cadere pesantemente sul cuscino. La schiena inferma le
doleva gi per lo sforzo di stare eretta.
Si lasci sfuggire un sospiro di sfinimento. Adesso avrebbe dovuto ricominciare daccapo la
logorante procedura di riprendere sonno: ricomporre i muscoli spossati, ignorare il dolore strisciante
alle gambe, affrontare una lotta impari e sfibrante per chiudere il rubinetto del cervello e impedire ai
pensieri indesiderati di gocciolarvi dentro. Oh, be, tanto doveva farlo. Linfermiera Philips insisteva
sempre sulla necessit del riposo. Elva Keene emise un respiro lento e profondo, si tir le coperte fino
al mento e si diede da fare per riaddormentarsi.
Inutile.
Apr gli occhi, si gir verso la finestra e vide il temporale che si allontanava, muovendosi sui
fulmini come se fossero gambe. Perch non riesco a dormire?, rimugin. Perch devo sempre
restarmene sveglia in questo modo?
Ma gi conosceva la risposta. Quando si vive una vita cos opaca, anche il pi piccolo
elemento di novit sembra molto eccitante. E la vita, per la signorina Keene, consisteva nella triste
ripetitivit dello stare sdraiata o appoggiata sui cuscini, a leggere i libri che linfermiera Phillips le
portava dalla biblioteca comunale, a nutrirsi, riposare, curarsi, ascoltare la minuscola radio... e
aspettare, aspettare che succedesse qualcosa di diverso.
Come una telefonata che non era una telefonata.
Non aveva sentito il rumore della cornetta appoggiata sulla forcella. La signorina Keene non
riusciva a capire. Perch mai qualcuno doveva chiamarla per poi ascoltarla in silenzio mentre ripeteva
pronto? Ma era poi sicura che qualcuno avesse davvero chiamato?
Cap in ritardo che avrebbe dovuto restare in ascolto finch laltro non si fosse stancato dello
scherzo e avesse interrotto la comunicazione. Avrebbe dovuto farsi coraggio e insultarlo, per quella
stupida telefonata a una donna paralizzata nel cuore di una notte tempestosa. E a quel punto, se cera
qualcuno allaltro capo del filo, chiunque fosse, sarebbe rimasto mortificato dalle sue parole irate e...
Ma certo.
Lo disse a voce alta, nel buio, sottolineando laffermazione con un rumorino della bocca che
rivelava allo stesso tempo sollievo e irritazione. Ma certo, mancava la linea. Qualcuno aveva cercato di
mettersi in contatto con lei, forse linfermiera Philips, per accertarsi che stesse bene. Poi, in un modo o
nellaltro, il contatto doveva essersi interrotto, facendo squillare il suo telefono ma senza consentire
alcuna comunicazione verbale. Ma certo, doveva essere proprio cos.
La signorina Keene annu una volta e chiuse lentamente gli occhi. E adesso dormi, si disse. In
lontananza, ai confini della contea, il temporale si stava schiarendo rumorosamente la gola. Spero che
nessuno si stia preoccupando, pens Elva Keene. Sarebbe spiacevole.
Era ancora immersa nei suoi pensieri quando il telefono squill di nuovo.
Ecco, si disse, stanno tentando ancora di chiamare. Si affrett ad allungare la mano verso
lapparecchio, trov la cornetta e se la port allorecchio.
Pronto disse.
Silenzio.
Le si contrasse la gola. Naturalmente sapeva come stavano le cose, ma non le piaceva lo
stesso, non le piaceva affatto.
Pronto? ripet, esitante, con il forte dubbio che stesse sprecando fiato.
Non ci fu risposta. Attese un attimo, poi parl per la terza volta, ora un po pi impaziente. Il
suo tono stridulo echeggi nella stanza buia. Pronto!
Niente. La signorina Keene prov limpulso improvviso di gettare via la cornetta. Soffoc quel
curioso istinto... no, doveva aspettare, aspettare e ascoltare se qualcuno riattaccava dallaltra parte.
Cos aspett.
Adesso la stanza era silenziosa, ma Elva Keene continu a tendere lorecchio; magari il suono
di una linea che veniva interrotta o il ronzio che di solito lo seguiva. Il suo petto si alzava e si
abbassava lentamente. Chiuse gli occhi per concentrarsi, poi li riapr e batt le palpebre nel buio. Dal
telefono non proveniva nessun suono, non un clic, non un fruscio, nemmeno lo scatto del telefono
riabbassato.
Pronto! grid allimprovviso, poi sbatt gi la cornetta.
Manc il bersaglio. La cornetta cadde e rimbalz sul tappeto. La signorina Keene accese
nervosamente la lampada, socchiudendo gli occhi quando la luce odiosa le fer la vista. Si pieg subito
di lato e cerc di afferrare la cornetta silenziosa.
Ma per quanto si allungasse non riusc a raggiungerla e le sue gambe storpie le impedivano di
alzarsi. Prov un senso di soffocamento. Buon dio, doveva lasciarla l tutta la notte, silenziosa e
ingannevole?
A quel punto ricord: allung di scatto la mano e premette la forcella. Sul pavimento la
cornetta fece clic e ricominci a emettere il suo consueto rumore. Elva Keene deglut e respir a fondo
mentre tornava a sdraiarsi contro il cuscino.
Allora cerc ogni aggancio con la razionalit per combattere il panico. Tutto questo  ridicolo,
pens. Agitarsi per un incidente cos banale e facilmente spiegabile. Tutta colpa del temporale, del
buio e del modo brusco in cui mi sono svegliata. (Ma che cos, poi, che mi ha svegliata?) Tutto questo
aggiunto allesasperante monotonia della mia vita. S,  stato brutto, molto brutto. Ma non era stato
lincidente a metterla in agitazione. Era stata la sua reazione.
La signorina Elva Keene si costrinse a evitare ulteriori riflessioni. Adesso devo dormire, ordin
al suo corpo, preda di un capriccioso tremore. Simmobilizz e cerc di rilassarsi. Sentiva provenire dal
pavimento il suono del telefono, simile al ronzio di uno sciame di api lontane. Lo ignor.
La mattina dopo, di buonora, quando linfermiera Philips ebbe portato via i piatti della
colazione, Elva Keene chiam la compagnia dei telefoni.
Sono la signorina Elva disse alla centralinista.
Oh, s, signorina Elva replic la donna, una certa signorina Finch. Posso esserle utile?
Stanotte il mio telefono ha squillato due volte aggiunse Elva Keene ma quando ho risposto
nessuno ha parlato. E non ho sentito mettere gi la cornetta. Non ho sentito nemmeno il segnale di
linea... solo silenzio.
Be, le dir una cosa, signorina Keene le spieg la voce allegra della signorina Finch. Il
temporale di stanotte ci ha creato un sacco di problemi. Siamo inondati da richieste per linee interrotte
e collegamenti difettosi. Secondo me lei  gi fortunata che il suo telefono funzioni.
Allora lei pensa che si sia trattato di un collegamento difettoso? chiese subito la signorina
Keene. Causato dal temporale?
Oh, certo, signorina Elva, nientaltro.
Crede che potr capitare di nuovo?
Oh, pu darsi rispose la signorina Finch. Pu darsi che capiti di nuovo. Non saprei cosa
dirle con precisione, signorina Elva. Ma se succedesse, mi richiami e far venire uno dei nostri tecnici a
controllare.
Va bene disse la signorina Elva. Grazie, cara.
Rest abbandonata sul letto per tutta la mattina in una specie di rilassato languore. Ci si sente
soddisfatti, pens, quando si risolve un mistero, per quanto piccolo come questo.  stato un violento
temporale che ha disturbato il collegamento. E non c da stupirsi, visto che ha buttato gi quella
vecchia quercia a fianco della casa.  stato quello il rumore che mi ha svegliata, naturalmente, e mi 
dispiaciuto tanto per quellalbero a cui ero cos affezionata. Nei caldi mesi estivi dava una bella ombra
alla casa. Oh, be, ma forse devo ringraziare il cielo che lalbero sia caduto sulla strada e non addosso
alla casa.
Il giorno trascorse senza sussulti in occupazioni non esaltanti: mangiare, leggere Angela
Thirkell, la posta (due volantini pubblicitari gettati via subito e la bolletta della luce), oltre a qualche
scambio di parole con linfermiera Philips. La vita era tornata del tutto normale, al punto che, quando
quella sera il telefono squill presto, lei lo sollev senza nemmeno pensarci.
Pronto disse.
Silenzio.
Per un attimo ripens alla notte prima. Poi chiam linfermiera Philips.
Che c? chiese quellarmadio di donna mentre arrancava lungo il tappeto della camera da
letto.
 quello di cui le parlavo rispose Elva Keene, porgendole il telefono. Ascolti.
Linfermiera Philips prese la cornetta e lappoggi allorecchio, scostando le ciocche grigie. Il
suo volto placido rimase placido. Non c nessuno comment.
Proprio cos disse la signorina Keene. Adesso si limiti ad ascoltare e cerchi di sentire se
qualcuno riattacca. Sono sicura di no.
Linfermiera Philips ascolt per qualche secondo, poi scosse la testa. Non sento niente disse
e riattacc.
Oh, aspetti! si affrett a dire la signorina Keene. Be, non importa aggiunse poi, quando si
accorse che era troppo tardi. Se succeder ancora, chiamer la signorina Finch e mi manderanno un
tecnico per dare una controllata.
Capisco disse linfermiera e se ne torn in salotto.
Linfermiera Philips se ne and alle otto lasciando sul comodino, come al solito, una mela, un
dolce, un bicchiere dacqua e la boccetta delle pillole. Sprimacci i cuscini dietro la fragile schiena
della signorina Keene, sistem la radio e il telefono un po pi vicini al letto, si guard intorno
compiaciuta e si diresse verso la porta, dicendo: Ci vediamo domani.
Erano trascorsi appena quindici minuti quando il telefono squill. La signorina Keene sollev
subito la cornetta. Questa volta non si prese la briga di dire nulla... si limit a restare in ascolto.
Allinizio fu come le altre volte... un silenzio totale. Stette in ascolto pi a lungo del solito,
impaziente. Poi, mentre stava per riattaccare, sent un suono. Un muscolo le guizz sulla guancia,
mentre si affrettava a riavvicinare il telefono allorecchio.
Pronto? chiese, nervosa.
Un mormorio, un ronzio ovattato, una specie di fruscio: che cosera? La signorina Keene
strinse forte gli occhi e ascolt con la massima attenzione, ma non riusc a identificare quel suono; era
troppo leggero, troppo indefinito. Da una vibrazione lamentosa divenne unemissione daria e poi un
sibilo gorgogliante. Devessere il rumore della linea, pens.  un rumore prodotto dal telefono stesso.
Magari un cavo agitato dal vento chiss dove, magari...
Poi smise di pensare. Smise di respirare. Il suono era cessato. Ancora una volta era il silenzio a
riempirle le orecchie. Sent i battiti del suo cuore, e le pareti della gola che si chiudevano. Oh, tutto
questo  ridicolo, si disse. Ci sono gi passata...  stato il temporale, il temporale!
Si lasci andare contro i cuscini, con la cornetta premuta sullorecchio, respirando
nervosamente dal naso. Avvertiva un terrore irrazionale che montava come una marea dentro di lei,
malgrado ogni suo sforzo di trovare spiegazioni logiche. La sua mente continuava a fallire la presa sul
trespolo scivoloso della ragione, e lei sprofondava sempre pi.
Tremava vistosamente quando il rumore ricominci. Non poteva trattarsi di suoni umani, lo
sapeva, eppure cera qualcosa in essi, una specie di cadenza, di ordine quasi identificabile...
Le tremavano anche le labbra e un gemito cominci a prenderle forma nella gola. Ma non
riusciva ad abbassare il telefono, proprio non ci riusciva. Quei suoni avevano un effetto ipnotico su di
lei. Se si trattasse del vento che aumentava o diminuiva dintensit, o di qualche meccanismo che non
funzionava a dovere, lei non lo sapeva. Sapeva solo che non riusciva a staccarsene.
Pronto? disse, con voce tremante.
I suoni aumentarono dintensit. Le vibrarono nel cervello, scuotendolo.
Pronto! url.
P-r-o-n-t-o rispose una voce dallaltra parte. Poi la signorina Keene perse i sensi.
 sicura che qualcuno abbia detto pronto? chiese la signorina Finch a Elva Keene, al
telefono. Pu essere stato il collegamento, lo sa.
Le ripeto che era un uomo! grid la donna, che non riusciva a frenare il tremito. Era lo
stesso uomo che mi ascoltava mentre dicevo pronto, pronto, pronto senza rispondermi mai. Lo stesso
che faceva quei terribili rumori al telefono!
La signorina Finch si schiar educatamente la gola. Be, mander qualcuno a controllare la
linea, signorina Elva, appena possibile. Naturalmente adesso i tecnici sono impegnatissimi a riparare i
danni provocati dal temporale, ma appena si libera...
E che devo fare se questo... se questa persona richiama?
Riattacchi e basta, signorina Elva.
Ma continua a chiamare!
Bene. Laffabilit della signorina Finch venne un po meno. Allora perch non cerca di
scoprire chi , signorina Elva? Se ci riesce, possiamo intervenire subito, capisce, e...
Una volta terminata la conversazione, la signorina Keene si sdrai contro i cuscini, tuttaltro
che rilassata, ascoltando linfermiera Philips che canticchiava tragiche canzoni damore mentre lavava i
piatti della colazione. Era chiaro che la signorina Finch non credeva alla sua storia. Pensava che lei
fosse una vecchia isterica, vittima di unimmaginazione troppo fervida. Be, si sarebbe accorta che le
cose non stavano cos.
Continuer a chiamarla finch non mi creder disse irritata allinfermiera Philips poco prima
del riposino pomeridiano.
Lo faccia pure rispose linfermiera. Ma prima prenda la sua pillola e si metta gi.
La signorina Keene si abbandon a un silenzio immusonito. Le mani, segnate da vene in
rilievo, erano tese lungo i fianchi. Erano le due e dieci e, a parte il russare gorgogliante dellinfermiera
Philips nella camera accanto, era un pomeriggio di ottobre assolutamente silenzioso. Mi fa infuriare
lidea, pens Elva Keene, che nessuno voglia prendermi sul serio. Be  e strinse forte le labbra sottili
 la prossima volta che telefona qualcuno mi accerter che linfermiera Philips ascolti fino a quando
non sentir qualcosa.
Il telefono squill proprio in quel momento.
La signorina Keene sent un tremore gelido che si diffondeva per tutto il corpo. Anche in pieno
giorno, con i raggi del sole che illuminavano la sovraccoperta a fiori, quel rumore stridulo la spavent.
Affond i denti finti nel labbro inferiore per non perdere il controllo. Devo rispondere?, si domand e
poi, prima ancora di poter pensare a una risposta, la sua mano afferr la cornetta. Un respiro profondo,
irregolare; la donna port lentamente il telefono allorecchio. Disse: Pronto?
La voce rispose Pronto?, vuota e senzanima.
Chi ? chiese la signorina Keene, cercando di liberare la gola.
Pronto?
Chi parla, per favore?
Pronto?
C qualcuno?
Pronto?
La prego...!
Pronto?
La signorina Keene sbatt gi la cornetta e giacque sul letto, tremando vistosamente e incapace
di riprendere fiato. Che cos?, domandava implorante la sua mente. In nome di dio, che cos?
Margaret! grid. Margaret!
Nellaltra stanza linfermiera Philips si svegli con un grugnito e cominci a tossire.
Margaret, per favore...!
Elva Keene sent la donna corpulenta che si alzava e ciabattava lungo il salotto. Devo
riprendermi, si disse Elva Keene, dandosi degli schiaffetti sulle guance febbricitanti. Devo spiegarle
esattamente quello che  successo, in ogni dettaglio.
Che cosa c? borbott linfermiera. Le fa male lo stomaco?
Quando la signorina Keene cerc di deglutire, le sembr che la gola le si chiudesse. Ha
chiamato di nuovo disse con un filo di voce.
Chi?
Quelluomo!
Quale uomo?
Quello che continua a telefonare! rispose lei. Mi dice sempre pronto, pronto. Solo questo...
pronto, pronto, pro...
Adesso basta la redargu linfermiera Philips, guardandola stolidamente. Si metta gi e...
Io non voglio mettermi gi! replic lei, esasperata. Voglio sapere chi  questa persona
orribile che continua a spaventarmi!
Adesso non si agiti lammon linfermiera Philips. Lo sa che poi anche il suo stomaco ne
risente.
La signorina Keene cominci a singhiozzare sconsolata. Ho paura. Ho paura di lui. Perch
continua a telefonarmi?
Linfermiera Philips stava in piedi accanto al letto e la fissava con lindolente espressione di un
bue. Insomma, che cosa le ha detto la signorina Finch? le chiese a bassa voce.
Le labbra tremanti della signorina Philips non riuscirono a formulare una risposta.
Non le ha detto che  il collegamento? insist linfermiera, in tono suadente.  vero o no?
Ma non  il collegamento!  un uomo, un uomo!
Linfermiera Philips emise un respiro paziente. Se  un uomo disse riattacchi subito. Non
deve parlare con lui. Riattacchi il telefono e basta.  cos difficile?
La signorina Keene chiuse gli occhi lucidi di lacrime e pieg le labbra a forza in una linea
irregolare. Nella sua mente echeggiava ancora la voce sommessa e amorfa delluomo, con
quellinflessione sempre uguale, che non rispondeva mai alle sue domande e si limitava a ripetere
allinfinito il suo pronto, pronto con dolente apatia. Facendola tremare fin nel profondo del cuore.
Guardi disse linfermiera Philips.
Apr gli occhi e vide limmagine indistinta dellinfermiera che appoggiava la cornetta sul
comodino.
Ecco le disse adesso nessuno pu pi chiamare. Lo lasci cos. Se le serve qualcosa deve
solo fare il numero. Adesso  tutto a posto, vero?
La signorina Keene fiss linfermiera con aria avvilita. Poi, dopo un attimo, annu una volta
sola. Controvoglia.
Giaceva nella stanza buia, e il suono della linea telefonica le ronzava nelle orecchie. La teneva
sveglia. O sono io che me ne voglio convincere?, si domand. Mi tiene davvero sveglia? La prima notte
non ho forse dormito con la cornetta staccata dalla forcella? No, non  quel suono,  qualcosaltro.
Chiuse gli occhi, cocciuta. Non ascolter, si disse. Non ascolter. Respir la notte a piccole
sorsate. Ma loscurit non le riempiva il cervello e non scacciava quel suono.
La signorina Keene tast il letto finch non trov la giacca. La distese sulla cornetta e fasci
pi volte quelloggetto nero e liscio. Poi torn a sdraiarsi, con il petto rigido e dolorante. Dormir, si
impose, dormir.
Lo sentiva ancora.
Il suo corpo si tese e, dimpulso, liber la cornetta dalla sua spessa fasciatura e la sbatt
rabbiosamente sulla forcella. Il silenzio invase la stanza, rilassandola. La signorina Keene ricadde
contro il cuscino con un piccolo gemito. E adesso dormiamo, si disse.
Il telefono squill.
Si sent soffocare. Lo squillo sembrava penetrare nelloscurit, era come una nuvola che la
circondava facendole vibrare dolorosamente le orecchie. Allung la mano per rimettere la cornetta sul
comodino, poi la ritrasse con un sussulto, rendendosi conto che in quel modo avrebbe nuovamente
sentito la voce di quelluomo.
La gola le pulsava nervosamente. Quello che far, si disse, quello che far sar afferrare la
cornetta in modo rapido, rapidissimo, metterla sul comodino e poi premere sulla forcella in modo da
interrompere la comunicazione. S,  proprio questo che far.
Si tese e sporse la mano cautamente fino a toccare il telefono. Poi, prendendo fiato, mise in
atto il suo piano: tacit lo squillo, protese subito la mano verso la forcella e...
E si blocc, impietrita, quando la voce delluomo trafisse loscurit e le raggiunse le orecchie.
Dove si trova? le domand. Voglio parlare con lei.
Dita ghiacciate artigliarono il petto tremante della signorina Keene. Rimase l, immobile,
incapace di sottrarsi al suono di quella voce cupa e inespressiva che continuava a chiedere: Dove si
trova? Voglio parlare con lei.
Un suono proruppe dalla gola della donna, un suono flebile e palpitante.
E luomo disse ancora: Dove si trova? Voglio parlare con lei.
No, no singhiozz la signorina Keene.
Dove si trova? Voglio...
Schiacci la forcella con le dita rigide ed esangui. La tenne gi per cinque minuti, prima di
liberarla.
Le dico che non ce la faccio pi!
La voce della signorina Keene sembrava emessa da un nastro sfilacciato. Sedeva impettita sul
letto, cercando di sfogare la rabbia e lo spavento sui forellini della cornetta.
Intende dire che ha riattaccato e che quelluomo chiama ancora? le domand la signorina
Finch.
Glielho gi detto! sbott Elva Keene. Ho dovuto lasciare staccata la cornetta per tutta la
notte, cos non avrebbe potuto chiamare, ma poi il suono della linea mi teneva sveglia. Non ho chiuso
occhio! Adesso voglio che questa linea venga controllata, mi ha sentito? Voglio che questa cosa
orribile finisca!
I suoi occhi erano come due sassi, neri e duri. Per poco il telefono non le scivol dalle dita
tremanti.
Va bene, signorina Elva disse la centralinista. Oggi stesso mander un tecnico a fare una
verifica.
Grazie, cara, grazie disse la signorina Keene. Mi chiamer quando...
Si interruppe allimprovviso quando il telefono incominci a ticchettare.
La linea  disturbata afferm.
Il ticchettio termin e lei riprese a parlare. Allora, mi farete sapere qualcosa quando
scoprirete questo individuo orribile?
Certamente, signorina Elva, certamente. E far in modo che oggi pomeriggio un nostro
tecnico venga a casa sua a controllare. Lei abita al 127 di Mill Lane, giusto?
Proprio cos, cara. Allora ci pensa lei, vero?
Glielo prometto solennemente, signorina Elva. Sar la prima cosa che far oggi.
La ringrazio, mia cara disse la signorina Keene, rilasciando il fiato, sollevata.
Non ci fu nessuna telefonata da quelluomo per tutta la mattina, e nessuna nel pomeriggio. La
sua tensione cominci pian piano a sciogliersi. Fece una partita a cribbage con linfermiera Philips e
riusc anche a ridere un poco. Era consolante sapere che la compagnia dei telefoni stava lavorando sul
problema proprio in quel momento. Avrebbero smascherato presto quelluomo disgustoso e le
avrebbero restituito la tranquillit.
Ma si fecero le due, poi le tre, e ancora non si era visto nessun tecnico a casa sua. A quel punto
la signorina Keene cominci di nuovo a preoccuparsi.
Che star combinando quella ragazza? disse stizzita. Mi ha promesso solennemente che
oggi pomeriggio mi avrebbe mandato un tecnico.
Arriver disse linfermiera Philips. Abbia pazienza.
Si fecero le quattro, e ancora non si era visto nessuno. La signorina Keene non aveva pi
voglia di giocare a cribbage, di leggere il suo libro o di ascoltare la radio. La tensione che aveva
cominciato a sciogliersi si stava nuovamente formando, un minuto dopo laltro, finch alle cinque,
quando il telefono squill, la sua mano schizz rigidamente dalla manica svasata del pigiama e afferr
la cornetta. Se quelluomo parla, corse la sua mente, se solo dice qualcosa mi metter a urlare fino a
farmi scoppiare il cuore.
Port la cornetta allorecchio. Pronto?
Signorina Elva, sono la signorina Finch.
Chiuse gli occhi ed emise un sospiro di sollievo. S? disse.
A proposito di quelle telefonate che sostiene di avere ricevuto.
S? Nella sua mente rimasero solo le ultime parole: ... telefonate che sostiene di avere
ricevuto.
Abbiamo mandato qualcuno a controllare prosegu la signorina Finch. Ho qui con me il
rapporto.
La signorina Keene trattenne il fiato. S?
Non abbiamo trovato niente.
Elva Keene non disse nulla. La sua testa grigia rimase immobile sul cuscino, con la cornetta
premuta sullorecchio.
Il rapporto dice che hanno localizzato il... il problema in un cavo caduto alla periferia della
citt.
Cavo... caduto?
S, signorina Elva. La signorina Finch non aveva una voce allegra.
Mi sta dicendo che nessuno mi ha chiamato?
Il suo tono era deciso. Nessuno pu averla chiamata da quel posto.
Le dico che un uomo mi ha chiamata!
La centralinista tacque e la signorina Keene torment la cornetta con le dita contratte.
Deve pur esserci un telefono da quelle parti insist. In qualche modo quelluomo deve
avermi chiamata.
Signorina Elva, laggi non c nessuno.
Laggi dove?
Al cimitero, signorina Elva disse la centralinista.
Unanziana donna nubile giaceva immobilizzata nel silenzio buio della sua camera.
Linfermiera non era rimasta per la notte; si era limitata a darle una pacca sulla schiena, aveva
brontolato qualcosa e laveva ignorata.
Lei aspettava una telefonata.
Avrebbe potuto staccare il telefono, ma non aveva voluto. Se ne stava l ad aspettare, e
pensava.
Pensava al silenzio... a orecchie che non avevano sentito, che si aspettavano di sentire ancora.
A suoni gorgoglianti, confusi... il primo, esitante tentativo di parlare da parte di qualcuno che non
parlava... da quanto tempo? Ai suoi pronto? pronto?, primi approcci a una conversazione a cui non era
pi abituato. Ai suoi Dove si trova? Al clic (questo la fece irrigidire ancora di pi) quando la
centralinista aveva rivelato il suo indirizzo. Al...
Lo squillo del telefono.
Una pausa. Un altro squillo. Il fruscio di una camicia da notte nel buio.
Lo squillo cess.
Ascoltare.
E il telefono le scivol dalle dita bianche. Gli occhi sbarrati, il piccolo cuore che pulsava
lentamente.
Fuori, il frinire assordante dei grilli nella notte.
Dentro, le parole che ancora le risuonavano nel cervello... dando un significato spaventoso al
silenzio pesante, insopportabile.
Pronto, signorina Elva. Arrivo subito.
...
.
...
Fine.
...
.
...
La casa impazzita.
...
.
...
Titolo originale: Mad House. 1953.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Siede alla scrivania. Afferra una lunga matita gialla e comincia a scrivere su un blocco. La punta di grafite si spezza.
Gli angoli delle labbra si piegano verso il basso. Le pupille si restringono nella maschera dura
del volto. Con calma, la bocca stretta in un orribile squarcio senza contorni, prende il temperamatite.
Affila la matita e getta il temperamatite di nuovo dentro il cassetto. Ricomincia a scrivere.
Mentre lo fa, la punta si spezza ancora e la grafite rotola sulla carta.
Di colpo la sua faccia diventa livida. Una rabbia selvaggia gli artiglia i muscoli del corpo. Urla alla matita, la maledice con un torrente di insulti. La fissa con un odio assoluto. La spezza in due con uno scatto brutale e la scaglia nel cestino con un trionfante: Ecco! Vediamo un po se ti piace stare l dentro!
Siede teso sulla sedia, con gli occhi spalancati, le labbra tremanti.  scosso da un fremito di
rabbia incontrollata, che gli spruzza acido nelle viscere.
La matita  nel cestino, spezzata e immobile.  legno, grafite, metallo, gomma; tutto morto,
incapace di rendersi conto della furia bruciante che ha scatenato.
Eppure...
Se ne sta tranquillo in piedi, accanto alla finestra, e osserva la strada. Cerca di rilassare il corpo
teso. Non sente il fruscio dentro il cestino, che cessa subito.
Ben presto il suo corpo  tornato normale. Si siede. Usa una penna stilografica.
Siede davanti alla macchina per scrivere. Inserisce un foglio di carta e comincia a picchiare sui
tasti.
Ha le dita grosse. Colpisce due tasti contemporaneamente. I due martelletti si incastrano. Sono
sollevati, si librano impotenti al di sopra del nastro nero.
Allunga la mano, disgustato, e li risistema. I martelletti si separano, rientrano negli
alloggiamenti. Ricomincia a scrivere.
Colpisce un tasto sbagliato. Dalle labbra gli cade un cenno dimprecazione. Abbranca la
gomma rotonda e cancella dal foglio di carta la lettera indesiderata.
Lascia cadere la gomma e ricomincia a battere. La carta  scivolata sul rullo. Le ultime frasi
scritte si trovano a un livello appena pi alto rispetto al resto. Stringe il pugno, ignora limprecisione.
La macchina sinceppa. Le sue spalle hanno un fremito, picchia un pugno sulla barra
spaziatrice urlando una bestemmia. Il carrello salta, il campanello tintinna. Sospinge allindietro il
carrello fino a farlo bloccare rumorosamente.
Batte pi veloce. Tre tasti sincastrano. Stringe i denti e mugola in una furia impotente.
Colpisce i braccetti. Quelli non vogliono liberarsi. Infila le dita ricurve e tremanti e fa forza. I braccetti
ricadono. Si accorge di avere le dita macchiate di inchiostro. Impreca ad alta voce, cercando di far
violenza allaria stessa per vendicarsi di quella stupida macchina.
Adesso colpisce i tasti con brutalit, le dita ricadono come gli artigli rigidi di una benna. Un
altro errore, cancella freneticamente. Batte ancora pi veloce. Quattro tasti si incastrano fra loro.
Urla.
Sbatte il pugno sulla macchina. Afferra il foglio di carta e lo strappa via dal rullo, facendolo in
mille pezzi. Stringe i frammenti in pugno e scaglia la palla di carta in fondo alla stanza. Sospinge con
violenza il carrello e sbatte la custodia sulla macchina.
Si alza di scatto e rivolge alla macchina unocchiata di fuoco.
Idiota! urla con voce aspra, stravolta. Stupida, idiota, scema come un somaro!
Il disprezzo trasuda dalla sua voce. Continua a parlare, perde del tutto il controllo.
Non servi a un bel niente. Non servi proprio a niente. Ti faccio a pezzi. Ti riduco a brandelli,
ti faccio fondere, ti ammazzo! Stupida, pidocchiosa macchina del cavolo!
Trema tutto, mentre urla. E si domanda, in qualche recesso isolato della sua mente, se invece
non sta uccidendo s stesso con lirritazione, se non sta distruggendo il suo sistema nervoso con la
collera.
Si volta e si allontana a grandi passi.  troppo imbufalito per accorgersi che la custodia sta
scivolando gi e per sentire il leggero ronzio del metallo, lo stesso che potrebbe prodursi se i tasti
vibrassero nei loro alloggiamenti.
Si sta facendo la barba. Il rasoio non taglia. Oppure  troppo affilato e taglia troppo.
Entrambe le volte gli sgorga dalle labbra unimprecazione strozzata. Scaglia a terra il rasoio e
lo prende a calci, sbattendolo contro il muro.
Si sta lavando i denti. Si passa il sottile filo interdentale fra un dente e laltro. Il filo si spezza.
Nella fessura rimane un frammento sfilacciato. Cerca di inserire un altro pezzo di filo per sospingere
via il frammento. Non riesce a far penetrare il filo bianco. Gli si rompe fra le dita.
Urla. Urla alluomo nello specchio e ritrae la mano, getta via con violenza il filo, che finisce
contro la parete. Il filo rimane appeso l e vibra per limpeto della furia che emana dalluomo.
Ha staccato un altro pezzo di filo dal contenitore. Vuole offrire al filo interdentale una seconda
possibilit. Sta tenendo a freno la rabbia. Se il filo sa quello che gli conviene fare, scivoler in mezzo ai
denti e rimuover allistante il pezzo che vi  rimasto dentro.
Lo fa. Luomo si sente pi rilassato. Gli umori del suo sistema nervoso cessano di ribollire, i
fuochi si spengono, le braci si disperdono.
Ma la rabbia  ancora l, da qualche parte. Lenergia non si disperde mai;  una legge
fondamentale.
Sta mangiando.
Sua moglie gli serve una bistecca. Lui prende coltello e forchetta, e taglia. La carne  dura, il
coltello poco affilato.
Una chiazza di macchioline rosse gli imporpora le guance. Gli occhi si restringono. Infila il
coltello nella carne. La lama non penetra nella bistecca abbrustolita.
Gli occhi si allargano. La tempesta trattenuta si irrigidisce e lo scuote. Trascina il coltello
seghettato sulla carne, quasi a concederle unultima possibilit di arrendersi.
La carne non cede.
Lui ringhia: Maledizione! I denti bianchi si serrano. Il coltello vola per la stanza.
Appare la donna, con lapprensione che le scava cicatrici temporanee sulla fronte. Suo marito 
fuori di s. Suo marito si sta riversando veleno nelle arterie. Suo marito sta liberando unaltra nuvola di
animalesco furore.  nebbia che si attacca. Aderisce ai mobili, gocciola dai muri.
 viva.
E cos via, per giorni e notti. La sua furia che cade come unascia impazzita per tutta la casa,
su tutto ci che possiede. Raffiche di isterismo che fa aggricciare i denti annebbiano le finestre e si
depositano a terra. Oceani di odio selvaggio, incontrollato, che si riversano in ogni stanza della casa;
che riempiono ogni iota di spazio di una loro vita mutevole, pulsante.
Giaceva sulla schiena e fissava il soffitto chiazzato dal sole.
Lultimo giorno, si disse. La frase non faceva che entrargli e uscirgli dalla testa fin da quando
si era svegliato.
Sentiva lacqua scorrere in bagno. Sentiva aprirsi e poi chiudersi larmadietto delle medicine.
Sentiva il suono delle sue pantofole strusciare sul pavimento piastrellato.
Sally, pens, non lasciarmi.
Se rimani mi calmer promise allaria in un sussurro.
Ma sapeva che non si sarebbe calmato. Era troppo difficile. Era pi facile lasciarsi andare, pi
facile urlare e sbraitare e attaccare.
Si gir su un fianco e guard la porta del bagno lungo il corridoio. Vedeva la striscia di luce
sotto la porta. Sally  l dentro, pens. Sally, mia moglie, che ho sposato tanti anni fa, quando ero
giovane e pieno di speranze.
Richiuse improvvisamente gli occhi e strinse i pugni. Stava tornando di nuovo. Quel senso di
malessere che lo aggrediva con sempre maggiore violenza ogni volta che ne restava vittima. Il
malessere della disperazione, delle ambizioni perdute. Rovinava ogni cosa. Gettava un velo di
amarezza su ogni suo sforzo. Gli faceva passare lappetito, gli rovinava il sonno, gli distruggeva ogni
affetto.
Magari, se avessimo avuto dei figli farfugli, e seppe prima ancora di dirlo che non era la
risposta.
Figli. Come sarebbero stati felici di vedere il loro sventurato padre che sprofondava ogni
giorno di pi nel suo abisso di febbricitante introspezione.
Va bene, lo tortur la sua mente, limitiamoci ai fatti. Digrign i denti e si sforz di svuotare la
mente. Ma, come un idiota dallespressione vacua, la sua mente ripeteva le parole che lui aveva
farfugliato nel sonno per notti e notti insonni e agitate.
Ho quarantanni. Insegno inglese al Fort College. Una volta speravo di diventare uno scrittore.
Ho pensato che questo sarebbe stato un posto ideale per scrivere. Per una parte della giornata avrei
insegnato, e per il resto del tempo avrei scritto. Ho conosciuto Sally a scuola e lho sposata. Ho pensato
che sarebbe andato tutto bene. Ho pensato che il successo sarebbe stato inevitabile. Diciotto anni fa.
Diciotto anni.
Com possibile, pens, contrassegnare il passaggio di quasi due decenni? Il tempo gli
sembrava un groviglio informe di tentativi falliti, di notti trascorse nellangoscia; di un segreto, una
risposta o una rivelazione che gli venivano perennemente rifiutati. Sospesi sulla sua testa come pezzi di
formaggio che dondolavano in una traiettoria assurda sopra la testa di un topo impazzito.
E il risentimento che covava sotto. Giorni passati a guardare Sally che comprava da mangiare e
da vestire e pagava laffitto con il suo misero stipendio. A guardarla che acquistava tendine nuove o
nuovi copripoltrone, provando ogni volta una fitta di dolore perch tutto ci lo allontanava sempre pi
dalla possibilit di dedicarsi alla scrittura. Ogni centesimo che lei spendeva era unulteriore pugnalata
alle sue aspirazioni.
Si costringeva a pensarla in quel modo. Si costringeva a credere che per buttare gi qualcosa di
buono gli serviva solo tempo.
Ma una volta uno studente infuriato gli aveva gridato: Lei  soltanto un talento di mezza tacca
che si nasconde dietro una scrivania!
Se ne ricordava. Oh, dio, come ricordava quel momento. Ricordava il malessere gelido che lo
aveva attanagliato quando quelle parole gli avevano colpito il cervello. Ricordava il tremito e
lirresolutezza della propria voce.
Malgrado i buoni voti, alla fine del semestre aveva bocciato quello studente. La cosa aveva
suscitato un certo scalpore. Era venuto a scuola il padre dello studente ed erano finiti tutti e due davanti
al signor Ramsay, il preside del dipartimento di Inglese.
Ricordava anche quello: la scena spazzava via ogni altro ricordo. Lui, seduto a un lato del
tavolo delle riunioni, di fronte a padre e figlio, furibondi. Il dottor Ramsay che si tormentava la barba,
fino a fargli venire voglia di scaraventargli addosso qualcosa. Il dottor Ramsay aveva detto... be,
vediamo se riusciamo a sistemare questa faccenda.
Avevano consultato il registro scolastico e avevano scoperto che lo studente aveva ragione. Il
dottor Ramsay aveva sollevato lo sguardo su di lui con unespressione di grande sorpresa. Insomma,
non capisco proprio come mai... aveva detto, poi la sua voce sciropposa si era interrotta e lo aveva
fissato intensamente, in attesa di una spiegazione.
E la sua era stata una spiegazione impotente, qualcosa di aggrovigliato e senza senso.
Tendenza allirresponsabilit, aveva detto, ostentazione di comportamento irrispettoso, mancanza di
moralit. E il dottor Ramsay, con il collo taurino che diventava sempre pi rosso, a spiegargli a chiare
lettere che al Fort College la moralit non centrava niente con il profitto.
Cera dellaltro, ma lui se nera dimenticato. Aveva fatto tutto il possibile per dimenticarlo.
Quello che non riusciva a dimenticare era che gli ci sarebbero voluti degli anni, per avere una cattedra.
Ramsay gli avrebbe tagliato le gambe. E il suo stipendio sarebbe diventato sempre pi insufficiente, e i
conti da pagare sarebbero cresciuti e lui non avrebbe avuto mai la possibilit di mettersi a scrivere.
Torn al presente e si scopr a stringere le lenzuola con le dita irrigidite. Si scopr a fissare con
odio la porta del bagno. Fa pure!, sbott la sua mente assetata di vendetta. Tornatene a casa dalla tua
impagabile mamma. Vediamo se me ne importa qualcosa. Perch limitarsi a una separazione
temporanea? Rendiamola definitiva. Lasciami un po in pace. Magari allora riuscir a scrivere.
Magari allora riuscir a scrivere.
La frase lo fece star male. Non aveva pi alcun significato. Come una parola ripetuta fino a
diventare semplice chiacchiericcio, quella frase, per lui, era diventata abusata al punto di perdere ogni
significato. Gli suonava sciocca, come il bla bla di una soap opera. Il protagonista che esclama, in tono
drammatico: adesso, perdio, riuscir a scrivere. Stupidaggini.
Per un attimo, tuttavia, si domand se fosse vera. Ora che lei stava per andarsene, sarebbe
riuscito a dimenticarla e a mettersi seriamente al lavoro? A licenziarsi? A trasferirsi da qualche parte e
a rintanarsi in una cameretta ammobiliata a poco prezzo per scrivere?
In banca hai 123 dollari e 89 centesimi, lo inform la sua mente. Lui fingeva che fosse quella
lunica cosa a impedirgli di agire. Ma, in qualche angolo nascosto del cervello, si domandava se
sarebbe riuscito a scrivere dovunque. Spesso la domanda lo coglieva di sorpresa, proprio quando meno
se laspettava. Hai quattro ore ogni mattina: quellaffermazione spuntava come uno spettro minaccioso.
Hai il tempo di scrivere migliaia e migliaia di parole. Perch non lo fai?
E la risposta si perdeva sempre in un groviglio di perch, e di insomma, e di infinite ragioni a
cui si aggrappava come un naufrago a un pezzo di legno.
La porta del bagno si apr e lei ne usc, indossando labito rosso, quello buono.
Senza un motivo al mondo, almeno cos gli sembr, si rese conto che lei indossava lo stesso
abito da pi di tre anni, senza mai metterne uno nuovo. E nel rendersene conto, si infuri ancora di pi.
Chiuse gli occhi, sperando che lei non lo stesse guardando. La odio, pens. La odio perch ha distrutto
la mia vita.
Sent la sua gonna che frusciava mentre lei sedeva davanti al com e apriva un cassetto. Tenne
gli occhi chiusi e sent le veneziane che sbattevano leggermente contro il telaio della finestra, sfiorate
dalla brezza del mattino. Riusciva a sentire lodore del suo profumo che aleggiava lieve nellaria.
E cerc di pensare alla casa perennemente vuota. Cerc di pensare al suo ritorno a casa dal
college senza pi trovare Sally che lo aspettava. In qualche modo lidea gli sembr impossibile. E
questo lo fece arrabbiare. S, pens, lei mi ha rovinato. Mi ha manipolato fino a rendermi dipendente da
lei anche per cose di nessuna importanza, che per a me sembra di non riuscire a risolvere senza il suo
aiuto.
Si rigir bruscamente sul materasso e la fiss.
E cos te ne vai sul serio le disse con voce gelida.
Lei si volt per un attimo e lo guard. Non cera rabbia sul suo viso. Sembrava stanca.
S disse. Me ne vado.
Buon viaggio. Le parole tentarono di oltrepassargli le labbra. Le trattenne.
Immagino che avrai le tue ragioni disse.
Le spalle di lei si piegarono appena in quella che lui lesse come una scrollata di annoiato
divertimento.
Non voglio discutere con te aggiunse lui. La vita  tua.
Grazie disse lei in un sussurro.
Sta aspettando delle scuse, pens. Stava aspettando che lui le dicesse che non la odiava come
aveva affermato. Che non aveva colpito lei, ma solo le proprie speranze ridotte a brandelli; lo
spettacolo beffardo della propria fiducia perduta.
E per quanto durer questa separazione di prova? le chiese, acido.
Lei scosse la testa.
Non lo so, Chris rispose con calma. Dipende da te.
Dipende da me ripet lui. Dipende sempre da me, vero?
Oh, ti prego, teso... Chris. Non voglio pi discutere. Sono troppo stanca per discutere.
 pi facile fare i bagagli e filarsela.
Lei si volt a guardarlo. I suoi occhi erano bruni e infelici.
Filarmela? disse. Dopo diciotto anni tu accusi me di una cosa del genere? Diciotto anni
passati a guardarti mentre ti distruggevi. E io insieme a te. Oh, non fare quella faccia sorpresa. Sono
certa che sai benissimo di avere fatto quasi impazzire anche me.
Distolse lo sguardo e lui vide che piegava le spalle e si asciugava qualche lacrima dagli occhi.
Non... non  solo perch mi hai messo le mani addosso disse. Hai continuato a ripeterlo,
ieri sera, quando ti ho detto che me ne andavo. Credi che avrebbe avuto importanza se... Respir a
fondo. Se lo avessi fatto perch sei arrabbiato con me? Allora potresti mettermi le mani addosso ogni
giorno. Ma tu non hai colpito me. Io non sono niente per te. Tu non hai bisogno di me.
Oh, piantala di essere cos...
No lo interruppe lei.  per questo che me ne vado. Perch non sopporto di vedere che mi
odi ogni giorno di pi per qualcosa che... che non dipende da me.
Immagino che tu...
Oh, non aggiungere altro disse lei, alzandosi. Usc di corsa dalla camera e lui la sent
camminare in salotto. Fiss il com con aria vacua.
Non aggiungere altro?, si chiese mentalmente, come se lei fosse ancora l. Be, c molto da
aggiungere; moltissimo. Sembra che tu non ti renda conto di ci che ho perso. Sembra che tu non
capisca. Avevo delle speranze, oh mio dio, se ne avevo! Potevo scrivere cose che avrebbero fatto
saltare la gente sulla sedia, con il respiro mozzo. Potevo raccontare cose che tutti avevano una disperata
voglia di ascoltare. Potevo raccontarle in un modo cos affascinante da non fargli mai capire che quella
che stavano leggendo era la verit. Potevo creare capolavori immortali.
E adesso, quando morir, sar morto e basta. Sono intrappolato in questo paesetto deprimente,
sepolto in un istituto scientifico in cui gli uomini guardano affascinati la polvere e non si rendono
minimamente conto che sopra le loro teste ci sono le stelle. E cosa posso fare, che cosa posso...?
I pensieri si interruppero. Fiss infelice le boccette di profumo, la scatola della cipria che,
quando si sollevava il coperchio, suonava Always.
Mi ricorder di te. Sempre.
Con un cuore che  sincero. Sempre.
Le parole sono infantili, ridicole, pens. Ma ebbe un groppo alla gola e si sent scuotere da un brivido.
Sally disse. Cos piano che lui stesso si ud a fatica.
Dopo un po si alz e si vest.
Mentre si infilava i pantaloni, il tappetino gli scivol sotto i piedi e dovette sorreggersi al
comodino per non cadere. Gett unocchiataccia verso il basso, con il cuore che gli batteva con quella
furia assoluta che aveva imparato a invocare nello spazio di secondi.
Accidenti a te farfugli.
Si dimentic di Sally. Si dimentic di ogni cosa. Voleva solo fare i conti con il tappetino. Gli
moll un calcione e lo mand a infilarsi sotto il letto. La rabbia sprofond dentro di lui e scomparve.
Scosse la testa. Sto male, si disse. E pens anche di raggiungerla e di dirle che stava male.
Mentre si dirigeva verso il bagno la sua bocca sirrigid. Non sto male. Non nel corpo, almeno.
 la mia mente che  ammalata e lei pu solo peggiorare la situazione.
Il bagno era ancora umido e caldo, dopo che laveva usato lei. Socchiuse appena la finestra e
una scheggia gli si infil nel dito. Imprec contro la finestra con voce strozzata. Guard in alto. Perch
cos piano?, si domand. Perch lei non lo sentisse?
Accidenti a te! ringhi ad alta voce alla finestra. Si torment il dito fino a quando non ebbe
estratto la scheggia di legno.
Tir con violenza lo sportello dellarmadietto. Quello rimase bloccato. La sua faccia divenne
tutta rossa. Tir pi forte e lo sportello cedette, urtandolo sul polso. Lui gir su s stesso e si tenne il
polso, piegando la testa allindietro con un rantolo soffocato.
Rimase l, con gli occhi appannati dal dolore, fissando in alto. Guard la crepa che correva
seguendo una linea assurdamente irregolare lungo tutto il soffitto. Poi chiuse gli occhi.
E cominci a sentire qualcosa. Intangibile. Un senso di minaccia. Si chiese che cosa fosse.
Certo, sono io, si rispose da solo.  il cedimento morale del mio subconscio. Mi aggredisce, gridando:
tu devi essere punito per avere strappato la tua povera moglie dalle braccia di sua madre. Tu non sei un
uomo: Tu sei un...
Oh, chiudi il becco disse.
Si lav le mani e la faccia. Fece scorrere un dito indagatore sul mento. Aveva bisogno di
radersi. Apr con circospezione lo sportello dellarmadietto e tir fuori il rasoio a mano. Lo sollev e lo
fiss.
La maniglia era allentata. Lo disse fra s non appena la lama sembr fuoriuscire quasi di sua
volont dallalloggiamento. Quando la vide cadere in quel modo, scintillando sotto la luce
dellarmadietto, si sent percorrere da un brivido.
Fiss con affascinata repulsione lacciaio scintillante. Tocc il filo della lama.  cos affilata,
pens. Basta solo sfiorarla per tagliare la carne. Che oggetto detestabile.
 la mia mano.
Lo disse senza volerlo e allimprovviso richiuse il rasoio. Era la sua mano, doveva esserlo.
Non poteva essere stato il rasoio a muoversi da solo. Quella era una fantasia malata.
Ma non si fece la barba. Rimise il rasoio nellarmadietto con una vaga sensazione di tragedia
incombente.
Che mi importa se ci si dovrebbe radere ogni giorno, farfugli. Non voglio correre il rischio
che mi scivoli la mano. E comunque sar meglio che mi procuri un rasoio di sicurezza. Questo attrezzo
non fa per me, sono troppo nervoso.
Tutto a un tratto, sollecitata da quelle parole, prese forma nella mente la sua immagine di
diciotto anni prima.
Ricord un appuntamento che aveva avuto con Sally. Ricord di averle detto di sentirsi cos
tranquillo che a volte gli sembrava di essere morto. Nulla mi preoccupa, le aveva detto. Ed era vero, a
quel tempo. Ricord anche di averle detto che non gli piaceva il caff, che bastava una tazza per non
farlo dormire la notte. Che non fumava, che non gli piaceva n il gusto n lodore del fumo. Mi piace
tenermi in forma, aveva aggiunto. Ricord le precise parole.
Ed eccomi adesso, disse fra i denti mentre fissava il suo riflesso magro e smunto.
Adesso beveva litri di caff ogni giorno. Fino a quando gli gorgogliava nello stomaco come
una pozza scura, e non riusciva a dormire pi di quanto riuscisse a volare. Ora fumava pacchetti e
pacchetti di sigarette che gli ingiallivano le dita e gli irritavano la gola bruciata, e che gli impedivano di
scrivere con la penna perch gli tremavano troppo le mani.
Ma tutti quegli stimoli non lo aiutavano minimamente a mettere qualcosa per iscritto. La carta
continuava a rimanere bianca nella macchina per scrivere. Le parole non giungevano mai, le trame gli
morivano dentro. I personaggi lo eludevano, prendendosi gioco di lui e deridendolo da dietro il velo
della loro non esistenza.
E il tempo passava. Passava sempre pi veloce e sembrava indicarlo come un predestinato alla
pena capitale. Lui... un uomo che aveva cominciato a valutare il tempo in modo talmente nevrotico che
il suo solo scorrere gli scombussolava la vita e lo faceva stare male.
Mentre si lavava i denti cerc di ricordare in quale momento quellindole irrazionale avesse
cominciato a prendere il sopravvento su di lui. Ma non cera modo di tracciare quel percorso. Aveva
avuto inizio chiss dove, in mezzo a una nebbia impenetrabile. Con una parola di stizza, una rabbiosa
contrazione dei muscoli. Con una vampata di animosit ormai dimenticata.
E da l, come unameba sempre pi rigonfia, aveva seguito il suo perverso sentiero verso il
basso, fino a fargli toccare il fondo: trasformandolo in un uomo indurito, amareggiato, la cui unica
consolazione era lodio.
Sput la schiuma biancastra e si sciacqu la bocca. Mentre appoggiava il bicchiere, quello si
incrin e una scheggia di vetro gli si infil nella mano.
Maledizione! url.
Ruot sui talloni e strinse il pugno. Lo riapr subito quando la scheggia gli penetr nella carne.
Rimase l, con le lacrime che gli rigavano le guance, respirando a fatica. Pens a Sally che lo ascoltava,
che poteva acquisire una volta di pi la prova provata dei suoi nervi scossi.
Basta cos!, ordin a s stesso. Non potr mai combinare nulla finch non mi liberer di questo
carattere impossibile.
Chiuse gli occhi. Per un momento si domand come mai da un po di tempo sembrava che
ogni cosa ce lavesse con lui. Come se qualche potere vendicativo avesse preso possesso della casa,
riversando una selvaggia vitalit in ogni oggetto inanimato. Minacciandolo. Ma il pensiero fu solo
unimmagine passeggera, senza volto, nella massa caotica di idee che si affollavano davanti agli occhi
della mente; vista, ma non presa in considerazione.
Estrasse la scheggia di vetro dal palmo della mano. Si annod la cravatta scura.
Poi and in salotto, guardando lorologio. Erano gi le dieci e mezza. Se nera andata pi di
mezza mattina. Pi della met del tempo a disposizione per mettersi seduto a scrivere cose che
avrebbero fatto saltare sulla sedia i lettori.
Ormai gli capitava pi frequentemente di quanto fosse disposto ad ammettere con s stesso.
Dormiva fino a tardi, si trovava qualche commissione da sbrigare, qualsiasi cosa pur di procrastinare
quel terribile momento in cui doveva mettersi a sedere davanti alla macchina per scrivere e sforzarsi di
cavare qualche frutto dal deserto sempre pi vasto della sua mente.
Era pi difficile ogni volta. E ogni volta lui si infuriava di pi; e odiava di pi. E solo adesso,
quando era gi troppo tardi, si era accorto che Sally era stata colta dalla disperazione e non era pi
capace di sopportare il suo caratteraccio e il suo odio.
Lei se ne stava seduta al tavolo della cucina e beveva caff nero. Anche Sally ne beveva pi di
prima. Come lui lo preferiva nero, senza zucchero. E anche i suoi nervi ne risentivano. Aveva
cominciato a fumare, bench fino a un anno prima non lo avesse mai fatto. Non ne ricavava nessun
piacere. Aspirava il fumo con grandi boccate, se ne riempiva i polmoni e lo soffiava subito fuori. E le
sue mani tremavano quasi quanto tremavano a lui.
Si vers una tazza di caff e sedette dalla parte opposta del tavolo. Lei fece per alzarsi.
Che ti prende? Non riesci a sopportare la mia vista?
Sally torn a sedersi e aspir a fondo dalla sigaretta che stringeva fra le dita. Poi la schiacci
nel piattino.
Lui prov un senso di malessere. Ebbe voglia di uscire subito da quella casa. Gli era estranea,
sconosciuta. Aveva la sensazione che sua moglie avesse rinunciato a ogni pretesa su di essa, che si
fosse tirata indietro. Il tocco delle sue dita, lamorevole cura profusa in ogni stanza: tutte queste cose
non cerano pi. Avevano perso consistenza perch lei se ne stava andando. Stava lasciando tutto, e
quella non era pi la loro casa. Lo avvert in modo quasi doloroso.
Appoggiandosi allo schienale della sedia, allontan la tazza e fiss la tovaglia gialla di tela
cerata. Gli sembrava che lui e Sally fossero congelati nel tempo; che i secondi si allungassero come
unincredibile gomma da masticare, e che ognuno durasse uneternit. Lorologio ticchettava pi piano.
E la casa non era pi quella di prima.
Quale treno prendi? le domand, sapendo gi prima di chiederlo che al mattino cera un
unico treno.
Undici e quarantasette rispose lei.
Quando lo disse, lui ebbe la sensazione che il suo stomaco venisse schiacciato contro la spina
dorsale. Il dolore era talmente tangibile che gli sfugg un rantolo. Sally alz gli occhi su di lui.
Mi sono scottato si affrett a dire, e lei si alz e mise la tazza e il piattino nellacquaio.
Perch lho detto?, si domand. Perch non sono stato capace di dire che il rantolo mi 
sfuggito perch ero travolto dal terrore allidea che lei mi lasciasse? Perch continuo a dire cose che
non ho intenzione di dire? Non sono cattivo. Ma ogni volta che apro bocca rinforzo le mura dellodio e
dellamarezza intorno a me, diventandone sempre pi prigioniero.
Con le parole mi sono intessuto il sudario e mi ci seppellir dentro.
Le guard le spalle e le sue labbra si aprirono in un sorriso triste. Penso alle parole mentre mia
moglie mi sta abbandonando.  avvilente.
Sally era uscita dalla cucina. La mente di lui torn alla sua cupa scontrosit.  un gioco,
questo. Segui il capo. Entri in una stanza, a testa alta, la sposa legittima, la parte lesa. E io dovrei
seguirla a spalle chine, pentito, prorompendo in unecatombe di scuse.
Di nuovo lucido, rimase seduto al tavolo, teso, con la rabbia che gli faceva tremare il corpo. Si
rilass con uno sforzo di volont e si premette la mano sinistra sugli occhi. Rest l a sedere, cercando
di vincere lo sgomento nel silenzio e nelloscurit.
Non funzion.
E poi la sigaretta lo scott per davvero e lui balz in piedi. La sigaretta cadde sul pavimento in
una vampata di scintille. Si chin e la raccolse. La lanci nel cestino della spazzatura e lo manc. Al
diavolo, si disse. Si alz e gett tazza e piattino nellacquaio. Il piattino si spezz in due e gli graffi il
pollice destro. Lasci che sanguinasse. Non gliene importava nulla.
Sally era nella camera degli ospiti e stava terminando di preparare i bagagli.
La stanza degli ospiti. Adesso le parole lo torturavano. Quando avevano smesso di chiamarla
la stanza dei bambini? Quando aveva cominciato, Sally, a sentirsi consumare le viscere, lei che era
cos piena damore e desiderava tanto avere un bambino? E quand che lui aveva cominciato a
rimpiazzare questa perdita con lirascibilit di carattere e con giorni e notti di nervi a fior di pelle?
Si piazz sulla soglia e la guard. Aveva voglia di tirare fuori la macchina, sedersi e scrivere
torrenti di parole. Voleva esaltarsi per la libert di cui avrebbe goduto. Pensare a tutti i soldi che
avrebbe potuto mettere da parte. Pensare che fra poco se ne sarebbe andato e avrebbe scritto tutte le
cose che aveva sempre desiderato scrivere.
Rimase sulla soglia, sentendosi male.
 possibile tutto questo?, si domand la sua mente, incredula. Era possibile che lei se ne
andasse? Erano marito e moglie. Avevano vissuto e si erano amati in quella casa per oltre diciotto anni.
E adesso lei se ne andava. Stava infilando nella vecchia valigia nera i suoi effetti personali e se ne
andava. Lui non riusciva a farsene una ragione. Non riusciva a capirlo, o a inserirlo allinterno delle
funzioni della giornata. Come poteva adattarsi allo schema? Quello schema secondo il quale Sally
doveva essere l a pulire e a cucinare e a sforzarsi di rendere pi calda e felice la loro casa? Fu scosso
da un brivido, si volt allimprovviso e se ne ritorn in camera da letto.
Si lasci cadere sul letto e fiss la sveglia elettrica che ronzava sommessamente sul comodino.
Le undici passate. Fra meno di unora dovr fare lezione a un gruppo di matricole idiote. E,
sulla scrivania del salotto, c una montagna di temi che mi tocca correggere, soffrendo e sentendomi
rovesciare lo stomaco per la pochezza della loro intelligenza, per la scarsezza della loro scrittura.
E tutta quella robaccia, chilometri e chilometri di prosa orrenda, s era aggrovigliata nella sua
testa in una matassa infinita. E se la ritrovava l, a mescolarsi con quello che scriveva, fino al punto di
domandarsi se fosse in grado di sopportare lidea di continuare a vivere. Ho digerito il peggio, pens.
Cosa c da stupirsi se adesso lo trasudo un po per volta?
Fu colto di nuovo dal nervosismo, un fuoco che covava sotto la cenere, costantemente
alimentato da pensieri che si aggiungevano agli altri. Questa mattina non ho scritto nulla. Come tutte le
mattine che si sono susseguite, mentre il tempo passa. Faccio sempre di meno. Non scrivo niente.
Oppure scrivo cose senza nessun valore. Quando avevo ventanni scrivevo meglio di adesso.
Non scriver mai niente di buono!
Balz in piedi e la sua testa scatt, mentre lui cercava qualcosa da colpire, qualcosa da
rompere, qualcosa da odiare di quellodio capace di incenerire.
Ebbe come limpressione che la stanza si rannuvolasse. Sent una pulsazione forte. La gamba
sinistra urt contro un angolo del letto.
Infuriato, emise un rantolo. Pianse. Lacrime di odio e di pentimento e di autocommiserazione.
Sono perduto, pens. Perduto. Non c speranza.
Divenne calmissimo, di una calma gelida. Prosciugato di ogni piet, di ogni emozione.
Infil la giacca. Si mise il cappello e tir fuori la borsa dal cassetto.
Si ferm davanti alla porta della camera dove Sally era ancora impegnata con la valigia. Cos
avr qualcosa da fare, pens, e non mi guarder. Sent il cuore che gli picchiava come una grancassa.
Divertiti da tua madre le disse senza calore.
Lei alz gli occhi e not lespressione sul suo viso. Distolse lo sguardo e si port una mano
agli occhi. Lui prov la voglia improvvisa di correre da lei e chiedere il suo perdono. Perch tutto
tornasse come prima.
Poi ripens ai fogli di carta e agli anni in cui non aveva scritto nulla. Si volt e attravers il
salotto. Il tappetino scivol appena e questo lo aiut a mettere a fuoco tutta la violenza della rabbia di
cui aveva bisogno. Lo scalci via e quello and a finire contro il muro, come un fagotto spiegazzato.
Si sbatt la porta dietro le spalle.
La sua mente era in subbuglio. Adesso, nel pi puro stile da soap opera, lei si sar gettata sul
copriletto e star piangendo lacrime di un dolore tinto di martirio. Adesso star affondando le unghie
nel cuscino e star invocando il mio nome e si star augurando di essere morta.
Le scarpe ticchettavano rapide sul marciapiede. Che dio mi aiuti, pens. Che dio aiuti tutti noi
poveri sventurati che sapremmo creare, ma non riusciamo a trovare il tempo per farlo, e cos i nostri
cuori si spezzano.
Era una splendida giornata. I suoi occhi lo vedevano, ma la sua mente non ne voleva sapere di
prenderne nota. Gli alberi erano verdi e folti, laria calda e fresca. Lungo le strade spiravano brezze
primaverili. Le sentiva che gli sfioravano il corpo mentre camminava lungo lisolato, giungeva
allangolo e attraversava la Main Street per andare a prendere lautobus.
Si ferm allangolo e si volt per guardare la casa.
Lei  l dentro, continuava a razionalizzare la sua mente. L, dentro la casa in cui abbiamo
vissuto per pi di diciotto anni. Sta facendo i bagagli, o magari piange o chiss che altro. E fra poco
chiamer la compagnia dei taxi. Verranno a prenderla, lautista suoner il clacson, Sally infiler il
soprabito primaverile, quello leggero e porter la valigia sotto la veranda. Richiuder la porta a chiave
dietro di s per lultima volta.
No...
Non riusc a impedire che la parola gli stringesse la gola. Continu a fissare la casa. Gli faceva
male la testa. Vide che tutto ondeggiava davanti a lui. Sto male, pens.
Sto male!
Lo grid. Ma non cera nessuno intorno che ascoltasse. Rimase con gli occhi fissi sulla casa.
Se ne sta andando via per sempre, diceva la sua mente.
Benissimo, allora! Scriver, scriver, scriver. Lasci che le parole gli penetrassero nel
cervello, scacciando ogni altra cosa.
Un uomo ha sempre una scelta, in fin dei conti. Pu dedicare la sua vita al lavoro, oppure a sua
moglie, ai figli e alla casa. Non si potevano fare le due cose insieme; non in quellepoca e a quellet.
In quel mondo impazzito in cui dio veniva dopo il reddito e la bont danimo dopo la ricchezza.
Distolse lo sguardo mentre lautobus a strisce verdi sbucava dalla collina lontana e si dirigeva
verso di lui. Infil la borsa sotto il braccio e si frug in tasca in cerca del gettone. Nella tasca cera un
buco. Sally si era riproposta di rammendarlo. Be, a questo punto non lavrebbe mai pi fatto. E poi,
che importanza aveva?
Meglio avere intatta lanima che non le tasche di un qualunque vestito.
Parole, parole, pens, mentre lautobus si fermava davanti a lui. Adesso che lei se ne va, mi
stanno inondando.  la dimostrazione che era la sua presenza a ostruire i canali del pensiero?
Lasci cadere il gettone nella fessura e avanz ondeggiando lungo lautobus. Pass accanto a
un professore che conosceva e gli rivolse un cenno distratto. Si abbandon sul sedile in fondo e fiss i
pannelli sporchi di gomma che ricoprivano il pavimento.
 una gran bella vita, questa, farnetic la sua mente. Sono contento di tutto, della mia vita e dei
grandi risultati che ho raggiunto.
Apr la borsa per un attimo e diede unocchiata al denso programma che aveva organizzato
insieme al dottor Ramsay.
Prima settimana: 1. Everyman. Discussione. Lettura di brani da Antologia di classici per
studenti del primo anno. 2. Beowulf. Lettura. Discussione in classe. Questionario da compilare in venti
minuti.
Ricacci nella borsa il fascio di carte. Mi fa star male, pens. Io detesto questa roba. I classici
sono diventati un anatema per me. Comincio a odiarne anche solo il nome. Chaucer, i poeti
elisabettiani, Dryden, Pope, Shakespeare. Quale maggiore insulto, per un uomo, che giungere a odiare
questi nomi perch costretto a condividerli con dei villani incapaci di apprezzarli? A farli a pezzettini e
renderli appetibili per degli zucconi che farebbero meglio a zappare la terra?
Scese dallautobus in centro e si avvi per la lunga discesa della Nona.
Mentre camminava si sentiva come una nave che avesse rotto gli ormeggi, sballottata da un
groviglio di correnti incontrollabili. Si sentiva staccato dalla citt, dalla campagna, dal mondo. Se
qualcuno mi dicesse che sono un fantasma, pens, sarei portato a credergli.
Che star facendo Sally, adesso?
Se lo domand mentre i palazzi gli scivolavano accanto. Che star pensando mentre io me ne
sto qui e la citt di Fort mi galleggia vicino come una sequenza vaporosa di appartamenti uno sopra
allaltro? Cosa staranno stringendo le sue mani? Che espressione avr sul suo bel volto?
 sola in casa, in casa nostra. In quello che poteva essere il nostro nido damore. Adesso 
soltanto un contenitore, una scatola vuota con pezzi di legno e di metallo come mobili. Nientaltro che
materia inanimata, morta.
A dispetto di quanto aveva detto John Morton.
Lui, con i suoi capelli biondi e la scriminatura, le sue provette e il suo dio del microscopio.
Malgrado tutto il suo parlare forbito e i suoi fogli di carta pieni di numeri ricavati con il regolo
calcolatore, malgrado tutto ci... quella che professava era solo volgare stregoneria. Era pura idiozia.
Lidiozia che aveva incoraggiato quellasino di Charles Fort a oberare il mondo con le sue nebulose
fantasticherie. Lidiozia che aveva spinto un deficiente di miliardario a finanziare quel luogo e a fare
spuntare da quella terra arida enormi strutture di pietra in cui ospitare uno zoo di scienziati lunatici
sempre in cerca di qualche elisir, mentre altri buffoni proliferavano seguendo il loro insegnamento.
No, nel mondo non c niente di giusto, pens mentre arrancava sotto larco e poi nel grande
campus verde.
Guard dallaltra parte, verso il gigantesco Centro di scienze fisiche, con la sua facciata di
granito che scintillava al sole del tardo mattino.
Adesso sta chiamando il taxi. Guard lorologio. No.  gi sul taxi. In viaggio lungo le strade
silenziose. Costeggiando le case e gi verso la zona commerciale. Oltre i palazzi di mattoni rossi che
vomitano bifolchi e studenti. Attraverso la citt che era un miscuglio di eleganza e volgarit.
Adesso il taxi stava svoltando a sinistra, sulla Decima. Adesso risaliva la collina, giungeva in
cima, ridiscendeva verso la stazione ferroviaria. Adesso...
Chris!
Gir di scatto la testa e il corpo gli si contorse per la sorpresa. Guard in direzione
dellingresso con le ampie porte del palazzo di Scienze mentali. Ne stava uscendo il dottor Morton.
Diciotto anni fa abbiamo frequentato la stessa scuola, pens. Ma io avevo pochissimo interesse
per la scienza. Preferivo sciupare il mio tempo sulla cultura dei secoli.  per questo che io sono un
assistente e lui il capo del dipartimento.
Tutto questo vortic come una sfuriata di vento nella sua testa mentre il dottor Morton si
avvicinava, sorridente. Gli diede una pacca sulla spalla.
Ciao disse. Come va?
Come vuoi che vada?
Il sorriso di Morton si spense.
Che c, Chris?
Non ti dir niente di Sally, pens Chris. Nemmeno a morire. Da me non lo saprai mai.
Le solite cose rispose.
Sempre ai ferri corti con Ramsay?
Chris si strinse nelle spalle. Morton guard il grosso orologio sulla facciata del palazzo di
Scienze mentali.
Senti gli disse. Che ci stiamo a fare qui? La tua lezione  fra mezzora, no?
Chris non rispose. Mi inviter a prendere un caff, pens. Mi far omaggio di qualcunaltra
delle sue teorie cervellotiche. Mi user come cavia per il suo carosello mentale.
Beviamoci un caff disse Morton, prendendo Chris per un braccio. Percorsero in silenzio
alcuni passi.
Come sta Sally? chiese infine Morton.
Sta bene rispose lui con voce piatta.
Mi fa piacere. Oh, a proposito, probabilmente domani o dopodomani far un salto a casa tua
per riprendere quel libro che ho lasciato gioved sera.
Daccordo.
Che mi stavi dicendo di Ramsay?
Non ti stavo dicendo niente.
Morton lasci perdere. Hai pi pensato a quello che ti ho detto?
Se ti riferisci alla tua favola sulla mia casa... no. Non ci ho pensato pi di quanto meriti... e
quindi non ci ho pensato affatto.
Svoltarono langolo del palazzo dirigendosi verso la Nona.
Chris, la tua  una posizione insostenibile disse Morton. Non hai il diritto di dubitare
quando non sai.
Chris aveva voglia di liberare il braccio, di girarsi e di mollare l Morton. Era stufo di parole,
parole, parole. Voleva stare solo. Avrebbe quasi preferito puntarsi una pistola alla tempia e farla finita.
S, potrei... pens. Se adesso qualcuno me la mettesse in mano lo farei senza esitare.
Risalirono i gradini di pietra, approdarono sul marciapiede e attraversarono, diretti verso il bar
del campus. Morton apr la porta e lo lasci passare. Chris si diresse verso il fondo e sinfil in un
spar di legno.
Morton port due tazze di caff e sedette di fronte a lui.
Adesso stammi a sentire disse, mentre girava lo zucchero. Io sono il tuo migliore amico.
Almeno mi considero tale. E mi prendesse un accidente se me ne star con le mani in mano a guardarti
mentre ti uccidi.
Chris ebbe un tuffo al cuore. Deglut. Ricacci indietro i pensieri, come se fossero visibili agli
occhi di Morton.
Lascia perdere replic. Non mimporta quali prove hai. Io non ci credo.
Cosa devo fare per convincerti, dannazione? disse Morton. Vuoi rimetterci la pelle?
Senti disse Chris, stizzito. Io non ci credo. Tutto qui. E adesso lascia perdere, per favore.
Ascoltami, Chris, io posso mostrarti...
Tu non puoi mostrarmi niente! lo interruppe Chris.
Morton era un tipo paziente.  un fenomeno riconosciuto disse.
Chris lo guard disgustato e scosse il capo.
Voialtri mocciosi in camice bianco siete capaci solo di sognare, nel chiostro santificato dei
vostri laboratori. E dopo un po riuscite a convincere voi stessi che sia tutto vero. Basta che abbiate la
possibilit di misurarlo.
Vuoi starmi a sentire, Chris? Quante volte ti sei lamentato con me delle schegge, degli
sportelli che si aprono da soli, dei tappeti che ti scivolano sotto i piedi? Quante volte?
Oh, per lamor del cielo, non ricominciare di nuovo. Io mi alzo e me ne vado da qui. Non
sono dellumore giusto per sorbirmi le tue conferenze. Risparmiale per quei poveri idioti che pagano
per ascoltarle.
Morton lo guard scuotendo la testa.
Vorrei poterti convincere disse.
Dimenticatelo.
Dimenticarmelo? replic Morton, dimenandosi sulla sedia. Ma non lo capisci che sei in
pericolo per via del tuo carattere?
Te lo ripeto, John...
Dove pensi che vada a finire tutto questo tuo caratteraccio? Credi che svanisca? No. Non
svanisce. Va a finire nelle stanze di casa tua, nei tuoi mobili, nellaria. Va a finire dentro Sally. Fa
ammalare ogni cosa, compreso te. Ti invade. Consolida il legame fra cose animate e cose inanimate.
Psicobolia. Oh, non fare quellaria contrariata, come un bambino che non sopporta di sentire
pronunciare la parola spinaci. Resta seduto, per lamor del cielo. Sei un uomo fatto; stammi a sentire,
una volta tanto.
Chris si accese una sigaretta. Lasci che la voce di Morton gli scorresse addosso in un
mormorio petulante. Diede unocchiata allorologio sulla parete. Un quarto alle dodici. Fra due minuti,
se il treno era puntuale, lei sarebbe partita. Il treno si sarebbe messo in movimento e la citt di Fort le
sarebbe passata davanti.
Te lho ripetuto un sacco di volte stava dicendo Morton. Nessuno sa di che cosa  fatta la
materia. Atomi, elettroni, pura energia... solo parole. Chi lo sa dove andranno a finire, le nostre
ricerche? Facciamo ipotesi, elaboriamo teorie, inventiamo strumenti di misurazione. Ma non lo
sappiamo.
E questo per quanto riguarda la materia. Pensa al cervello umano e alle sue capacit ancora
ignote.  un continente inesplorato, Chris. E potrebbe rimanerlo per un bel po di tempo. E per tutto il
tempo questi poteri sospetti continueranno ad avere effetti su di noi e, forse, sulla materia, anche se non
abbiamo uno strumento che ci consenta di misurarli.
E io sostengo che tu stai avvelenando la tua casa. Io sostengo che il tuo carattere  penetrato
nella struttura, in ogni oggetto che tu tocchi. Non c cosa che non sia influenzata da te e dai tuoi
accessi di furia incontrollata. E credo anche che se non fosse per la presenza di Sally, che funziona
come fattore deterrente, ecco... tu potresti addirittura essere aggredito da...
Chris ascolt le ultime frasi.
Oh, piantala con queste stupidaggini! scatt, rabbioso. Ti esprimi come un adolescente che
abbia appena finito di leggere il suo primo romanzo di Tom Swift.
Morton sospir.
Fece scorrere le dita sul bordo della tazza e scosse tristemente la testa.
Bene, disse tutto quello che posso fare  sperare che non succeda qualcosa di irreparabile.
Mi sembra evidente che non hai la minima intenzione di ascoltarmi.
Complimenti per questaffermazione:  lunica sulla quale convengo con te disse Chris.
Guard lorologio. E adesso, se vuoi scusarmi, c un branco di bifolchi che mi aspetta per massacrare
brani che non saranno mai in grado di assimilare.
Si alzarono.
Pago io disse Morton, ma Chris sbatt una moneta sul bancone e usc dal locale. Morton lo
segu, infilando lentamente in tasca i suoi spiccioli.
Giunti in strada diede una pacca sulla spalla di Chris.
Cerca di prenderla con calma disse. Senti, perch tu e Sally non venite a casa nostra
stasera? Potremmo farci qualche mano di bridge.
Impossibile rispose Chris.
Gli studenti stavano leggendo una scelta di brani dal King Lear. Le loro teste erano piegate sui
libri. Lui li guardava senza vederli.
Devo abituarmici, si disse. Devo dimenticarla, tutto qui. Se n andata. Non ho intenzione di
piangerci sopra. Non mi voglio creare speranze inutili sul suo ritorno. Non la rivoglio indietro. Senza di
lei sto meglio. Libero e senza legami, adesso.
I suoi pensieri si prosciugarono. Si sentiva vuoto e impotente. Aveva la sensazione che non
sarebbe pi riuscito a scrivere una parola in tutta la sua vita. Magari, pens, cupamente contrariato
dallidea, magari era solo lo sconvolgimento per la sua partenza che ha aiutato il mio cervello a trovare
le parole. Perch, in fin dei conti, le parole che mi sono venute in mente, le idee che sono germogliate,
anche se fugacemente, avevano tutte a che fare con lei... con il fatto che se ne andava via e con la mia
infelicit.
Reag subito. No!, url nella sua battaglia silenziosa. Non lascer che le cose vadano in questo
modo. Io sono forte. Questa sensazione  solo temporanea, ben presto imparer a cavarmela senza di
lei. E poi mi metter a lavorare. Scriver cose che fino a ora ho solo sognato di scrivere. Dopotutto,
non ho diciotto anni di pi? Questi anni non mi hanno forse riempito di immagini e suoni, ideali,
impressioni, interpretazioni?
Tremava per leccitazione.
Qualcuno gli stava agitando una mano davanti al volto. Mise a fuoco lo sguardo e punt uno
sguardo glaciale su quel viso sconosciuto.
Be? disse.
Potrebbe dirci quando ci restituir i compiti in classe di met anno, professor Neal?
Fiss la ragazza, mentre un fremito gli agitava la guancia destra. Fu sul punto di ricoprirla
dimproperi. Strinse i pugni.
Li riavrete quando saranno stati valutati rispose, con voce tesa.
S, ma...
Mi ha sentito disse lui.
La sua voce crebbe di tono al termine della frase. La ragazza si mise a sedere. Mentre Chris
abbassava la testa, la vide che guardava il ragazzo seduto accanto e stringeva le spalle, con
unespressione disgustata sulla faccia.
Signorina...
Armeggi con il registro di classe e trov il suo nome.
Signorina Forbes!
Lei guard in su, il volto prosciugato di ogni colore, le labbra rosse che risaltavano
vistosamente contro la pelle bianca. Idiota di alabastro dipinto! Le parole lo artigliarono.
Pu accomodarsi fuori dallaula le ordin seccamente.
La confusione le riemp il volto.
Perch? chiese con una vocetta sottile, lamentosa.
Forse non mi ha sentito disse lui, mentre la rabbia gli cresceva dentro. Le ho detto di uscire
dallaula!
Ma...
Mi ha sentito? url.
La ragazza raccolse i libri in fretta e furia, con le mani che le tremavano, e la faccia rossa per
limbarazzo. Teneva gli occhi bassi a terra, la gola che le andava su e gi in modo convulso mentre
percorreva il corridoio fra i banchi e usciva dallaula.
La porta si richiuse alle sue spalle. Lui si appoggi allo schienale. Provava un profondo
malessere. Adesso, pens, si ribelleranno tutti contro di me per difendere quella ragazzina senza
cervello. Il dottor Ramsay non perder occasione per gettare altra benzina sul fuoco.
E avrebbero avuto ragione.
Non riusciva a levarselo dalla testa. Avevano ragione. Lo sapeva. In qualche angolo nascosto
della sua mente, dove lui non riusciva a imporre la sua irrazionale passione, sapeva di essere un
perfetto idiota. Non ho nessun diritto di insegnare agli altri. Non riesco nemmeno a insegnare a me
stesso a comportarmi da essere umano. Aveva voglia di gridarle, quelle parole, e di confessarsi fra le
lacrime, e poi di gettarsi da una delle finestre aperte.
Basta con tutti questi mormorii! ordin brutalmente.
Laula divenne silenziosa. Rimase seduto, rigido, in attesa di qualche accenno di ribellione.
Sono il vostro insegnante, disse a s stesso. Dovete obbedirmi. Sono...
Il concetto mor e lui torn a scivolare via. Che importanza avevano degli studenti o una
ragazza che gli chiedevano dei compiti in classe? Che importanza aveva ogni cosa?
Diede unocchiata allorologio. Fra pochi minuti il treno sarebbe giunto a Centralia. Lei
avrebbe cambiato e sarebbe salita sullespresso per Indianapolis. Poi su fino a Detroit e da sua madre.
Andata.
Andata. Cerc di visualizzare la parola, di metterla in forma pi comprensibile. Ma il pensiero
della casa senza di lei era quasi insopportabile. Perch non era soltanto una casa senza di lei; era
qualcosaltro.
Cominci a ripensare a quello che gli aveva detto John.
Era possibile? Era nella disposizione danimo per accettare anche lincredibile. Era incredibile
che lei lo avesse lasciato. Perch non estendere le assurdit che gli stavano capitando?
E va bene, allora, pens con stizza. La casa  viva. Glielho data io, questa vita, con le mie
minacciose esplosioni di collera. Spero proprio che, appena entrato, il tetto mi crolli addosso. Spero che
le pareti cedano e che mi schiaccino sotto il peso dellintonaco, del legno e dei mattoni. Ecco cosa
voglio. Un intervento esterno che la faccia finita per me. Da solo non ci riesco. Se solo una pistola
potesse sostituirmi nel mio suicidio. O il gas esalarmi addosso spontaneamente i suoi vapori mortali o
un rasoio tagliarmi la carne di sua volont.
La porta si apr. Alz gli occhi. Sulla soglia cera il dottor Ramsay, la faccia atteggiata a una
maschera dindignazione. Dietro di lui, in corridoio, Chris vide la ragazza, con il volto rigato di
lacrime.
Un attimo solo, Neal disse secco Ramsay, che poi torn nel corridoio.
Chris rimase seduto alla scrivania, fissando la porta. Allimprovviso si sent stanchissimo,
sfinito. Aveva la sensazione che alzarsi e uscire in corridoio fosse qualcosa di superiore alle sue forze.
Rivolse unocchiata alla classe. Qualcuno si sforzava di reprimere un sorriso.
Per domani finite la lettura del King Lear disse. Alcuni gemettero.
Ramsay apparve di nuovo sulla soglia, con le guance arrossate.
Viene o no, Neal? chiese a voce alta.
Mentre attraversava la stanza e usciva in corridoio, Chris avvert un morso di rabbia: la
ragazza abbass gli occhi. Si faceva quasi scudo della figura massiccia di Ramsay.
Che cos questa storia, Neal? chiese Ramsay.
E va bene, pens Chris. Non chiamarmi professore. Tanto non lo sar mai, non  cos? Farai in
modo che non succeda, bastardo.
Non capisco replic, con il tono di voce pi freddo possibile.
La signorina Forbes, qui, sostiene che lei lha espulsa dallaula senza nessun motivo.
Allora la signorina Forbes mente in modo piuttosto stupido disse lui. Devo trattenere questa
rabbia, pens. Non permettere che si riversi al di fuori. Tremava, per lo sforzo di tenerla a freno.
La ragazza singhiozz e tir fuori di nuovo il fazzoletto. Ramsay si gir e le diede una pacca
sulla spalla.
Vada nel mio ufficio, figliola. Mi aspetti l.
Lei si volt lentamente. Che politicante!, url Chris dentro di s. Com facile per te
guadagnarti le loro simpatie. Non devi vedertela con le loro menti disordinate.
La signorina Forbes scomparve oltre langolo e Ramsay si gir verso di lui.
Sar meglio che lei abbia una spiegazione convincente disse. Sto cominciando a stancarmi
del suo comportamento, Neal.
Chris non disse nulla. Perch me ne sto qui?, si domand allimprovviso. Perch, con tanti
posti al mondo, me ne sto in questo corridoio buio ad ascoltare di mia volont questo pallone gonfiato
che mi rimprovera?
Sto aspettando, Neal.
Chris si irrigid. Le ho gi detto che la ragazza ha mentito replic con calma.
Io invece sono portato a credere che le cose siano andate in un altro modo disse il dottor
Ramsay, con la voce che gli tremava.
Un brivido corse lungo la schiena di Chris. La sua testa si mosse in avanti e parl lentamente, a
denti stretti.
Lei pu credere quello che cavolo le pare.
Ramsay pieg appena la bocca.
Credo sia ora che lei si presenti davanti al consiglio farfugli.
Bene! disse Chris, ad alta voce. Ramsay fece per chiudere la porta dellaula. Chris le sferr
un calcio e quella and a sbattere contro la parete. Una ragazza emise un gemito soffocato.
Che c? strill Chris. Non vuole che i suoi studenti mi sentano mentre le dico in faccia
quello che penso? Non vuole nemmeno che sospettino che lei  un tanghero, un pallone gonfiato, un
somaro?
Ramsay si port i pugni tremanti allaltezza del petto. Le labbra gli tremavano visibilmente.
Basta cos, Neal! strill.
Chris protese la mano e diede una spinta a quelluomo corpulento. Oh, si tolga dai piedi!
Cominci ad allontanarsi, percorrendo a grandi passi il corridoio. Sent suonare la campanella.
Gli sembr che suonasse in unaltra realt. Ledificio riboll di vita; gli studenti sciamarono fuori dalle
classi.
Neal! gli grid dietro il dottor Ramsay.
Continu a camminare. Oddio, fatemi uscire, sto soffocando, pens. Cappello e borsa. Che
rimangano qui. Devo uscire. In preda alle vertigini scese le scale circondato da un turbinio di studenti.
Gli roteavano intorno come una marea indistinta. Il suo cervello era lontanissimo da loro.
Guardando come intorpidito davanti a s, percorse il corridoio del piano terra. Si volt e usc
dalla porta, poi discese i gradini sotto il portico fino a raggiungere il marciapiede che correva lungo il
campus. Non prest attenzione agli studenti che guardavano i suoi capelli biondi tutti scarmigliati, i
suoi abiti sgualciti. Continu a camminare. Ce lho fatta, si disse con animosit. Ho dato un taglio a
tutto questo. Sono libero!
Sono malato.
Per tutta la strada fino alla Main Street e poi sullautobus non fece che ampliare le sue riserve
di rabbia. Rivisse in continuazione quei brevi momenti nel corridoio. Richiam alla mente limmagine
della faccia stolida di Ramsay, ripet le sue parole. Si mantenne teso e furioso. Sono felice, si disse
quasi per convincersi. Tutto  risolto. Sally mi ha lasciato. Bene. Ho perso il lavoro. Bene. Adesso sono
libero di fare come mi pare. Una felicit tesa e rabbiosa gli pulsava dentro. Si sentiva solo, straniero nel
mondo, e felice di esserlo.
Scese dallautobus alla solita fermata e si diresse con decisione verso casa, facendo finta di
ignorare il dolore che provava nellavvicinarsi.  solo una casa vuota, pens. Niente di pi. A dispetto
di ogni teoria assurda,  una casa e nientaltro.
Poi, quando entr, la trov seduta sul divano.
Quasi perse lequilibrio, come se qualcuno lo avesse colpito. Rimase l in piedi, stordito, a
fissarla. Sally teneva le mani strette. Lo guardava.
Lui deglut.
Be riusc a dire.
Io... La gola di lei si contrasse. Ecco...
Ecco che cosa? si affrett a dire lui, in tono abbastanza alto da nascondere il tremito della
voce.
Lei si alz. Chris, ti prego. Non vuoi... chiedermi di restare? Lo guardava come una
bambina, implorante.
Quello sguardo lo fece infuriare. Tutti i suoi sogni a occhi aperti ridotti in brandelli; vide
lembrione crescente delle nuove idee finire in frantumi sotto i suoi piedi.
Chiederti di restare? le url. Perdio, non ti chieder proprio niente!
Chris! Non fare cos!
Sta cedendo, grid la sua mente. Sta andando in pezzi.
Approfittane ora. Sbattila fuori di qui. Allontanala da queste mura!
Chris, disse lei fra i singhiozzi sii gentile. Ti prego, sii gentile.
Gentile!
Quella parola per poco non lo fece strozzare. Si sent invadere il corpo da un calore
irrefrenabile.
Tu sei stata gentile? Mi hai fatto impazzire, precipitandomi in un abisso di disperazione. Non
ne verr pi fuori. Lo capisci? Mai. Mai! Te ne rendi conto? Non scriver mai pi. Non riesco a
scrivere! Sei tu che hai inaridito la mia vena. Lhai uccisa! Mi hai sentito? Lhai uccisa!
Sally indietreggi in direzione del salotto. Lui la segu, con le mani tremanti calate sui fianchi,
rendendosi conto che era stata lei a indurlo a fare quella confessione e detestandola ancora di pi per
questo.
Chris mormor Sally, atterrita.
La sua irritazione sembrava quasi riprodursi come una moltiplicazione cellulare, rigonfiandolo
di rabbia fino a fare di lui non pi un essere umano ma un cieco concentrato di odio accusatore.
Non ti voglio! strill. Hai ragione, non ti voglio! Sparisci da qui!
Sally aveva spalancato gli occhi; la sua bocca era una ferita aperta. Tutto a un tratto gli pass
accanto di corsa, con gli occhi scintillanti di lacrime. Scomparve dalla porta dingresso.
Lui and alla finestra e la vide correre lungo lisolato, con i lunghi capelli bruni che le
svolazzavano sulle spalle.
Preso da un improvviso senso di vertigine, Chris si accasci sul divano e chiuse gli occhi. Si
infil le unghie nei palmi delle mani. Oh dio, sto veramente male, riboll la sua mente.
Si contorse e si guard in giro per la stanza come un idiota. Che cosera? Quella sensazione di
sprofondare nel divano, nelle assi del pavimento, di dissolversi nellaria, di penetrare nelle molecole
della casa. Gemette piano, guardandosi intorno. Gli doleva la testa; si premette il palmo della mano
contro la fronte.
Che cosa? farfugli. Che cosa?
Si alz. Come se si trattasse di vapori, cerc di annusarli. Come se fosse un suono, cerc di
ascoltarlo. Si gir intorno per guardarlo. Come se fosse qualcosa che aveva una profondit, una
lunghezza e una larghezza; qualcosa di minaccioso.
Barcoll, ricadde sul divano. Si guard ancora intorno. Non cera nulla, nulla di tangibile.
Poteva trovarsi solo nella sua mente. I mobili erano esattamente come prima. La luce del sole filtrava
attraverso le finestre, perforando le tendine di stoffa leggera e creando ghirigori dorati sul pavimento di
legno. Le pareti erano dello stesso color crema, il soffitto identico a prima. Eppure cera qualcosa che
diventava pi scuro, pi scuro...
Che cosa?
Si costrinse a rialzarsi e si mosse stordito per la stanza. Si dimentic di Sally. Giunse in camera
da pranzo. Tocc il tavolo, fiss il legno scuro di quercia. And in cucina. Rimase in piedi accanto
allacquaio e guard fuori dalla finestra.
La vide camminare a passo incerto in fondo allisolato. Forse aveva aspettato lautobus.
Adesso non ce la faceva pi ad aspettare e si stava allontanando dalla casa, da lui.
Le vado dietro borbott.
No, pens. No, non le andr dietro come un...
Dimentic di completare lanalogia. Fiss lacquaio con espressione vacua. Si sentiva come se
fosse ubriaco. Ogni cosa aveva perso nitidezza.
Ha lavato le tazze. Il piatto rotto era stato gettato via. Si guard il taglio sul pollice. Si era
richiuso. Non se ne ricordava nemmeno pi.
Allimprovviso si guard intorno come se qualcuno fosse giunto di soppiatto alle sue spalle.
Fiss la parete. Cera qualcosa che saliva. Ne aveva la netta sensazione. Non sono io che me lo
immagino, eppure devessere cos; devessere la mia immaginazione.
Immaginazione!
Picchi un pugno sullacquaio. Mi metter a scrivere. Scrivere, scrivere. Sedersi e riversare
tutto in parole; questa sensazione di angoscia, di terrore e di solitudine. Scrivere e liberare dalla
tensione i miei nervi.
S! url.
Corse via dalla cucina. Rifiut di accettare la paura istintiva che sentiva dentro di s. Ignor la
minaccia che sembrava impregnare laria stessa.
Un tappeto gli slitt sotto i piedi. Lo allontan con un calcio. Si mise a sedere. Laria pulsava.
Rimosse con violenza il coperchio della macchina per scrivere. Rimase seduto, nervoso, fissando la
tastiera. Il momento prima dellattacco. Era nellaria. Ma  il mio attacco!, pens trionfante, il mio
attacco alla stupidit e alla paura.
Infil un foglio di carta nel rullo. Si sforz di chiamare a raccolta i suoi pensieri convulsi.
Scrivere, la parola era incisa nella sua mente. Scrivere... adesso.
Adesso! url.
Sent la scrivania che sbandava contro i suoi stinchi.
Il dolore lancinante penetr i suoi sensi come la lama di un coltello. Diede un calcio alla
scrivania, in un automatico gesto di frenesia. Altro dolore. Scalci di nuovo. La scrivania reag. Lui
url.
Laveva vista muoversi.
Cerc di indietreggiare, ormai svuotato della sua rabbia. I tasti della macchina da scrivere si
mossero sotto le sue dita. Abbass gli occhi. Non riusc a capire se era lui a muovere i tasti o se fossero
i tasti ad agire di loro volont. Tir indietro istericamente la mano, tentando di togliere le dita dalla
tastiera, ma senza riuscirci. I tasti si muovevano pi rapidamente di quanto il suo occhio riuscisse a
cogliere. Erano una macchia indistinta. Li sent che gli laceravano la pelle, gli scorticavano le dita.
Erano ormai scarnificate. Il sangue cominci a scorrere.
Grid e arretr ancora. Riusc a liberare le dita con uno strattone e balz allindietro sulla
sedia.
La fibbia della cintura si incastr, il cassetto della scrivania venne fuori con violenza. Lo colp
allo stomaco. Grid di nuovo. Il dolore era una nuvola nera che gli fluiva sopra la testa.
Abbass una mano per richiudere il cassetto. Vide che dentro cerano delle matite gialle.
Sembravano fissarlo. La sua mano scivol, sbatt sul cassetto.
Una delle matite lo infilz.
Teneva sempre le punte affilate. Fu come il morso di un serpente. Ritrasse di scatto la mano
con un rantolo di dolore. La punta si era infilata sotto ununghia. Era penetrata nella carne viva, tenera.
Url per la rabbia e per il dolore. Abbranc la matita con laltra mano. La punta si stacc e gli si
conficc nel palmo. Non riusciva a liberarsi della matita, che continuava a massacrargli la mano. Lui
tirava, e quella tracciava righe nere e profonde sulla pelle, penetrandogli nella carne.
Scagli la matita dallaltra parte della stanza. Rimbalz contro il muro. Sembr schizzare
allins quando ricadde sulla gomma. Rotol via e rimase immobile.
Chris perse lequilibrio. La poltrona ricadde allindietro con violenza. La sua testa picchi
forte sul pavimento di legno. La mano sporta allinfuori si aggrapp al davanzale. Schegge minuscole
penetrarono nella pelle come aghi invisibili. Mugol, colto da un terrore mortale. Dimen
forsennatamente le gambe. I compiti in classe gli piovvero addosso come le ali svolazzanti di uno
stormo di uccelli impazziti.
La poltrona torn a raddrizzarsi sulle molle. Le pesanti rotelle gli passarono sulle mani
insanguinate, con la carne viva messa a nudo. Le ritrasse con un urlo. Tir indietro una gamba e scalci
con violenza la poltrona. Quella and a infrangersi di fianco contro il caminetto. Le rotelle vorticarono
e ronzarono come uno sciame di insetti infuriati.
Balz in piedi. Perse lequilibrio e cadde di nuovo, schiantandosi contro il davanzale. Le tende
gli crollarono addosso come un pitone. I bastoni si staccarono dal muro, caddero gi e lo colpirono in
piena testa. Sent il sangue che gli gocciolava caldo sulla fronte. Si trascin sul pavimento. Le tende
sembravano avvolgerlo come serpenti. Url di nuovo. Le fece a pezzi, istericamente. I suoi occhi erano
stravolti dal terrore.
Scagli via le tende e si rimise faticosamente in piedi, barcollando in cerca di equilibrio. Il
dolore alle mani era insopportabile. Se le guard. Erano come carne appena macellata, con la pelle che
ricadeva gi a brandelli. Doveva bendarle. Si volt e and verso il bagno.
Al primo passo il tappeto gli scivol sotto i piedi, proprio quel tappeto che aveva allontanato
prima con un calcio. Si sent proiettare in aria. Abbass istintivamente le mani per attutire limpatto.
La vampata di dolore fu come una scossa elettrica che lo fece sobbalzare. Un dito si spezz. Le
schegge penetrarono nella carne viva e sent una fitta lancinante alla caviglia.
Brancol per rialzarsi, ma il pavimento era come una lastra di ghiaccio sotto di lui. Rimase
immobile, in un silenzio di morte. Il cuore gli martellava nel petto. Tent ancora di rimettersi in piedi.
Ricadde, sibilando per il dolore.
La libreria lo sovrastava, minacciosa. Grid e alz un braccio. Lintera struttura gli precipit
addosso. Lo scaffale superiore lo colp alla testa. Onde nere lo travolsero, una lama aguzza di dolore gli
trafisse il cervello. I libri piovvero su di lui. Rotol su un fianco con un gemito. Cerc di trascinarsi
lontano. Scans i libri, senza pi energia, e quelli ricaddero gi, aprendosi. Sent gli orli delle pagine
lacerargli le dita come lame di rasoio.
Il dolore gli schiar la testa. Si mise a sedere e scaravent lontano i libri. Scalci la libreria
verso la parete. Il pannello posteriore si stacc e cadde gi.
Si rimise in piedi, mentre la stanza gli turbinava intorno. Si diresse a passo malfermo verso la
parete, cercando di sostenersi. La parete sembrava quasi spostarsi sotto le sue mani. Non riusc a
trovare sostegno. Scivol sulle ginocchia, si rialz.
Devo bendarmi farfugli con voce roca.
Le parole gli riempivano il cervello. Attravers ondeggiando il salotto che sembrava animato
di vita propria, ed entr in bagno.
Si blocc. No! Devo uscire dalla casa! Sapeva che non era stata la sua volont a condurlo l
dentro.
Cerc di girarsi, ma scivol sulle mattonelle e and a sbattere il gomito contro il bordo della
vasca. Un dolore intenso gli sirradi fino alla spalla. Perse la sensibilit del braccio. Si accasci al
suolo, contorcendosi per il dolore. Le pareti sembrarono rannuvolarsi; si richiusero su di lui come un
sudario scuro.
Si mise a sedere, con il respiro che gli bruciava la gola. Si tir su con un rantolo. Protese il
braccio e apr lo sportello dellarmadietto dei medicinali. Quello gli and a sbattere sulla guancia,
procurandogli un taglio irregolare nella carne.
La sua testa scatt allindietro. La fessura nel soffitto era come un largo sorriso idiota su una
faccia bianca e inespressiva. Riabbass la testa, piagnucolando per il terrore. Cerc di indietreggiare.
La sua mano and verso larmadietto. Tintura di iodio, garza!, urlava la sua mente.
La mano riemerse con il rasoio.
Guizz nella sua mano come un pesce appena pescato. Avvicin laltra mano allarmadietto.
Tintura di iodio, garza!, continuava a strepitare il suo cervello.
La mano riemerse con il filo interdentale. Si rivers fuori dal tubo come un verme bianco
senza fine. Si avvoltol intorno alla sua gola e alla sua spalla. Cominci a stringere.
La lunga lama scintillante usc dal fodero.
Non riusc a fermare la sua mano, che trascin pesantemente il rasoio lungo il petto. Lacer la
camicia. Scav una vallata nel torace. Ne zampill il sangue.
Cerc di scagliare via il rasoio. Era come incollato alla sua mano. Colpiva allimpazzata,
mirando alle braccia e alle mani, alle gambe e al corpo.
E alla gola.
Un urlo di terrore assoluto si rivers dalle sue labbra. Corse via dal bagno, e sbuc in salotto barcollando come un ubriaco.
Sally! esclam. Sally, Sally, Sally...
Il rasoio colp la gola. La stanza divenne nera. Dolore. La vita che defluiva nella notte. Il silenzio sul mondo intero.
Il giorno dopo venne il dottor Morton. Chiam la polizia. E in seguito il medico legale scrisse sul suo rapporto: Deceduto a causa di ferite volontariamente autoinferte.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Casa Slaughter.
...
.
...
Titolo originale: Slaughter House. 1953.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Sottopongo alla sua attenzione il manoscritto allegato, che  stato recapitato a questo ufficio alcune settimane fa. Non offre alcuna prova, n giudizio per stabilirne la credibilit. Sta al lettore decidere se sia attendibile o meno.
Samuel D. Machildon. Segretario associato, Societ Rand per la ricerca psichica.
...
1.
...
Tutto questo  avvenuto molti anni fa. Mio fratello Saul e io ci eravamo presi una cotta per la
vecchia e disabitata Casa Slaughter. Fin da quando eravamo ragazzi il cartello dai bordi ingialliti con su
scritto IN VENDITA penzolava di sbieco dalla sudicia finestra anteriore. Con unambizione tutta
giovanile avevamo giurato a noi stessi che, una volta cresciuti, quel cartello non ci sarebbe stato pi.
Raggiunta let matura, questa aspirazione in qualche modo rimase. Avevamo una predilezione
per lo stile vittoriano, Saul e io. La sua pittura era molto simile a quel modo florido e roseo di ritrarre la
natura che  tipico degli artisti ottocenteschi. E la mia scrittura, anche se ben lontana dal fornirmi la
soddisfazione che mi aspettavo, portava anchessa il marchio ben definito della prolissit,
contraddistinta comera da uno stile meticoloso e da un fraseggiare ricercato che i modernisti bollano come pesante e artificioso.
Dunque, come quartier generale delle nostre attivit artistiche, quale migliore soluzione di
Casa Slaughter, quella costruzione che si adattava cos perfettamente alle nostre predilezioni pi intime? Nessuna, decidemmo, e ci regolammo subito di conseguenza.
Ritenevamo che il dotalizio annuo predisposto dai nostri defunti genitori, ancorch magro, potesse essere sufficiente, anche se la casa aveva urgente bisogno di riparazioni e per di pi era priva di elettricit.
Ci fu anche chi parl di fantasmi, ma non gli demmo quasi nessun credito. I ragazzi del
vicinato facevano a gara nel raccontare le loro sconvolgenti esperienze con alcuni fra gli spettri pi
famosi. Ridemmo delle loro argute fantasie, senza mai perdere la convinzione che lacquisto di quella
casa sarebbe stato per noi un grande vantaggio e una grande soddisfazione.
Lagenzia immobiliare fece i salti di gioia il giorno in cui gli togliemmo dalle mani quella che
da tempo consideravano una causa persa, tanto da arrivare al punto di eliminare Casa Slaughter dal loro
catalogo. Vennero subito presi tutti gli accordi del caso e, questione di ore, ci eravamo trasferiti armi e
bagagli dal nostro scomodo appartamento nella nuova casa, sufficientemente grande per noi.
Per diversi giorni ci dedicammo ai lavori di pulizia pi indispensabili, il che si rivel un
progetto assai pi difficile di quanto ci fossimo aspettati. Camere e corridoi erano ricoperti da uno
strato di polvere. Pi spolveravamo, pi la polvere si espandeva e si depositava dappertutto, riempiendo
laria di spettrali nuvolette di pulviscolo. Proprio questo ci fece riflettere sul fatto che pi di una visione
di fantasmi poteva spiegarsi se verificata in condizioni come quelle.
Oltre alla polvere onnipresente, cera un denso strato di sporco su tutte le superfici vetrose, a
partire dalle finestre del pianoterra per arrivare agli specchi del bagno allultimo piano. Cerano
ringhiere allentate da riparare, serrature da rimettere a posto, metri e metri di folti tappeti impregnati
dalla polvere di decenni, e una quantit di altre incombenze grandi e piccole da portare a termine prima
che la casa potesse definirsi abitabile.
Eppure, a dispetto della sporcizia e della polvere, era indubitabile che avessimo fatto un buon
affare. La casa era completamente ammobiliata, perdipi con quegli stupendi arredi dei primi del
secolo. Saul e io non stavamo pi nella pelle per la soddisfazione. Spolverata, arieggiata, ripulita da
cima a fondo, la casa si rivel un acquisto affascinante. I tendaggi lussuosi, con i loro colori cupi, i
tappeti lavorati, i mobili eleganti, la spinetta con i tasti gialli: ogni cosa era completa fino allultimo
particolare, e questo particolare era il ritratto di una giovane donna piuttosto bella, appeso sopra il
caminetto del salone.
La prima volta che lo vedemmo, Saul e io rimanemmo senza fiato di fronte alla sua qualit
artistica. Poi Saul mi parl della tecnica usata dal pittore e alla fine, colti da una specie di esaltazione
mistica, facemmo diverse ipotesi su chi potesse essere il soggetto del ritratto.
Alla fine giungemmo alla convinzione che dovesse trattarsi della figlia o della moglie
dellultimo proprietario, chiunque fosse stato, colui al quale si doveva fare risalire il nome di CasaSlaughter.
Passarono diverse settimane. Il piacere iniziale venne mitigato dai continui impegni quotidiani
e dagli intensi sforzi creativi.
Ci alzavamo alle nove, facevamo colazione in sala da pranzo, poi ci mettevamo a lavorare, io
nella mia camera da letto e Saul nella serra, che eravamo riusciti a trasformare in un piccolo studio.
Ognuno impegnato nella propria attivit, le mattine trascorrevano serene e feconde. Pranzavamo
alluna, un pasto frugale ma nutriente, e poi tornavamo al lavoro nel pomeriggio.
Verso le quattro facevamo uninterruzione per prendere il t e scambiare quattro chiacchiere in
tutta tranquillit nellelegante salottino anteriore. A questo punto si era gi fatto troppo tardi per
riprendere il lavoro, visto che il buio cominciava ad ammantare la citt. Avevamo scelto di non avere la
corrente elettrica, sia per motivi di economia, sia per una ragione meno volgare, di ordine estetico.
Non avremmo per nulla al mondo usato violenza al fascino raffinato della casa con laggiunta
della luce elettrica, cos ordinaria e asettica. Anzi, preferivamo il silenzio ondeggiante della luce di una
candela, sotto la quale ci affrontavamo nella serale partita di scacchi. Non sentivamo il bisogno di
profanare il silenzio con il fastidioso blaterare della radio, consumavamo il nostro pane non
abbrustolito e trovavamo il vino sufficientemente fresco quando lo tiravamo fuori dalla vecchia
ghiacciaia. Saul adorava quella sensazione di vivere nel passato, e anchio. Non chiedevamo di pi.
Ma poi cominciarono quelle piccole cose, le cose indefinibili, le cose senza senso.
Mentre salivamo le scale, o percorrevamo i corridoi, o entravamo nelle stanze, Saul e io, da
soli o insieme, ci fermavamo e ricevevamo strani impulsi nella mente; erano attimi fuggevoli, eppure
ben definiti nel momento in cui li vivevamo.
 difficile esprimere quella sensazione con la dovuta chiarezza. Era come se udissimo
qualcosa anche se non cera nessun suono, come se vedessimo qualcosa laddove non cera niente da
vedere. La percezione di una presenza in movimento, tenue e delicata, nascosta a ogni senso fisico
eppure, chiss come, avvertita.
Non riuscivamo a spiegarla. Anzi, non ne parlammo mai fra noi. Era una sensazione troppo
nebulosa per discuterne, impossibile a trasformarsi in parole. E per quanto ci rendesse inquieti, non
tentammo nemmeno di confrontare le nostre esperienze, n sarebbe stato possibile. Neppure il pi
astratto esercizio intellettuale sarebbe riuscito ad avvicinarsi minimamente a quello che provavamo.
Certe volte incontravo Saul e lo vedevo che si guardava frettolosamente alle spalle, o
allungava una mano furtiva per colpire laria, quasi si aspettasse che le sue dita toccassero qualche
entit invisibile. Certe volte era lui a sorprendermi in questi comportamenti. Quando succedeva ne
sorridevamo in modo goffo, e ognuno dei due si godeva quel momento senza pronunciare alcuna
parola.
Ma ben presto i nostri sorrisi svanirono. Direi quasi che avevamo paura di deridere questa
entit sconosciuta, e di avere una prova della sua autenticit. Non che mio fratello o io fossimo
superstiziosi, nemmeno un po. Il fatto stesso che avessimo acquistato la casa senza prestare il minimo
credito ai pettegolezzi da comari sulla sua presunta maledizione sembrava smentire lipotesi che
fossimo, in un modo o nellaltro, propensi a qualche suggestione di tipo mistico. Eppure la casa
sembrava, al di l di qualsiasi dubbio, possedere un suo strano potere.
Spesso, a notte fonda, me ne stavo sveglio sul letto, e sentivo che in qualche modo Saul faceva
la stessa cosa in camera sua, e che entrambi ascoltavamo e aspettavamo, con la lucida certezza che
fosse imminente larrivo di qualcosa di sconosciuto. E infatti successe.
...
2.
...
Ci eravamo trasferiti a Casa Slaughter da forse un mese e mezzo quando ci si manifest il
primo debole indizio della presenza di altri occupanti, oltre a noi.
Mi trovavo nella piccola cucina e stavo preparando la cena sulla stufetta a gas. Saul era in sala
da pranzo e stava apparecchiando la tavola. Aveva steso una tovaglia bianca sul piano di mogano scuro
e lucido, e su di essa aveva sistemato due piatti con le relative posate. Un candeliere a sei bracci
brillava al centro del tavolo, proiettando ombre sulla stoffa candida.
Saul stava per mettere le tazze e i piattini accanto ai piatti quando mi voltai verso la stufa.
Regolai appena la manopola per abbassare la fiamma sotto le costolette. Poi, proprio mentre aprivo la
ghiacciaia per prendere il vino, sentii Saul che emetteva un forte rantolo, e ci fu un rumore sordo sul
tappeto. Mi girai di scatto e uscii di corsa dalla cucina.
Una delle tazze era caduta a terra, e il manico si era staccato. La raccolsi subito, sempre
tenendo gli occhi fissi su Saul.
Se ne stava muto, con la schiena appoggiata allarcata del salone, la mano destra premuta
contro la guancia, e unespressione sconvolta che gli deformava i lineamenti delicati.
Che c? gli chiesi, deponendo la tazza sul tavolo.
Lui mi guard senza rispondere e io mi accorsi che le dita magre e affusolate, sempre
appoggiate sulla guancia, tremavano vistosamente.
Saul, che c?
Una mano disse. Una mano. Mi ha toccato la guancia.
Probabilmente spalancai la bocca per la sorpresa. Mi ero aspettato, nel profondo della mente,
che dovesse succedere qualcosa del genere. E anche Saul. Eppure, adesso che era successo, ci
sentivamo entrambi gravati da un naturale senso di oppressione.
Rimanemmo in silenzio. Come posso esprimere quello che provai in quel momento? Era come
se qualcosa di tangibile, unondata di aria soffocante, strisciasse su di noi simile a un serpente informe,
sonnolento. Notai che il petto di Saul si sollevava e si abbassava in modo convulso. La mia bocca era
rimasta spalancata, mentre cercavo di riprendere fiato.
Poi, un attimo dopo, quel senso di vuoto opprimente svan e la paura senza senso si dissolse.
Ero in grado di parlare, e mi azzardai a spezzare con le parole quello spaventoso incantesimo.
Ne sei sicuro? gli chiesi.
La sua gola esile si contrasse. Si costrinse a sorridere, un sorriso pi di spavento che di
contentezza.
Spero di no rispose.
Rafforz il sorriso, non senza fatica.
Pu essere? riprese, mentre la sua giovialit svaniva a vista docchio. Pu essere davvero
che ci siamo fatti infinocchiare e che abbiamo acquistato una casa infestata?
Feci il possibile per adeguarmi al suo spirito un po artefatto, che aveva il solo scopo di non
farci perdere la testa. Ma non poteva durare a lungo, e perdipi quel modo di esprimersi sopra le righe
non mi dava alcun conforto. Eravamo entrambi straordinariamente ipersensibili, fin dalla nascita,
ventisette anni prima io e venticinque Saul, ed entrambi vivevamo sulla pelle, in modo irrazionale ma
intenso, questa sorta di incorporea premonizione.
Non ne parlammo pi, non saprei dire se per ripugnanza o per paura che si ripetesse.
Consumammo la nostra cena senza entusiasmo e trascorremmo il resto della serata giocando a carte,
con esito avvilente. Ci fu un attimo in cui mi lasciai sopraffare dalla paura e suggerii che forse sarebbe
stato meglio prendere in considerazione lidea di fare allacciare la corrente elettrica.
Saul si prese gioco della mia apparente capitolazione e sembr accettare la fioca luce delle
candele con uno stato danimo pi sereno di quanto ci si sarebbe potuto aspettare dopo quello che era
successo prima di cena. Comunque non sollevai pi il problema.
Ci ritirammo nelle nostre camere pi presto del solito. Prima di separarci, per, Saul disse
qualcosa di molto strano, a mio modo di vedere. Era in cima alle scale e guardava gi, mentre io stavo
per aprire la porta della mia camera.
Non ti sembra tutto cos familiare? mi chiese.
Mi voltai verso di lui, senza capire di che cosa stesse parlando.
Familiare? ripetei.
Voglio dire cerc di spiegarsi come se fossimo gi stati qui. No, non solo stati. Proprio
come se ci avessimo abitato.
Lo guardai con un fastidioso senso di angoscia che mi rodeva la mente. Lui abbass lo sguardo
e fece un sorriso nervoso quasi si fosse appena reso conto di avere detto qualcosa che non doveva dire.
Si diresse rapidamente verso la sua camera e mi salut con un buonanotte farfugliato e poco cordiale.
Anchio mi chiusi in camera, interrogandomi sullinsolita irrequietezza che sembrava essersi
impossessata di Saul durante tutta la serata, e che si era manifestata non soltanto a parole, ma nel modo
impaziente di giocare a carte, nella posizione smaniosa sulla sedia, nel frenetico agitare le dita, nel
continuo nervosismo degli occhi scuri, sempre inquieti, come se cercasse qualcosa nella stanza.
Mi spogliai, mi lavai e mi infilai subito a letto. Ero sdraiato da circa unora quando sentii la
casa scossa da un tremito passeggero, e laria impregnata da uno strano ronzio discordante che mi fece
pulsare il cervello.
Mi premetti le mani sulle orecchie e poi ebbi come limpressione di svegliarmi, sempre con le
orecchie coperte. La casa era silenziosa, immobile. Non ero affatto certo che si fosse trattato di un
sogno. Poteva essere stato un grosso camion che passava nei paraggi, scatenando quella sensazione
nella mia mente agitata. Non avevo modo di saperlo con certezza.
Mi drizzai a sedere e aguzzai le orecchie. Per lunghi minuti restai immobile sul letto e cercai di
sentire se ci fossero rumori nella casa. Magari un ladro, o forse Saul che si era alzato per farsi uno
spuntino. Ma non sentii niente. Una volta, mentre fissavo la finestra, mi sembr di vedere con la coda
dellocchio il bagliore fugace di una luce azzurrina che guizzava da sotto la porta. Ma quando girai di
scatto la testa, i miei occhi incontrarono soltanto il buio fitto. Alla fine mi abbandonai sul cuscino e dormii un sonno irrequieto.
...
3.
...
Il giorno dopo era domenica. Le frequenti veglie durante la notte e il sonno leggero e disturbato mi avevano lasciato spossato. Rimasi a letto fino alle dieci e trenta, anche se di solito avevo
labitudine di alzarmi alle nove, ogni mattina, unabitudine che avevo preso fin da quando ero molto
giovane.
Mi vestii in tutta fretta e uscii in corridoio, ma Saul era gi in piedi. Mi sentivo un po
dispiaciuto che non fosse venuto a parlarmi come faceva a volte, e che non fosse nemmeno venuto a
chiamarmi per dirmi che era gi molto tardi.
Lo trovai nel salone che faceva colazione su un tavolino sistemato a fianco al caminetto. Si era
accomodato su una sedia piazzata proprio di fronte al quadro.
Quando entrai la sua testa si gir di scatto. Mi sembr nervoso.
Buongiorno disse.
Perch non mi hai svegliato? gli chiesi. Lo sai che non dormo mai cos tanto.
Ho pensato che fossi stanco disse. Che differenza fa?
Mi misi a sedere di fronte a lui, sentendomi piuttosto irritabile mentre prendevo un biscotto
caldo da sotto il tovagliolo e lo spezzavo.
Ti sei accorto che la casa ha tremato, stanotte? gli chiesi.
No, davvero?
Non reagii al tono fatuo della domanda con cui aveva risposto alla mia. Staccai un pezzo di
biscotto e lo mandai gi.
Caff? disse. Io annuii seccamente e me ne vers una tazza, in apparenza senza dare peso al
mio atteggiamento risentito.
Guardai il tavolo.
Dov lo zucchero? gli chiesi.
Non lo uso mai rispose. Lo sai bene.
Io lo uso replicai.
Be, non ti eri ancora alzato, John ribatt lui con un sorriso asettico.
Mi alzai di scatto e andai in cucina. Aprii unanta dellarmadietto e presi la zuccheriera, con le
dita nervose.
Poi, mentre stavo per allontanarmi, provai ad aprire laltra anta. Non si apr. Fin da quando
avevamo traslocato, era sempre stata bloccata. Saul e io avevamo deciso, tanto per mantenere
scherzosamente viva la tradizione del vicinato, che nellarmadietto ci dovevano essere mensole piene di
fantasmi disidratati.
Sul momento, tuttavia, non ero dellumore giusto per queste amene fantasticherie. Tirai il
pomello dellanta con rabbia crescente. Il fatto che allimprovviso avessi scelto proprio quella mattina
per aprire larmadietto rifletteva il malumore che il disinteresse di Saul riusciva facilmente a creare in
me. Posai la zuccheriera e afferrai il pomello con tutte e due le mani.
Che diavolo stai combinando? sentii Saul chiedermi dalla sala adiacente.
Non risposi, ma tirai pi forte il pomello. Era come se lanta fosse incastrata solidamente nel
mobile e non riuscii a smuoverla nemmeno di un millimetro.
Che stavi facendo? mi chiese Saul quando mi rimisi a sedere.
Niente risposi e la faccenda fin l. Mangiai con poco appetito, anzi senza appetito. Non so
se mi sentissi pi arrabbiato che ferito. Forse era pi una sensazione di rammarico perch di solito Saul
era piuttosto sensibile alle mie reazioni, mentre quel giorno appariva meno ricettivo che mai. Ed era
proprio quella freddezza distaccata, cos insolita rispetto al suo comportamento abituale, che mi aveva
cos sconvolto.
Una volta, mentre mangiavo, alzai gli occhi su di lui e mi accorsi che fissava la mia spalla,
cercando di mettere a fuoco qualcosa che si trovava dietro di me. Questo mi provoc un forte brivido
lungo la schiena.
Che stai guardando? gli domandai.
I suoi occhi tornarono su di me e il debole sorriso scomparve dalle sue labbra.
Niente rispose.
Mi girai lo stesso sulla sedia per guardare. Ma cera soltanto il ritratto sopra il caminetto e
nientaltro.
Il quadro? gli chiesi.
Lui non rispose, ma mescol il caff con una compostezza simulata.
Saul, gli dissi sto parlando con te.
I suoi occhi scuri mi fissavano con una freddezza quasi beffarda. Come se mi volessero dire
daccordo, stai parlando con me, ma non  che minteressi poi tanto, capisci?.
Dal momento che non aveva intenzione di parlarmi, io scelsi di provare ad alleviare
quellinesplicabile tensione che era cresciuta fra noi. Posai la tazza.
Hai dormito bene? gli chiesi.
Il suo sguardo si spost su di me, direi quasi con sospetto; fu quella la sensazione che provai.
Perch me lo chiedi? replic, con tono guardingo.
Ti sembra una domanda tanto strana?
Non rispose neanche stavolta. Si deterse le labbra con il tovagliolo e spinse indietro la sedia,
come se volesse alzarsi.
Scusami farfugli, pi per abitudine che per buona educazione, mi sembr.
Perch sei cos misterioso? gli chiesi, con autentico interesse.
Era gi in piedi, pronto ad allontanarsi, il volto praticamente privo di espressione.
Non lo sono affatto rispose. Sei tu che lavori dimmaginazione.
Proprio non riuscivo a capire questa sua improvvisa alterazione, e non riuscivo a collegarla a
nessuna causa corrispondente. Lo fissai incredulo mentre si girava e si dirigeva impaziente verso il
corridoio.
Volt a sinistra per attraversare larcata e lo sentii calpestare il tappeto con passi sordi e veloci.
Rimasi seduto, incapace di muovermi, lo sguardo fisso sul punto in cui era appena scomparso.
Ci misi un bel po a voltarmi per esaminare il quadro con pi attenzione.
Sembrava non avere nulla di insolito. Il mio sguardo si mosse lungo la linea proporzionata
delle spalle fino alla gola bianca e delicata, al mento, alle labbra rosse e arcuate, al nasino piegato
allins, agli occhi verdi e sinceri. Fui costretto a scuotere la testa. Era soltanto il ritratto di una donna,
niente di pi. Come poteva influenzare un uomo equilibrato? Come poteva influenzare Saul?
Non riuscii a finire il caff, ma lo lasciai raffreddare sul tavolo. Mi alzai spingendo indietro la
sedia e salii al piano di sopra. Mi recai direttamente in camera di mio fratello e girai la maniglia per
entrare, poi mi accorsi che si era chiuso dentro e mi irrigidii. Mi allontanai a labbra strette, molto
contrariato, direi proprio sconvolto e incapace di controllarmi.
Restai in camera mia per quasi tutto il giorno, leggendo qualcosa ogni tanto, e tendendo le
orecchie per sentire il rumore dei suoi passi nel corridoio. Cercai di chiarirmi la situazione, di
spiegarmi il motivo di quella strana trasformazione del suo comportamento nei miei confronti.
Non riuscii a trovare una risposta soddisfacente, a parte un preteso mal di testa, una notte in
bianco o unaltra soluzione altrettanto banale. Che per non giustificavano il suo disagio, il modo
freddo e distaccato in cui mi guardava, la sua evidente ritrosia a esprimersi in modo educato.
Fu allora, contro la mia stessa volont, devo ammetterlo con franchezza, che cominciai a
sospettare cause meno comuni e a prestare credito alle dicerie locali sulla casa in cui abitavamo. Non
avevamo parlato di quella mano dalla quale si era sentito toccare: perch eravamo convinti che fosse
frutto dellimmaginazione o perch sapevamo bene che non lo era?
Una volta, nel pomeriggio, uscii in corridoio e rimasi l con gli occhi chiusi, ascoltando
attentamente, quasi volessi catturare un suono in particolare e scoprirne lorigine. Dondolavo avanti e
indietro nel silenzio profondo, e lo stesso silenzio mi rintronava nelle orecchie.
Non sentii nulla. E la giornata trascorse in ore lunghe e solitarie. Saul e io consumammo un
pasto serale allinsegna dellimbarazzo; lui rifiut ogni mio tentativo di conversazione e dopo cena
respinse le mie numerose proposte di una partita a carte o a scacchi.
Dopo aver finito di mangiare se ne torn subito in camera e io lavai i piatti, tornai nella mia e
mi misi a letto.
Il sogno ritorn, anche se non sotto forma di sogno, o almeno cos mi sembr quando mi
svegliai, di primo mattino. Ma se non era stato un sogno, allora dovevano essere stati un centinaio di
camion a far vibrare la casa in quel modo. La luce che filtrava da sotto la porta, una vivida
luminescenza azzurra, era troppo brillante per essere prodotta da una candela. E il rumore di passi che
sentii era fin troppo evidente. Anche quelli facevano parte del mio sogno? Non potevo affermarlo con sicurezza.
...
4.
...
Mi alzai che erano gi le nove e mezza. Mi vestii, molto contrariato perch la mia tabella di marcia era stata alterata da quella nuova situazione. Finii presto di fare toletta e uscii in corridoio, ansioso di tuffarmi nel lavoro.
Poi, guardando automaticamente verso la camera di Saul, notai che la porta era socchiusa. Ne
dedussi che doveva essersi gi alzato e che si era messo a lavorare nella serra, perci non mi fermai a
controllare. Scesi le scale per andare a prepararmi una rapida colazione, e appena entrato in cucina vidi
che era rimasta esattamente come lavevo lasciata la sera prima.
Mangiai qualcosa, risalii ed entrai nella camera di Saul.
Trovarlo ancora sopra il letto mi riemp di costernazione. Ho detto sopra il letto e non a
letto perch lenzuola e coperte erano state scagliate lontano, e con violenza, a quanto sembrava, e si
trovavano ammucchiate sul pavimento di legno.
Saul era sdraiato sul lenzuolo di sotto, con addosso solo i pantaloni del pigiama: il petto, le
spalle e la faccia erano imperlati da goccioline di sudore.
Mi chinai su di lui e lo scossi una volta, ma la sua unica reazione fu un borbottio assonnato e
indistinto. Lo scossi di nuovo stringendo la presa e lui si rigir rabbiosamente su un fianco.
Lasciami in pace disse, con la voce impastata dallirritazione. Lo sai che sono stato...
Sinterruppe come se, ancora una volta, fosse stato sul punto di dire qualcosa che non doveva.
Sei stato che cosa? lo incalzai, sentendo che il mio sistema nervoso si stava surriscaldando.
Lui non rispose, ma si rigir sulla pancia, sprofondando il volto nel cuscino bianco.
Lo presi per la spalla e tornai a scuoterlo, questa volta con pi violenza. Lui si drizz di scatto
e mi disse, in tono aggressivo: Esci da qui!
Hai intenzione di metterti a dipingere? gli chiesi, tremando vistosamente.
Lui si rotol sul fianco e si dimen un poco, come se si preparasse a dormire di nuovo. Mi
allontanai respirando a fatica per la rabbia.
Preparatela da solo, la colazione gli dissi, sentendomi ancora pi infuriato per linutilit
delle mie parole. Mentre mi sbattevo la porta alle spalle mi parve di sentirlo ridere.
Tornai in camera mia e mi misi al lavoro sulla mia commedia, anche se con scarsi risultati. Il
cervello non ce la faceva a concentrarsi. Lunica cosa a cui riuscivo a pensare era il modo insolito con
cui mi era stato usurpato il piacere della mia vita.
Saul e io eravamo sempre stati molto intimi. Le nostre esistenze erano state inseparabili, i
nostri progetti sempre in comune, gli affetti invariabilmente rivolti soprattutto su di noi, dalluno
allaltro. Era cos fin dalla prima infanzia, quando gi alle elementari gli altri bambini ci chiamavano I
fratelli, contrazione del nostro nomignolo completo, cio I fratelli siamesi. E anche se io avevo due
anni pi di Saul, stavamo sempre insieme e ci sceglievamo gli amici a seconda delle simpatie e delle
antipatie che ognuno di noi due provava: in poche parole, vivevamo luno in funzione dellaltro.
E adesso ci succedeva questa cosa, questa irritante divisione nel nostro rapporto. Questa brusca
interruzione di un sodalizio cameratesco, questo improvviso, doloroso passaggio dallintimit
allindifferenza pi ostinata.
Il cambiamento era per me di una tale gravit che quasi subito incominciai ad attribuirlo alla
causa pi seria. E anche se la soluzione che implicava mi sembrava quantomeno inconsistente, non
potevo fare altro che costringermi ad accettarla. Una volta accettata, non riuscii pi a togliermela dalla
testa.
Nella quiete della mia camera, pensai ai fantasmi.
Era dunque possibile che la casa fosse infestata? Rimuginai rapidamente sulle diverse
implicazioni, e sui diversi indizi che potessero confermare questa ipotesi.
Escludendo la possibilit che si trattasse della conseguenza di un sogno, rimaneva nella mia
mente la forte vibrazione e linspiegabile, stridulo brusio che mi aveva attaccato il cervello. Cera la
strana luce azzurrina che avevo sognato, o che forse avevo visto veramente sotto la porta. E infine, la
prova pi inconfutabile, cera laffermazione di Saul di essersi sentito sfiorare la guancia da una mano.
Una mano fredda e umida!
Eppure, nonostante tutto, non  facile convincersi dellesistenza dei fantasmi in un mondo cos
concreto e razionale. Listinto si ribella allidea di ammettere una possibilit tanto assurda. Perch, una
volta mosso il primo passo verso il sovrannaturale, non c modo di tornare indietro, n di sapere dove
condurr quella nuova strada: si sa solo che  sconosciuta e minacciosa.
Cominciavo ad avere delle premonizioni cos forti che misi da parte carta e penna e mi
precipitai in corridoio e poi in camera di Saul, con lidea che l dentro ci potesse essere qualcosa di
maligno.
Il rumore paradossale e inatteso del suo russare mi rilass, ma solo momentaneamente. Il mio
sorriso dur poco e scomparve del tutto quando vidi la bottiglia semivuota di liquore sul comodino
accanto al letto.
Fu un colpo vero e proprio, che mi fece accapponare la pelle. E pensai: Si sta rovinando, e io
non capisco nemmeno perch.
Mentre stavo l a contemplare il suo corpo disteso, lui grugn una volta e si rigir sulla schiena.
Si era vestito, ma i vestiti con i quali aveva dormito erano adesso tutti spiegazzati. Vidi che non si era
fatto la barba e che aveva il volto sfatto. Gli occhi iniettati di sangue mi rivolsero lo sguardo di un
completo estraneo.
Che vuoi? mi domand con una voce roca, innaturale.
Ma sei impazzito? dissi. In nome di dio, che cosa...
Vattene da qui mi disse. A me, a suo fratello.
Lo fissai impietrito. Anche se sapevo che poteva essere solo una sbronza a deformare la sua
faccia non rasata, non riuscivo a liberarmi dallinquietante sensazione che in qualche modo i suoi
lineamenti fossero diventati pi grossolani, e mi sentii invadere da una strana forma di repulsione.
Stavo per allontanare la bottiglia da lui quando si rigir di scatto e protese il braccio verso di
me con un gesto scoordinato, mal controllato da un cervello confuso dallalcol.
Ti ho detto di levarti dai piedi! grid, fuori di s, mentre le guance si ricoprivano di chiazze rosse.
Io mi ritrassi, quasi spaventato, poi girai sui tacchi e corsi in corridoio, tremando per lo shock
che mi aveva provocato il comportamento innaturale di mio fratello. Rimasi a lungo fuori dalla porta,
ascoltandolo mentre si rigirava in continuazione sul letto, gemendo. Fui l l per scoppiare a piangere.
Poi, senza pensarci, scesi la scala buia, attraversai il salone e la saletta dove mangiavamo ed
entrai nella piccola cucina. L, in quel silenzio cupo, presi un fiammifero e accesi la grossa candela che tenevamo sulla stufa.
I miei passi, mentre mi muovevo per la cucina, mi sembravano stranamente attutiti, come se li
sentissi attraverso un tappo di cotone che mi chiudeva le orecchie. E cominciai a provare la sensazione
assurda che fosse proprio il silenzio a ronzarmi dentro le orecchie.
Mentre passavo accanto allanta sinistra dellarmadietto mi ritrovai a barcollare vistosamente,
come se laria morta e immobile avesse improvvisamente preso vita e mi stesse sferzando. Adesso il
silenzio era assordante e, di colpo, mi dovetti reggere a qualcosa per non cadere e le mie dita contratte
urtarono un piatto facendolo cadere a terra.
Fui scosso da un brivido violento, perch il rumore del piatto che si rompeva era stato cupo,
irreale, come se fosse giunto da molto lontano. Se non avessi visto i frammenti di porcellana sulle
mattonelle scure del pavimento avrei giurato che il piatto non si fosse nemmeno rotto.
Con inquietudine crescente mi tappai le orecchie con le dita e feci pressione, quasi volessi
stapparle. Poi strinsi la mano a pugno e colpii lanta bloccata dellarmadietto, nella ricerca disperata di
un rumore consueto. Ma per quanto picchiassi forte, il suono mi arriv non pi forte di quello
provocato da qualcuno che bussasse a una porta lontanissima.
Andai subito alla ghiacciaia, con una gran voglia di prepararmi i miei panini e il mio caff e di
uscire dalla cucina per tornarmene in camera.
Appoggiai il pane su un vassoio, mi versai una tazza di caff nero fumante e rimisi la
caffettiera sul fornello. Poi, con palese trepidazione, mi chinai e soffiai sulla candela.
Adesso tutto lambiente era avvolto da un buio oppressivo. Il cuore cominci a battermi forte
mentre attraversavo il tappeto a passi ovattati. Stringevo il vassoio fra le dita rigide, insensibili, con lo
sguardo fisso in avanti. Mentre camminavo il mio respiro si fece via via pi pesante: tenevo la bocca
chiusa, temendo che le labbra si mettessero a vibrare per il terrore, respirando solo col naso.
Loscurit e il silenzio mortale, assoluto, sembravano richiudersi su di me come pareti solide.
Avevo la gola tesa, e mi costringevo a irrigidire tutti i muscoli: avevo paura che se mi fossi rilassato
avrei cominciato a tremare in modo incontrollabile.
A mezza strada la sentii.
Una risata leggera, gorgogliante, che sembrava permeare la stanza come una nube sonora.
Unondata fredda e umida mi raggel; rimasi l immobile, con le gambe e il corpo che si
rifiutavano di funzionare.
La risata non cess. Continu, muovendosi accanto a me come se qualcuno  o qualcosa  mi
girasse intorno silenziosamente, tenendomi gli occhi puntati addosso. Fui scosso dai brividi e,
nelloscurit immobile, sentii la tazza che tintinnava sul vassoio.
Poi, dimprovviso, una mano fredda e umida mi accarezz la guancia!
Con un urlo di terrore lasciai cadere il vassoio e corsi allimpazzata in corridoio e su per le
scale; le gambe, sempre pi deboli, mi sospingevano in avanti nel buio. Mentre correvo vi fu un altro
scroscio di risate dietro di me, come una fuggevole corrente di aria gelida nellatmosfera immota.
Chiusi a chiave la porta della mia camera e mi buttai sul letto, tirandomi la coperta fin sopra la
testa con le mani tremanti. Strinsi forte gli occhi e rimasi l con il cuore che martellava contro il
materasso. Nella mente lorrenda consapevolezza che tutte le mie paure erano giustificate era come un
coltello affondato nella carne pi morbida.
Era tutto vero.
Avevo sentito quella mano viscida e fredda sulla guancia, reale come la mano di una persona
viva. Ma quale persona viva poteva esserci, in quel buio assoluto?
Per un po mentii a me stesso, dicendomi che era stato Saul a prendersi gioco di me, in modo
sadico e crudele. Ma sapevo che non era cos, perch avrei sentito il rumore dei suoi passi, e invece non
avevo sentito niente, n prima n adesso.
Lorologio suonava le dieci di sera quando fui in grado almeno di trovare il coraggio per
gettare via la coperta, annaspare in cerca della scatola di fiammiferi sul comodino e accendere la
candela.
Allinizio la luce tremolante attenu leggermente la paura. Ma poi vidi quanto poco illuminava
loscurit silenziosa: rabbrividii e non ebbi la forza di guardare le pareti alte e deformate dalle ombre.
Maledissi quella vecchia casa per la mancanza di elettricit. Alla luce delle lampadine era pi facile
tenere a freno la paura. Cos, invece, il bagliore discontinuo di quella minuscola fiamma non faceva
altro che amplificare i miei timori.
Volevo tornare in corridoio e vedere se Saul stava bene, ma avevo paura di aprire la porta,
immaginando apparizioni orrende nascoste nel buio, mentre sentivo di nuovo nella mente quella risata
subdola e maligna. Sperai che Saul fosse sprofondato a tal punto nei fumi dallalcol da non poter essere
svegliato nemmeno da un terremoto.
E sebbene desiderassi essere con lui, anche se mi aveva trattato in modo indegno, non ebbi
lardire di farlo. Cos mi spogliai rapidamente, tornai subito a letto e seppellii di nuovo la testa sotto la
coperta.
...
5.
...
Mi risvegliai allimprovviso, tremante e impaurito. La coperta era a terra, e il nero silenzio era
spaventoso cos come lo era stato allinizio della serata.
Cercai freneticamente la coperta, tastando il pavimento con le dita. Era caduta lungo il bordo
del letto. Mi girai sul fianco, in tutta fretta, e tesi la mano. Le dita toccarono le fredde assi di legno e sirrigidirono.
Poi, mentre ancora cercavo di afferrare la coperta, vidi la luce sotto la porta.
Apparve solo per una frazione di secondo, ma ero sicuro di averla vista. E, mentre mi scorreva
rapidamente davanti agli occhi, la vibrazione ricominci. La camera sembr riempirsi di pulsazioni
ronzanti. Sentivo il letto vibrare sotto di me, e la pelle che mi si accapponava; i denti cominciarono a sbattere.
Poi la luce ricomparve e sentii il rumore di qualcuno che camminava a piedi nudi: seppi che era Saul.
Spinto pi dalla paura per la sua incolumit che dal coraggio, poggiai le gambe a terra e mi
trascinai verso la porta, rabbrividendo per il freddo che provavo sotto i piedi nudi.
Aprii lentamente la porta, con il corpo rigido per il timore di quello che avrei visto l fuori.
Invece in corridoio era buio pesto, cos uscii e mi diressi verso la porta della camera di Saul,
rimanendo in ascolto per captare il suo respiro. Ma prima ancora di sentire qualcosa, il piano inferiore
fu illuminato improvvisamente da quellirreale bagliore azzurrino; mi girai e corsi, sempre seguendo
listinto, verso la cima delle scale, e rimasi l aggrappato alla vecchia ringhiera, a guardare in basso.
Di sotto, unaura intensa di luce azzurra stava attraversando il corridoio, diretta verso il salone.
Il mio cuore ebbe un sussulto! Saul la seguiva, le braccia davanti a lui nella posa tipica del
sonnambulo, con gli occhi sbarrati che scintillavano in quella informe luminosit.
Cercai di gridare il suo nome, ma scoprii che non ero in grado di articolare la voce. Allora
cercai di scendere le scale per liberare il mio Saul da quellorrore. Ma un muro, invisibile nel buio, mi
trattenne. Si avvicin sempre di pi e divenne soffocante. Mi opposi con tutta la forza che avevo, ma fu
inutile. I miei muscoli erano impotenti contro quellorrenda, impossibile forza che mi teneva in pugno.
Poi, tutto a un tratto, le mie narici e il mio cervello vennero aggrediti da un odore pungente e
nauseabondo che mi procur un senso di vertigini. La gola e lo stomaco mi bruciavano di un fuoco
quasi tangibile. Loscurit si fece pi fitta. Sembrava stringermi come una fanghiglia calda e nera,
comprimendomi il petto cos da mozzarmi il respiro. Era come essere sepolto vivo in un forno senza
luce, legato con pi giri di una grossa corda. Tremavo, singhiozzavo e mi sentivo del tutto indifeso.
Poi, di colpo, tutto fin e mi ritrovai nel corridoio freddo, madido di sudore, debolissimo per i
miei sforzi frenetici. Cercai di muovermi ma non ne fui capace. Cercai di pensare a Saul, ma non riuscii
a impedire che il ricordo di lui scivolasse via dal mio cervello annebbiato. Mi voltai per tornarmene in
camera; avevo percorso solo un passo quando mi cedettero le gambe e caddi pesantemente a terra. Il
freddo del pavimento mi straziava la carne, il mio corpo era squassato da un tremito convulso. Persi i sensi.
Quando riaprii gli occhi ero ancora rannicchiato sul pavimento gelido.
Mi misi a sedere. Il corridoio davanti ai miei occhi vacillava nellalternanza di luce e buio. Mi
sentivo il petto compresso, e il corpo era come prigioniero di scossoni irrefrenabili. Mi raddrizzai come
potei e corsi barcollando verso la camera di Saul, con la tosse che mi bruciava la gola. Incespicai sul
pavimento e crollai sul suo letto.
Lui era l, e aveva laria disfatta. Non si era rasato, e la barba nera e ispida sul mento aveva
laspetto di unescrescenza ripugnante. Aveva la bocca aperta e sembrava che russasse, mentre il petto
bianco e liscio si sollevava e si abbassava con movimenti lenti e pesanti.
Non si mosse quando gli toccai debolmente la spalla. Pronunciai il suo nome, e il suono rauco
e gracchiante della mia voce mi spavent. Lo chiamai di nuovo, e lui si mosse, emettendo una specie di
gemito lamentoso. Apr un occhio e mi fiss.
Sto male farfugliai. Saul, sto male.
Lui si rigir su un fianco, dandomi la schiena. Mi lasciai sfuggire un rantolo angosciato.
Saul!
A questo punto sembr che il suo corpo scattasse, inarticolato. Si port le mani ai fianchi e le
strinse, in pugni bianchi e ossuti.
Vattene da qui! url. Lasciami solo o ti ammazzo!
Limpatto devastante delle sue parole mi fece ritrarre dal bordo del letto dovero rimasto in
piedi come intontito, con il fiato che sembrava non volermi uscire dalla gola. Lo vidi rigettarsi
allindietro, come se volesse spezzarsi la schiena. E lo sentii mormorare, con voce straziata: Perch il
giorno deve durare cos a lungo?
Fui colto da uno spasimo di tosse e, con il petto squassato da fitte brucianti, me ne tornai in
camera, infilandomi a letto muovendomi come un vecchio. Mi accasciai sul cuscino e tirai su la
coperta, poi rimasi l a tremare, impotente.
Dormii per tutto il giorno, alternando momenti di sonno convulso a momenti di veglia in cui
provavo le pene dellinferno. Non fui capace di alzarmi per mangiare o per bere. Riuscii solo a
starmene sdraiato sul letto, tremando e piangendo. Soffrivo per la crudelt di Saul e per il dolore fisico.
E il dolore in tutto il corpo era davvero tremendo. A tal punto che quando ebbi un accesso di tosse pi
forte degli altri, non riuscii pi a sopportarlo, scoppiai a piangere come un bambino e mi misi a
picchiare il materasso con i pugni fiacchi, e a scalciare come un forsennato.
Eppure, anche in quel caso, credo di avere pianto per qualcosa che non era solo dolore. Ho
pianto per il mio unico fratello, che non mi amava pi.
Ebbi limpressione che la notte giungesse pi rapidamente che mai. Sempre sdraiato sul letto,
solo come un cane, pregai in silenzio che a Saul non capitasse nulla di male.
Mi assopii, ma poi mi risvegliai bruscamente, fissando la luce sotto la porta, mentre quel
ronzio stridente tornava a tormentarmi le orecchie. E mi resi conto in quel momento che Saul mi voleva
ancora bene, e che era stata la casa a corrompere il suo amore.
E da questa consapevolezza nacque la decisione: giunto al fondo della disperazione ritrovai
una forza incredibile. Mi misi in piedi, non senza fatica, e barcollai, quasi travolto dalle vertigini,
finch i miei occhi ricominciarono a vedere bene. Allora infilai la vestaglia e le pantofole, andai alla
porta e la spalancai.
Non saprei dire perch le cose andarono in quel modo. Forse fu il fatto di aver preso il
coraggio a due mani a fare in modo che quel muro di tenebre si dissolvesse di fronte a me. La casa
tremava per le vibrazioni e per il ronzio. Eppure, mentre scendevo le scale, quei tremori sembrarono
attenuarsi, e immediatamente la luce azzurrina scomparve dal salone, da dove udii provenire rumori
forti e violenti.
Quando entrai, era tutto in ordine come al solito. Cera una candela accesa sopra il caminetto.
Ma i miei occhi si fissarono subito sul centro della sala.
Cera Saul, seminudo e immobile, il corpo atteggiato come per un ballo, con gli occhi
inchiodati al quadro.
Pronunciai il suo nome, con decisione. Lui sbatt le palpebre e, lentamente, volt la testa verso
di me. Sembr non rendersi conto della mia presenza perch, tutto a un tratto, il suo sguardo si perse
per la sala. Con voce stravolta esclam: Torna qui! Torna qui!
Lo chiamai di nuovo e lui smise di guardarsi intorno, puntandomi gli occhi addosso. Il suo viso
era smunto, e la luce della candela accentuava unespressione crudele. Era lespressione di un pazzo.
Digrign i denti e cominci a muoversi verso di me.
Ti uccider farfugli, quasi gorgogliando. Ti uccider!
Io indietreggiai.
Saul, sei fuori di te. Non...
Non potei concludere la frase perch si lanci addosso a me, le mani protese come se volesse
stringermi la gola. Cercai di farmi di lato, ma lui mi afferr la vestaglia e mi tir verso di s.
Cominciammo a lottare. Mentre lo imploravo di liberarsi da quellorribile incantesimo, lui
ansimava e continuava a digrignare i denti. Mi sentivo la testa sbattuta da una parte allaltra e vedevo il
riflesso mostruoso delle nostre ombre che guizzavano sulle pareti.
Saul aveva unenergia che non gli apparteneva. Io sono sempre stato pi forte di lui, ma in quel
momento le sue mani erano come gelide morse dacciaio. Cominciai a sentirmi soffocare, mentre la sua
faccia diventava una macchia indistinta davanti ai miei occhi. Persi lequilibrio ed entrambi cademmo
rovinosamente a terra. Sentii il tappeto ruvido contro la guancia, mentre le mani di Saul continuavano a
stringermi la gola.
Poi la mia mano tocc qualcosa di freddo e duro. Lo riconobbi subito: era il vassoio che avevo
lasciato cadere la sera prima. Lo afferrai e, quando capii che Saul aveva perso completamente la testa e
che mi avrebbe ucciso, lo sollevai e glielo picchiai sulla testa con la poca forza che mi rimaneva.
Era un pesante vassoio di metallo e Saul stramazz a terra come morto, mentre le sue mani
scivolavano dalla mia gola arrossata. Riuscii a rimettermi in piedi, ansimando per riprendere fiato, e lo guardai.
Il sangue gli usciva da una profonda ferita sulla fronte, dove il vassoio aveva colpito di taglio.
Saul! gridai, inorridito per quello che avevo fatto.
Mi precipitai come un pazzo verso la porta principale. Mentre la spalancavo vidi un uomo che
passeggiava sulla strada. Corsi in veranda e lo chiamai a gran voce.
Aiuto! gridai. Chiami unambulanza!
Quello si volt e mi guard, sorpreso e impaurito.
Per lamor di dio! lo supplicai. Mio fratello si  rotto la testa! Per favore, chiami unambulanza!
Per un lungo momento luomo mi fiss senza capire, a bocca spalancata, poi si mise a correre
nervosamente lungo la strada. Gli gridai dietro, ma non si ferm nemmeno per ascoltarmi. Ero sicuro
che non avrebbe fatto quello che gli avevo chiesto.
Mentre mi voltavo, vidi la mia faccia esangue riflessa nello specchio del corridoio e mi resi
conto con un sussulto che dovevo averlo spaventato a morte. Mi sentivo nuovamente debole e
impaurito, e quella forza temporanea mi aveva abbandonato. Avevo la gola secca e irritata, e lo
stomaco sottosopra. Riuscii a malapena a tornare in salone, sulle gambe che quasi non mi reggevanopi.
Cercai di trascinare Saul fino al divano, ma il suo peso era troppo per me, e cos mi
inginocchiai vicino a lui. Il mio corpo aveva perso ogni residua energia e mi abbandonai, rannicchiato,
al fianco di mio fratello. Il sibilo rauco del mio respiro era lunico suono che riuscivo a sentire. Con la
mano sinistra accarezzai distrattamente i capelli di Saul, mentre gli occhi mi si riempivano di lacrime silenziose.
Non saprei dire per quanto tempo rimasi cos, ma a un certo punto la pulsazione ricominci, a volermi dimostrare che non era svanita del tutto.
Me ne stavo raggomitolato, immobile, con il cervello quasi in coma. Sentivo il cuore che mi
batteva nel petto come un vecchio orologio a pendolo, i cui rintocchi picchiavano contro le costole con
un ritmo funebre. Ogni suono aveva la stessa regolarit, lorologio sul caminetto, il mio cuore e quella
pulsazione interminabile, e tutto si fondeva in un unico, orribile battito che divenne parte di me, che
divenne me. Mi sentivo sprofondare sempre di pi, come un naufrago che annega rassegnato nellacqua silenziosa.
Poi mi sembr di udire un rumore di passi nella sala, un frusciare di gonne e, pi lontana, una cavernosa risata femminile.
Drizzai la testa di scatto, con la pelle tesa e gelata.
Sulla soglia si stagliava una figura vestita di bianco.
Cominci a venirmi incontro. Mi rialzai con un urlo strozzato, per poi accasciarmi
nelloscurit.
...
6.
...
Quello che avevo visto non era un fantasma, ma un dottore. Luomo che avevo chiamato per
strada, a quanto pareva, aveva fatto esattamente quello che gli avevo chiesto. Potete rendervi conto
delle mie condizioni in quel momento se vi dico che non avevo sentito n il campanello n i colpi
picchiati dal medico sulla porta socchiusa. Anzi, se non lavessi lasciata aperta, sono sicuro che a
questo punto sarei morto.
Portarono Saul allospedale per medicargli la ferita alla testa. Visto che io non avevo nulla, a
parte i nervi un po scossi, rimasi in casa. Avrei voluto accompagnare Saul, ma mi dissero che
lospedale era sovraffollato e che quindi avrei fatto meglio a rimanere a riposo.
La mattina dopo dormii fino a tardi, e mi alzai verso le undici. Scesi gi e mi preparai una
colazione sostanziosa, poi tornai in camera e dormii per qualche altra ora. Verso le due mangiai
qualcosa. Avevo in programma di lasciare la casa molto prima che facesse buio, per essere sicuro che
non mi capitasse niente di male. Potevo passare la notte in albergo. Era evidente che avremmo dovuto
abbandonare quella Casa Slaughter, che riuscissimo a venderla o meno. Sapevo gi che a questo
proposito avrei dovuto discuterne con Saul, e vincere la sua resistenza, ma ero ben deciso a non cedere.
Verso le cinque mi vestii e lasciai la camera, portando con me una piccola borsa con
loccorrente per la notte. Era quasi buio e scesi di corsa le scale, non avendo nessuna voglia di rimanere
pi a lungo in casa. In fondo alla rampa imboccai il corridoio dingresso e strinsi la mano sulla maniglia.
La porta non si apr.
Sulle prime mi rifiutai di crederlo. Continuai a scuoterla, sforzandomi di combattere
lintorpidimento gelido che mi si stava irradiando per tutto il corpo. Poi lasciai cadere la borsa e tirai la
maniglia con tutte e due le mani, ma senza risultato. Era bloccata come lanta dellarmadietto in cucina.
Girai le spalle alla porta e corsi in salone, ma tutte le finestre erano ben fissate ai telai. Mi
guardai in giro, piagnucolando come un bambino, e provando un odio inespresso nei miei confronti per
essermi nuovamente lasciato intrappolare. Imprecai ad alta voce e, mentre lo facevo, un vento freddo
mi fece volare il cappello dalla testa e lo fece cadere a terra.
Subito mi coprii gli occhi con le mani palpitanti e rimasi l, scosso da un tremito convulso,
temendo che da un momento allaltro mi potesse capitare chiss cosa, mentre il cuore mi martellava
dentro il petto. La temperatura era calata in modo evidente, o cos mi parve, e sentivo di nuovo
quellassurdo ronzio che sembrava provenire da un altro mondo. Era come una risata beffarda, che
derideva i miei miseri, deboli tentativi di fuga.
Poi, in modo altrettanto repentino, mi ricordai di Saul, mi dissi che aveva bisogno di me e tolsi
le mani dalla faccia.
Urlai con tutto il fiato che avevo: In questa casa nulla mi pu fare del male!
Limprovvisa cessazione del rumore mi diede altro coraggio. Se la mia volont era riuscita a
sconfiggere le empie potenze della casa, allora forse poteva anche distruggerle. Se fossi salito di sopra,
se mi fossi messo a dormire nel letto di Saul, avrei fatto la sua stessa esperienza e sarei stato in grado di aiutarlo.
Non ebbi il minimo cedimento in quel proposito, e non mi soffermai a chiedermi se quellidea fosse veramente mia.
Di corsa, due gradini alla volta, mi precipitai su per le scale ed entrai nella camera di mio
fratello. Mi tolsi subito il cappello, il soprabito e la giacca, allentai la cravatta e sedetti sul letto. Poi,
dopo un attimo, mi sdraiai e fissai il soffitto gi buio. Cercai di tenere gli occhi aperti ma, spossato
comero, quasi subito caddi addormentato.
Quando mi risvegliai ebbi la sensazione che fosse passato solo qualche secondo. Il corpo mi
formicolava di percezioni non esattamente piacevoli. Non riuscivo ad afferrare la stranezza della
situazione. Loscurit sembrava viva. Scintillava sotto il mio sguardo ed era calda, emanando un tepore
che trasudava sensualit, anche se non cera nessun motivo apparente che la giustificasse.
Bisbigliai il nome di Saul senza pensarci, e il pensiero di lui venne strappato dal mio cervello,
come afferrato da dita invisibili.
Ricordo di essermi rotolato e di avere riso di me stesso, un comportamento davvero insolito
per uno come me, sempre cos stabile e controllato. Il cuscino aveva la morbidezza della seta contro la
mia faccia; cominciai a perdere i sensi. Il buio strisci su di me come uno sciroppo caldo,
acquietandomi il corpo e la mente. Dissi cose insensate fra me e me, sentendomi come se i muscoli
fossero stati tutti prosciugati di ogni energia, si fossero appesantiti e assopiti per riprendersi da una
piacevole spossatezza.
Poi, quando stavo ormai per perdere del tutto conoscenza, avvertii unaltra presenza nella
camera. Non riuscivo a crederci: non solo mi era familiare, ma non ne avevo la minima paura. Provavo
soltanto un inesplicabile senso di languida aspettativa.
Poi lei venne a me, la ragazza del ritratto.
Fissai la nebbia azzurrina solo per qualche secondo, perch svan quasi subito e mi ritrovai fra
le braccia un corpo caldo e fremente. Non ricordo nulla di ci che fece, perch tutto and perduto in
una sensazione pi generale, un misto di eccitazione e repulsione, un senso di rapacit orrenda eppure
onnipotente. Mi ritrovai a galleggiare in una nuvola di ambiguit, con il corpo e lanima corrosi da un
desiderio innaturale. Pronunciai nella mente, pi volte, un nome che si riprodusse sulla lingua.
Quel nome era Clarissa.
Come potrei contare il numero delle volte in cui vissi con lei momenti di trasporto erotico e
malato? Lo scorrere del tempo scomparve dallo schema delle cose. Venni avviluppato da un senso
vertiginoso di torpore. Cercai di combatterlo, ma fu inutile. Ero consumato, cos come lo era stato mio
fratello Saul, da questa morbosa presenza emersa dalla tomba della notte.
Poi, in qualche modo che non saprei spiegare, non fummo pi sul letto, ma al pianoterra,
avvinghiati in una danza frenetica nel salone. Non cera musica, solo quella pulsazione ritmica,
incessante, che avevo sentito le altre notti. Eppure adesso mi sembrava melodiosa, mentre volteggiavo
stringendo fra le braccia lo spettro di una donna morta, incantato dalla sua bellezza abbagliante e nello
stesso tempo nauseato dal desiderio incontrollabile che provavo per lei.
Chiusi gli occhi per un secondo e una terribile sensazione di freddo mi attanagli lo stomaco.
Ma quando li riaprii era svanita e io mi sentivo di nuovo felice. Felice? Adesso non mi sembra pi la
parola giusta. Diciamo piuttosto ipnotizzato, ottenebrato, con il cervello ridotto a un involucro di carne
inerte, incapace di opporsi a quellincantesimo che mi imprigionava.
Continuammo a danzare senza sosta. Il salone era pieno di coppie che ballavano insieme a noi.
Ne sono sicurissimo, anche se non ricordo che aspetto avessero, n come fossero vestite. Ricordo solo i
volti bianchi e luccicanti, gli occhi opachi e senza vita, le bocche pendule e aperte come oscure,
esangui ferite.
Danzammo e danzammo, e alla fine sotto larcata apparve un uomo che teneva in mano un
grosso vassoio; quindi, un improvviso tuffo nel buio vuoto e silenzioso.
...
7.
...
Mi svegliai con un senso di totale spossatezza.
Ero madido di sudore, e avevo addosso solo un paio di mutande. I vestiti giacevano
sparpagliati sul pavimento, apparentemente scagliati lontano in un accesso di frenesia. Anche lenzuola
e coperte erano a terra, in un mucchio disordinato. A giudicare da quello che vedevo, la sera prima
dovevo proprio essere impazzito.
Chiss perch la luce che proveniva dalla finestra mi disturbava e allora chiusi subito gli occhi,
rifiutandomi di credere che fosse nuovamente mattina. Mi girai sulla pancia e infilai la testa sotto il
cuscino. Ricordavo ancora lodore seducente dei suoi capelli. Bast quel ricordo per far fremere tutto il
mio corpo di un desiderio sfrenato e detestabile.
Poi cominciai a provare una sensazione di tepore sulle spalle e mi tirai su mugugnando
accigliato. Il sole filtrava dalla finestra e mi riscaldava la schiena. Scesi dal letto con movimenti
irrequieti e andai a chiudere le imposte.
Senza tutta quella luce and un po meglio. Tornai a sdraiarmi sul letto, chiusi forte le palpebre
e mi coprii la testa con il cuscino. Sentivo la luce.
Sembra incredibile, lo so, ma la sentivo con la stessa intensit con cui la sentono certe piante
striscianti che sono attratte dalla luce senza mai averla vista. E pi sentivo la luce, pi desideravo
loscurit. Ero come una creatura notturna costretta in qualche modo a esporsi ai raggi del sole,
odiandolo e soffrendo per questo.
Sedetti sul letto e mi guardai intorno, con la gola strozzata da una sensazione di amarezza che
non mi dava tregua. Mi morsi le labbra, chiusi le mani a pugno e le riaprii, con la voglia di colpire
qualcosa, qualsiasi cosa, con violenza. Mi ritrovai in piedi a soffiare con accanimento su una candela
spenta. Mi rendevo conto, anche in quel momento, dellinsensatezza di quellazione, ma continuai a
soffiare ugualmente, nel futile tentativo di spegnere una fiamma inesistente cos che potesse tornare la
notte a riportarmi Clarissa.
Clarissa.
Un suono secco mi riemp la gola e il mio corpo si contorse. Non di piacere o di dolore, ma di
una combinazione delluno e dellaltro. Infilai la vestaglia di mio fratello e uscii nel corridoio
silenzioso. Non provavo bisogni fisici, n fame, n sete, niente di niente. Ero un corpo separato
dallanima, schiavo comatoso di una padrona spietata che mi aveva privato della libert e si rifiutava di
restituirmela.
Mi fermai in cima alle scale, ascoltando con attenzione, cercando di immaginarla mentre
scivolava verso di me, calda e vibrante nel suo alone azzurrino. Clarissa. Chiusi subito gli occhi,
digrignai i denti e, per una frazione di secondo, sentii il corpo che si irrigidiva per il terrore. Per un
attimo ero ritornato me stesso.
Ma poi, il tempo di un battito di ciglia ed ero di nuovo prigioniero. Rimasi l, sentendomi parte
della casa, un semplice componente come le travi o le finestre. Respiravo il suo respiro, sentivo il suo
cuore battere silenziosamente dentro il mio. Divenni tuttuno con un corpo inanimato, ne conobbi la
vita passata, sentii le mani morte che avevano stretto le dita sui braccioli della poltrona, sulle ringhiere,
sulle maniglie, sentii il trapestio laborioso di passi invisibili che si muovevano per la casa, le risate
ormai prive di allegria.
Se in quegli attimi persi lanima, essa divenne parte del vuoto e del silenzio che mi circondava,
un vuoto che non potevo avvertire, un silenzio che non potevo afferrare perch ero come sotto gli
effetti di una droga. La droga costituita da una presenza informe uscita dal passato. Non ero pi una
persona viva. Ero morto sotto ogni aspetto, e rimanevano vitali solo le funzioni del corpo che mi
impedivano una soddisfazione completa.
Serenamente, senza passione, lidea di uccidermi mi attravers il cervello. Scomparve in un
momento, ma il suo passaggio non risvegli altro in me che una consapevolezza del tutto apatica. I
miei pensieri erano concentrati sulla vita oltre la vita. E lesistenza nel presente era nulla pi che un
ostacolo di poco conto che potevo spazzare via con una mano armata di rasoio, o con una minuscola
goccia di veleno. Ero diventato padrone della vita, e potevo assistere alla sua distruzione nella pi
totale indifferenza.
Notte. Notte! Quanto mancava perch giungesse? Sentii la mia voce, esile e rauca, che urlava
nel silenzio.
Perch il giorno deve durare cos a lungo?
Quelle parole mi lasciarono di stucco: erano le stesse che aveva pronunciato Saul. Sbattei le
palpebre, mi guardai intorno come se mi accorgessi solo in quel momento di dove mi trovavo. Ero
ancora vittima di quel tremendo potere? Mi sforzai di oppormi alla sua stretta, ma fu tutto inutile, e
tornai ad arrendermi. Per ritrovarmi ancora in quel bizzarro stato di coma che tiene il moribondo in
bilico in una esile porzione di esistenza fra la vita e la morte. Ero appeso a un filo sospeso su un pozzo
pieno di tutto ci che fino ad allora mi era stato nascosto. Adesso potevo vedere e sentire, e avevo fra le
mani il potere di tagliare quel filo. Potevo abbandonarmi e lasciare che i refoli si lacerassero uno a uno,
facendomi precipitare sempre pi in basso. Oppure potevo aspettare fino a raggiungere il limite della
sopportazione, e quindi porvi fine allimprovviso, tagliando il filo, e sprofondare nelle tenebre, quelle
tenebre impenetrabili in cui lei, e quelli come lei, vivevano in eterno. Allora avrei avuto il suo calore,
quel calore che faceva impazzire. O magari la sua freddezza, e quindi la sua consolazione. Avrei potuto
trascorrere momenti eterni insieme a lei e ridere del mondo degli uomini senza vita.
Mi domandai se non valesse la pena di prendermi una bella sbronza e perdere i sensi fino a
sera.
Scesi le scale sulle gambe ormai insensibili e restai a lungo seduto di fronte al caminetto,
fissando la sua immagine. Non avevo la minima idea di che ora fosse, n mimportava. Il tempo era
relativo, anzi del tutto dimenticato. Non lo sapevo e non volevo saperlo. Mi aveva forse sorriso? S, i
suoi occhi scintillavano, oh se scintillavano nella penombra! Ancora quel profumo. Non proprio
piacevole, eppure eccitante per la sua fragranza pungente di muschio.
Che cosera Saul per me? Quel pensiero mi colse di sorpresa. Non era nemmeno un mio
parente. Era un estraneo di unaltra societ, di unalta carne, di unaltra vita. Non provavo per lui la
minima partecipazione. Tu lo detesti, disse una voce nella mia mente.
Fu allora che tutto croll come un fragile castello di carte.
Perch quelle parole provocarono nei recessi della mia anima una tale ribellione che, tutto a un
tratto, mi si aprirono gli occhi, come se fino a quel momento li avessi avuti sempre coperti da una
benda. Mi guardai intorno, girando la testa di qua e di l come un forsennato. Ma che diavolo ci facevo
ancora in casa, in nome del cielo?
Con un brivido di paura balzai in piedi e corsi su per vestirmi. Mentre passavo davanti
allorologio del corridoio vidi con sgomento che erano passate le tre del pomeriggio.
Mentre mi vestivo, le normali percezioni mi ritornarono una a una. Sentivo il pavimento
freddo sotto i piedi, avevo fame e sete, avvertivo il profondo silenzio della casa.
Tutto mi turbinava intorno. Compresi perch Saul aveva provato il desiderio di morire, perch
odiava il giorno e aspettava la notte con quella rabbiosa impazienza. Adesso ero in grado di
spiegarglielo e lui avrebbe capito, perch ci ero passato anchio.
E mentre scendevo di corsa le scale, ripensai ai morti di Casa Slaughter, cos oltraggiati nella
loro inesplicabile maledizione da voler trascinare anche i vivi nel loro inferno senza fine.
 fatta,  fatta!, esultava la mia mente quando richiusi a chiave la porta dietro di me e mi
avviai lungo la strada piovigginosa verso lospedale.
Non vidi lombra accucciata alle mie spalle, sulla veranda.
...
8.
...
Quando limpiegata allo sportello dellospedale mi disse che Saul era stato dimesso due ore
prima del mio arrivo, ero troppo stordito per parlare. Mi sorressi al bancone, fissandola, e mi sentii dire
che forse si era sbagliata. La mia voce era roca, innaturale. La donna scosse la testa.
Allora mi lasciai andare, prosciugato di ogni energia. Mi sentivo stanchissimo, e impaurito.
Nel voltarmi un singhiozzo mi proruppe dalla gola: vidi le persone che mi guardavano mentre
percorrevo il pavimento piastrellato con unandatura incerta. Tutto sembrava girarmi intorno. Barcollai,
per poco non caddi. Qualcuno mi prese per un braccio e mi chiese se mi sentivo bene. Farfugliai
qualcosa e mi allontanai senza nemmeno fare caso se si trattasse di un uomo o di una donna.
Aprii la porta e uscii nella luce grigiastra. Pioveva pi forte e mi tirai su il bavero della giacca.
Dovera andato? La domanda mi bruciava la mente e la risposta giunse presto, troppo presto. Saul era
tornato a casa. Ne ero sicuro.
Quellidea mi fece correre lungo la strada buia verso i binari del tram. Continuai a correre
finch non ebbi superato diversi isolati. Tutto ci che ricordo  la pioggia che mi flagellava la faccia e i
palazzi grigi che mi passavano accanto. Non cera nessuno in giro e tutti i taxi erano occupati. Si stava
facendo sempre pi buio.
Per poco le gambe non mi tradirono; andai a sbattere contro un lampione e mi ci aggrappai,
timoroso di cadere nel canale di scolo dellacqua.
Un forte rumore metallico mi trafisse le orecchie. Guardai su, poi mi misi a correre dietro il
tram e riuscii a salire a bordo alla fermata successiva. Porsi un dollaro al fattorino, che mi dovette
richiamare per darmi il resto. Mi ressi a una maniglia nera, dondolando avanti e indietro allunisono
con la vettura, pensando con angoscia a Saul, solo in quella casa degli orrori.
Laria calda e pesante del tram cominci a farmi male allo stomaco. Sentivo lodore degli
impermeabili e degli abiti bagnati dei passeggeri sorpresi dalla pioggia, e anche degli ombrelli
sgocciolanti e dei pacchetti fradici. Chiusi gli occhi e rimasi l, a denti stretti, pregando di arrivare a
casa prima che fosse troppo tardi.
Alla fine scesi dal tram e corsi lungo lisolato pi veloce che potei. La pioggia mi spruzzava la
faccia e mi sgocciolava sugli occhi, quasi accecandomi. Scivolai e finii lungo sul marciapiede,
graffiandomi le mani e le ginocchia. Mi rialzai con un gemito, sentendomi addosso gli abiti inzuppati.
Ripresi a correre come un pazzo, trovando la direzione a istinto, fino a che mi fermai e attraverso un
fitto velo di pioggia vidi la casa davanti a me, alta e buia.
Sembr venirmi incontro per afferrarmi, perch ben presto mi ritrovai in piedi sulla veranda di
legno, tremando come una foglia. Tossii e sentii il freddo che mi penetrava nella carne.
Provai ad aprire la porta. Allinizio non riuscii a crederci. Era ancora chiusa e Saul non aveva
la chiave! Poco manc che urlassi per il sollievo. Scesi di corsa dalla veranda. Allora dovera finito?
Dovevo trovarlo. Mi avviai lungo il sentiero.
Poi, come se qualcuno mi avesse bussato su una spalla, girai su me stesso e guardai in su verso
la veranda. La luce di un lampo rischiar loscurit e vidi la finestra infranta, i bordi frastagliati del
vetro. Mi manc il respiro e la fissai imbambolato, con il cuore che mi picchiava nel petto come un pistone.
Si trovava dentro casa, quindi. Lei era gi arrivata? E lui si era sdraiato sul letto nel buio, con
un sorriso ebete, in attesa che la presenza luminosa di Clarissa giungesse ad avvolgerlo?
Dovevo salvarlo. Senza esitare corsi alla veranda e aprii la porta con la chiave, lasciandola
spalancata in modo che potessimo fuggire.
Attraversai il tappeto e salii la scala. La casa era silenziosa. Anche il temporale sembrava
esserne rimasto fuori. Lo scroscio frusciante della pioggia sembrava diminuito dintensit ed era
diventato un brusio indistinto. Quando la porta dingresso si richiuse rumorosamente, mi girai di scatto.
Ero in trappola. Quel pensiero mi riemp di paura, al punto che cominciai a ridiscendere,
tentato dallidea di scappare. Ma mi ricordai di Saul e lottai per ritrovare il coraggio. Avevo avuto la
meglio sulla casa una volta e potevo farcela anche adesso. Dovevo farlo. Per lui.
Risalii le scale. Fuori, le luci dei lampi erano come false lampade al neon che cercavano di
invadere la compostezza della casa. Mi tenni forte al corrimano, parlottando fra i denti per impedirmi di
cadere preda del terrore; temevo che lincantesimo della casa tornasse a farmi prigioniero.
Giunsi davanti alla porta della camera di mio fratello, dove mi bloccai, appoggiandomi al muro
con gli occhi chiusi. E se lo avessi trovato morto? Sapevo che una visione come quella mi avrebbe
sconvolto. A quel punto la casa avrebbe potuto sconfiggermi, impossessarsi di me in un momento di
disperazione, e mi avrebbe strappato lanima.
Ma non avevo intenzione di arrendermi. Non avrei accettato lidea che Saul fosse morto e che
la mia vita senza di lui fosse una farsa tragica e senza significato. Lui era vivo.
Nervosamente, con le mani intorpidite dalla paura, spinsi la porta. La camera era buia come un
antro dellinferno. Mi si blocc la gola; respirai a fondo, strinsi i pugni contro i fianchi.
Saul? dissi piano.
Il tuono esplose, e la mia voce si perse nel fragore. Un lampo illumin la camera per un
secondo e diedi unocchiata rapida in giro, sperando di vederlo. Poi fu di nuovo buio e silenzio, a parte
lincessante picchiettare della pioggia sul tetto e sulle finestre. Mossi un altro passo lungo il tappeto,
con circospezione, aguzzando le orecchie nel tentativo di sentire qualcosa. Ma ogni rumore mi faceva
trasalire. Mi mossi per la stanza alla cieca, avanzando a tentoni. Era l dentro? Doveva essere cos. Se si
trovava in casa, non poteva che essere in quella stanza.
Saul? chiamai, a voce pi alta. Saul, rispondimi.
Cominciai a muovermi verso il letto.
Poi la porta sbatt dietro di me, e sentii alle mie spalle un fruscio nel buio. Mi girai di scatto
per vedere cosa fosse e sentii la sua mano che mi afferrava il braccio.
Saul! urlai.
Il fulmine riemp la camera di una luce spaventosa; vidi la sua faccia, bianca e stravolta, e il
candelabro stretto nella mano destra.
A quel punto mi colp con violenza sulla fronte, e fu come se un cuneo di dolore lancinante mi
penetrasse nel cervello. Sentii la sua mano che mi lasciava mentre mi accasciavo sulle ginocchia e poi
crollavo a terra, andando a sbattere il viso contro la sua gamba nuda. Lultimo rumore che sentii prima
di perdere conoscenza fu una risata. Una risata ripetuta fino allossessione.
...
9.
...
Aprii gli occhi. Ero ancora accasciato sul tappeto. Fuori pioveva sempre pi forte, e il rumore
della pioggia sembrava quello prodotto da una cascata. Il cielo era squassato da tuoni e fulmini che
illuminavano la notte.
Subito sollevai gli occhi verso il letto. Quando vidi le lenzuola e le coperte gettate via alla
rinfusa mi drizzai di scatto. Saul era al piano di sotto con lei!
Cercai di rimettermi in piedi, ma il dolore alla testa mi fece ricadere sulle ginocchia. Scossi
debolmente il capo, passandomi la mano tremante sulle guance, sentendo la profonda ferita sulla fronte
e il sangue rappreso su una tempia. Mi dondolai avanti e indietro sulle ginocchia, gemendo. Avevo la
sensazione di essere ripiombato in quel vuoto, di nuovo costretto a lottare per riguadagnare il controllo
della mia vita. Il potere della casa mi circondava, quel potere che sapevo emanato da lei. Unenergia
crudele e maligna che cercava di risucchiarmi la forza vitale, e trascinarmi gi nel baratro.
Poi, ancora una volta, mi ricordai di Saul, mio fratello, e quel ricordo mi restitu la forza di cui avevo bisogno.
No! urlai, come se la casa mi avesse rivelato di essere suo prigioniero. Balzai in piedi,
ignorando le vertigini, e percorsi barcollando la stanza in una nuvola di dolore, con il fiato corto. La
casa pulsava e ronzava, ed era satura di quello sgradevole odore.
Corsi come un ubriaco verso la porta e andai a finire addosso al letto. Schizzai allindietro,
ringhiando per la fitta lancinante agli stinchi. Ripresi a correre. Non mi preoccupai nemmeno di tenere
le braccia davanti a me, e quando, ancora in preda alle vertigini, andai a sbattere contro la porta non
ebbi modo di proteggermi.
Un dolore atroce al naso, che per poco non si ruppe, mi fece emettere un urlo strozzato da
animale ferito. Il sangue cominci immediatamente a sgocciolarmi sulla bocca, e dovetti ripulirlo pi
volte con la mano. Spalancai la porta e mi precipitai in corridoio, sentendomi sullorlo della pazzia. Il
sangue caldo continuava a scivolare gi, scorreva lungo il mento e cominci a inzupparmi il colletto
della camicia e della giacca. Il cappello mi era caduto, ma avevo ancora limpermeabile.
Ero troppo poco lucido per accorgermi che questa volta nulla mi tratteneva in cima alla rampa.
Un po corsi, un po scivolai gi per le scale, guidato da quel brusio, da quella risata ronzante, informe,
che era allo stesso tempo musica e sberleffo. Il dolore alla testa era insopportabile. A ogni passo avevo
la sensazione che qualcuno mi martellasse un chiodo nel cervello.
Saul, Saul! gridai, irrompendo nel salone in preda alla nausea e chiamando il suo nome per
la terza volta.
Il salone era buio, permeato di quellodore malsano. Mi fece girare la testa, ma continuai ad
avanzare. Sembrava intensificarsi man mano che mi avvicinavo alla cucina. Entrai nella saletta e mi
lasciai andare contro il muro, quasi incapace di respirare, mentre una serie di puntini luminosi mi ballavano davanti agli occhi.
Poi, quando un lampo illumin la sala, vidi lanta sinistra dellarmadietto spalancata e,
allinterno, una grossa tazza piena di una polvere che sembrava farina. Mentre la fissavo, le lacrime mi
rotolarono lungo le guance; mi sentivo la lingua un pezzo di stoffa secca dentro la bocca.
Uscii a ritroso dalla cucina, con il fiato che mi mancava, e con la sensazione che le mie forze
fossero quasi esaurite. Mi voltai e corsi in salone, sempre in cerca di mio fratello.
Quindi, alla luce di un altro lampo, vidi il ritratto. Era diverso, e la differenza mi lasci
raggelato. Il suo volto non era pi bello come prima. Che si trattasse di un gioco di ombre oppure di un
cambiamento effettivo, la sua espressione tradiva una crudelt depravata. Gli occhi mandavano
bagliori, e il sorriso aveva un che di folle. Anche le mani, prima giunte in grembo, adesso
assomigliavano ad artigli pronti a ghermire e a uccidere.
Indietreggiai, ma nel farlo inciampai e caddi sul corpo di mio fratello.
Mi misi in ginocchio e fissai loscurit. Unaltra serie di lampi mi rivel il viso bianco di un
morto, il sorriso orrendamente sicuro di s, lespressione di gioia delirante negli occhi sbarrati. Rimasi
a bocca spalancata, faticando a respirare. Era come se il mio mondo stesse finendo. Non riuscivo a
credere che tutto ci fosse vero. Mi misi le mani nei capelli e presi a piagnucolare, cercando di
convincermi che da un momento allaltro mamma mi avrebbe risvegliato dal mio incubo e io avrei
visto accanto a me il letto di Saul, avrei sorriso del suo sonno innocente e sarei tornato a sdraiarmi
tranquillo, con limmagine dei suoi capelli neri sul cuscino bianco.
Invece non fin. La pioggia continuava a sbatacchiare sulle finestre, e i tuoni picchiavano
pugni assordanti sulla faccia della terra.
Guardai il ritratto. Mi sentivo morto, come mio fratello. Non ebbi un attimo di esitazione. Con
calma mi alzai e mi diressi verso il caminetto. Cera una scatola di fiammiferi. La presi.
Lei indovin subito i miei propositi, perch la scatola mi venne strappata dalle dita e fu
scagliata contro il muro. Mi lanciai per riprenderla, ma fui respinto da una forza invisibile. Mi sentii
afferrare alla gola da mani gelide. Non ebbi paura, me ne liberai con un rantolo rabbioso e tornai ad
annaspare in cerca dei fiammiferi. Il sangue cominci a sgorgare pi copioso; ne sputai un po dalla bocca.
Afferrai la scatola. Mi venne strappata di nuovo, e questa volta si ruppe, e tutti i fiammiferi si
sparpagliarono sul tappeto. Mentre cercavo di prenderne uno, la casa sembr emettere un grande
lamento di angoscia. Fui afferrato, ma riuscii a liberarmi ancora. Caddi in ginocchio e mi accasciai sul
tappeto. Non cerano fulmini e il buio era totale. Mi sentii stringere le braccia con forza. Qualcosa di
freddo e umido mi correva sullo stomaco.
Con una furia maniacale afferrai con i denti un fiammifero che avevo visto alla luce di un altro
fulmine, e ne morsi la testa. Non ci fu nessuna fiamma, come avevo sperato. Adesso la casa tremava
con violenza e sentii dei fruscii intorno a me, come se lei avesse chiamato altri spiriti in aiuto per
combattermi, per salvare le loro maledette esistenze.
Morsi un secondo fiammifero. Un volto bianco mi fissava dal tappeto, e gli sputai addosso del
sangue. Scomparve. Mi liberai un braccio e presi un terzo fiammifero. Mi piegai verso il caminetto e
strofinai il fiammifero sulla legna ruvida. Una fiammella mi guizz fra le dita e fui liberato.
Ora la pulsazione sembrava ancora pi forte. Ma sapevo che non poteva nulla contro il fuoco.
Protessi la fiamma con la mano per evitare che quel vento freddo tornasse e cercasse di spegnerla.
Avvicinai il fiammifero a un giornale che trovai su una poltrona e gli diedi fuoco. Lo scossi e le pagine
avvamparono. Lo gettai sul tappeto.
Feci avanti e indietro, alla luce dellincendio, accendendo un fiammifero dopo laltro, ed
evitando di guardare Saul, ancora accasciato a terra. Lo aveva distrutto, ma adesso io avrei distrutto lei,
per sempre.
Diedi fuoco alle tende. Mentre il tappeto bruciava lentamente, appiccai il fuoco ai mobili. La
casa ondeggiava, emettendo un sibilo lamentoso che crebbe di tono e poi cal, come il fruscio prodotto
da una breve raffica di vento.
Alla fine rimasi in piedi in mezzo alla stanza in fiamme, con gli occhi inchiodati sul ritratto.
Mi avvicinai a piccoli passi. Lei conosceva le mie intenzioni, perch la casa ondeggi ancora di pi, e
si ud un urlo stridulo che sembrava provenire dalle pareti. E allora capii che la casa era controllata da
lei, e che il suo potere era custodito in quel quadro.
Lo tirai gi dal muro. Mi vibrava fra le mani come se fosse vivo. Con un brivido di ripugnanza
lo gettai fra le fiamme.
Per poco non caddi a terra, quando il pavimento sussult come scosso da un terremoto. Poi
tutto cess e il ritratto divenne cenere, e di lei non rimase pi nulla. Ero solo nella vecchia casa in fiamme.
Non volevo che qualcuno sapesse di mio fratello. Non volevo che qualcuno vedesse comera ridotta la sua faccia.
Cos lo tirai su e lo deposi sul divano. Ancora oggi non riesco a capire come abbia fatto a
sollevarlo, dal momento che ero debolissimo. Avevo una forza che non mi apparteneva.
Mi sedetti ai suoi piedi, accarezzandogli la mano finch il calore divenne troppo forte. Allora
mi alzai. Mi chinai su di lui e lo salutai per lultima volta con un bacio sulle labbra. Uscii dalla casa,
nella pioggia, e non ci tornai mai pi. Non ne avevo pi alcun motivo.
Questa  la fine del manoscritto. Non sembra che ci sia alcuna prova evidente per considerare
autentici gli eventi che vi si raccontano. Ma i fatti che seguono, ricavati dagli archivi della polizia
cittadina, potrebbero rivelarsi di qualche interesse.
Nel 1901 la citt rest molto colpita dal pi efferato delitto mai compiuto in tutta la sua storia.
Al culmine di una festa tenuta nella casa del signor Marlin Slaughter e signora, e della loro
figlia Clarissa, uno sconosciuto avvelen il ponce versandovi una forte dose di arsenico. Morirono tutti.
Il caso non venne mai risolto, anche se furono avanzate diverse teorie per trovarvi una spiegazione.
Una di queste era che lassassino fosse proprio uno di coloro che rimasero avvelenati.
Quanto allidentit di questo assassino, qualcuno sostenne che non si trattava di un uomo, ma
di una donna. Bench non esista nulla di concreto che conforti questa supposizione, ci sono diverse
testimonianze che descrivono Clarissa come una sventurata creatura: secondo costoro la giovane
donna soffriva da alcuni anni di una grave forma di malattia mentale che i genitori avevano cercato di
tenere nascosta ai vicini e alle autorit. La festa in questione, a quanto sembra, sarebbe stata data
proprio per celebrare quello che i genitori consideravano un recupero completo delle capacit mentali di Clarissa.
Per quanto riguarda invece la vicenda del corpo del giovane uomo che si sarebbe dovuto
trovare fra le macerie, unindagine approfondita non ha dato alcun esito; pu darsi che tutta la storia sia
solo frutto di fantasia, uninvenzione del fratello superstite per occultarne la morte: morte che potrebbe
essere avvenuta per cause non naturali. Se il fratello pi anziano conosceva la storia del dramma
avvenuto in quella casa, potrebbe averla usata per costruire delle prove fantasiose a suo discarico.
Quale che sia la verit, nessuno ha mai pi sentito parlare del fratello maggiore, n in questa
citt, n in zone limitrofe. E questa  la storia. S.D.M.
...
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...
Fine.
...
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...
Lultimo giorno.
...
.
...
Titolo originale: The last day. 1953.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Si svegli e la prima cosa che pens fu: Lultima notte  passata.
La met laveva trascorsa a dormire.
Giaceva sul pavimento e guardava il soffitto. Le pareti erano ancora rossastre per la luce che
proveniva dallesterno. Nel salotto non si sentiva un rumore, se non il russare di qualcuno.
Si guard intorno.
Cerano corpi sparsi per tutta la stanza. Sdraiati sul divano, accasciati sulle sedie, raggomitolati
sul pavimento. Alcuni erano coperti dai tappeti. Due erano nudi.
Sollev un gomito e sbatt gli occhi per i dolori lancinanti alla testa. Li chiuse del tutto e li
tenne serrati per un momento, poi li riapr. Fece scorrere la lingua allinterno della bocca arida. Cera
ancora un sapore rancido di liquore e di cibo.
Si appoggi sul gomito e torn a guardare la stanza, mentre il suo cervello registrava
lentamente la scena.
Nancy e Bill giacevano abbracciati, entrambi nudi. Norman si era rannicchiato sul bracciolo di
una sedia, e la sua faccia magra era tesa nel sonno. Mort e Mel erano sdraiati a terra, ricoperti da un
copridivano lurido. Entrambi russavano. Gli altri erano anchessi a terra.
Al di fuori, il bagliore rosso.
Guard la finestra, deglutendo. Ammicc, poi guard in gi il suo corpo magro. Deglut di
nuovo.
Sono vivo, pens, ed  tutto vero.
Si strofin gli occhi e respir una lunga boccata dellaria stantia dellappartamento.
Mentre cercava di alzarsi in piedi urt contro un bicchiere. Il liquore e lacqua tonica si
sparsero sul tappeto, assorbiti dal tessuto blu scuro.
Guard in giro e vide gli altri bicchieri, rotti, allontanati con un calcio o scaraventati contro la
parete. Guard le bottiglie, tutte vuote.
Rimase in piedi a osservare la stanza. Vide il giradischi rovesciato, i trentatr giri sparpagliati a
terra, e pezzetti taglienti di dischi che formavano disegni assurdi sul tappeto.
Ricord.
Era Mort che aveva cominciato tutto, la sera prima. Allimprovviso era corso al giradischi e si
era messo a gridare con voce da ubriaco.
Non se ne pu pi di questa musica!  solo rumore!
Aveva premuto la punta della scarpa contro lapparecchio e lo aveva mandato a sbattere contro
il muro. Ci era saltato sopra, poi si era inginocchiato, lo aveva sollevato con quelle braccia da pugile e
lo aveva rovesciato. Infine lo aveva preso di nuovo a calci.
Allinferno la musica! aveva strillato. E comunque quella merda non mi piace!
Poi aveva cominciato a tirare fuori i dischi dalle foderine e li aveva rotti sbattendoli sul
ginocchio.
Andiamo! aveva gridato, rivolto a tutti. Andiamo!
E la cosa aveva trovato proseliti. Cos come tutte le idee folli in quegli ultimi giorni.
Mel era saltato su nel bel mezzo di un rapporto sessuale con una ragazza. Aveva scaraventato i
dischi fuori dalla finestra, uno dopo laltro, in mezzo alla strada. E Charlie aveva messo da parte per un
attimo la pistola, si era affacciato alla finestra anche lui e aveva cercato di colpire la gente con i dischi.
Richard aveva seguito con lo sguardo quei piatti neri che rimbalzavano sul marciapiede
sottostante, frantumandosi in mille pezzi. Ne aveva tirato qualcuno anche lui. Poi si era voltato e aveva
lasciato che gli altri si scatenassero. Aveva portato in camera da letto la ragazza di Mel e aveva fatto
sesso con lei.
Ripens a tutto questo mentre se ne stava in piedi, malfermo sulle gambe, nella luce rossastra
della stanza.
Chiuse gli occhi per un attimo.
Poi guard Nancy e ricord di averla posseduta in un momento imprecisato di quelle ore
frenetiche che erano state il giorno e la sera prima.
Ora mi fa schifo, pens. Era sempre stata una ragazza volgare, ma almeno prima doveva
nasconderlo. Adesso, invece, nel crepuscolo finale di ogni cosa, poteva trarre godimento dallunica
cosa di cui si fosse mai realmente preoccupata.
Si domand se nel mondo fosse rimasto qualcuno ancora in possesso di una vera dignit. Di
quella che permaneva quando non cera pi bisogno di usarla per fare colpo sulla gente.
Scavalc il corpo di una ragazza addormentata. Indossava solo un paio di mutandine. Abbass
gli occhi sui suoi capelli scarmigliati, sulle labbra macchiate di rossetto, sulla maschera tirata e infelice
che era la sua faccia.
Mentre passava diede unocchiata in camera. Sul letto cerano tre ragazze e due uomini.
Trov il corpo in bagno.
Qualcuno non si era fatto scrupolo di gettarlo dentro la vasca, e poi laveva ricoperto con la
tendina della doccia. Si vedevano solo le gambe, che penzolavano in modo ridicolo dal bordo anteriore
della vasca.
Tir via la tendina e osserv la camicetta inzuppata di sangue, il volto bianco e senza vita.
Charlie.
Scosse la testa, poi si volt e si sciacqu la faccia e le mani. Non aveva importanza. Niente
aveva importanza. Per dirla tutta, adesso Charlie poteva considerarsi uno dei fortunati. Un membro
della legione che aveva infilato la testa dentro i forni, o si era tagliata le vene dei polsi, o aveva ingerito
pillole, o laveva fatta finita seguendo uno dei metodi tradizionali per suicidarsi.
Mentre esaminava allo specchio la propria faccia stanca, pens anche lui di tagliarsi le vene.
Ma sapeva di non esserne capace. Perch ci voleva ben altro che quello sconforto per incoraggiare
lautodistruzione.
Bevve una sorsata dacqua. Che fortuna, pens, lacqua c ancora. Strano che fosse rimasta
qualche anima pia a preoccuparsi dellimpianto idrico. O di quello elettrico, o del gas, o del telefono, o
di qualsiasi altro impianto.
A quale idiota sarebbe venuto in mente di lavorare durante lultimo giorno del mondo?
Spencer era in cucina quando Richard entr.
Era seduto al tavolo, in mutande, e si guardava le mani. Cerano delle uova a friggere in una
padella. Allora funziona anche il gas, pens Richard.
Ciao disse a Spencer.
Spencer grugn senza alzare gli occhi. Continuava a fissarsi le mani. Richard lo ignor.
Abbass appena il gas, tir fuori il pane dalla credenza e lo mise nel tostapane. Ma il tostapane non
funzionava. Si strinse nelle spalle e abbandon lidea.
Che ora ?
Spencer lo guard, dopo avergli rivolto la domanda.
Richard diede unocchiata allorologio.
Si  fermato rispose.
I due si guardarono.
Oh fece Spencer, poi chiese: Che giorno ?
Richard ci pens su. Domenica, mi pare rispose.
Chiss se la gente  andata a messa disse Spencer.
Che importa?
Richard apr il frigorifero.
Le uova sono finite osserv Spencer.
Richard richiuse lo sportello.
Niente pi uova disse lentamente. Niente pi ragazze. Niente di niente.
Si appoggi alla parete con un sospiro che era quasi un rantolo e guard il cielo rosso fuori
dalla finestra.
Mary, pens. Mary, che avrei dovuto sposare. Che ho lasciato. Si domand dove fosse. Si
domand se stesse pensando a lui, magari solo un po.
Arriv Norman, arrancando, distrutto dal poco sonno e dal troppo alcol. Aveva la bocca
spalancata, e laria intontita.
Giorno farfugli.
Buongiorno a te, felice giornata disse Richard senza allegria.
Norman lo fiss con gli occhi vitrei, poi and al lavello e si sciacqu la bocca. Sput lacqua
nello scarico.
Charlie  morto disse.
Lo so replic Richard.
Oh. Quando  successo?
Stanotte rispose Richard. Tu eri svenuto. Ti ricordi che continuava a dire che ci avrebbe
sparato a tutti? Che ci avrebbe liberati dalla nostra disperazione?
Gi disse Norman. Mi ha puntato la canna alla tempia e mi ha detto, visto che bella
sensazione?
Be, lha fatto pure con Mort disse Richard. E la pistola ha fatto cilecca. Alz le spalle.
Tutto qui.
Si scambiarono unocchiata inespressiva.
Poi Norman volt la testa e guard fuori dalla finestra.
 sempre l osserv.
Guardarono tutti la grande sfera infuocata nel cielo che cancellava il sole, la luna, le stelle.
Norman si gir, deglutendo. Gli tremavano le labbra e dovette serrarle per fermare il tremito.
Ges esclam.  oggi.
Torn a guardare il cielo.
Oggi ripet. Ogni cosa.
Ogni cosa disse Richard.
Spencer si alz e spense il gas. Per un attimo fiss le uova, poi disse: Perch diavolo le ho
fritte?
Le gett nellacquaio e quelle scivolarono unte sullo smalto candido. I tuorli sfrigolarono e
sputacchiarono fumo, trasformandosi in un fluido giallastro che stonava sul bianco del lavello.
Spencer si morse le labbra, e il suo viso sindur.
Voglio possederla di nuovo disse allimprovviso.
Pass di corsa accanto a Richard e mentre svoltava langolo del corridoio si sfil le mutande.
 fatto cos disse Richard.
Norman sedette di nuovo al tavolo, Richard rest in piedi accanto al muro.
Improvvisamente sentirono Nancy in salotto che urlava con la sua voce stridula.
Ehi, svegliatevi tutti! Guardatemi mentre lo faccio! Guardatemi tutti, guardatemi!
Per un attimo Norman fiss la porta della cucina, poi qualcosa dentro di lui cedette e si
accasci sul piano del tavolo con la testa fra le braccia. Le sue spalle esili tremavano.
Lho fatto anchio disse con voce spezzata. Lho fatto anchio. Oh, dio, ma che sono
venuto a fare qui?
Sesso rispose Richard. Come tutti noi. Pensavi di concludere la tua vita in una ebbra
beatitudine carnale.
La voce di Norman era soffocata.
Non posso morire in questo modo singhiozz. Non posso.
Lo stanno facendo un paio di miliardi di persone disse Richard. Quando il sole ci colpir,
non avranno ancora finito. Che bello spettacolo.
Il pensiero di un mondo di uomini impegnati in unorgia animalesca lo fece rabbrividire.
Chiuse gli occhi, premette la fronte contro il muro e tent di dimenticare.
Ma il muro era caldo.
Norman alz gli occhi dal tavolo.
Andiamocene a casa disse.
Richard lo guard. Casa? domand.
Dai nostri genitori. Mio padre e mia madre. Tua madre.
Richard scosse la testa.
Non voglio andarci disse.
Ma non posso andare da solo.
Perch?
Perch... non posso. Lo sai, le strade sono piene di tipi che ammazzano tutti quelli che
incontrano.
Richard si strinse nelle spalle.
Perch non vuoi? gli chiese Norman.
Non voglio vederla.
Tua madre?
S.
Sei pazzo disse Norman. Chi altro c che...
No.
Pens a sua madre che lo aspettava a casa. Che lo aspettava per lultimo giorno. E lo fece stare
male lidea di arrivare in ritardo, o magari di non rivederla mai pi.
Ma continuava a pensare... Come posso andare a casa e poi scoprire che vuole convincermi a
pregare? A leggere la Bibbia, a trascorrere queste ultime ore nel disordine di una concentrazione
religiosa?
Lo ripet, a beneficio di s stesso.
No.
Norman aveva laria sperduta. Il petto era scosso da un singhiozzo convulso.
Voglio vedere mia madre disse.
Va pure ribatt Richard, con voce piatta.
Ma le sue viscere si stavano annodando in un groviglio doloroso. Non rivedere mai pi sua
madre. O sua sorella, suo marito e sua figlia.
Non rivedere mai pi nessuno di loro.
Sospir. Era inutile opporsi. A dispetto di tutto, Norman aveva ragione. Chi mai rimaneva al
mondo a cui potersi rivolgere? In un mondo cos grande, sul punto di essere bruciato, esisteva forse
unaltra persona che lo amasse di pi?
Oh... daccordo disse. Andiamo. Qualsiasi cosa pur di uscire da questo posto.
Lintero palazzo puzzava di vomito. Trovarono il portiere ubriaco fradicio sulle scale.
Trovarono nellatrio un cane a cui avevano preso a calci la testa.
Si fermarono appena usciti dal palazzo.
Istintivamente guardarono in alto.
Verso il cielo rosso, simile a lava fusa. Verso i filamenti infuocati che attraversavano
latmosfera come pioggia bollente. Verso la gigantesca sfera di fiamme che continuava ad avvicinarsi
sempre di pi, cancellando luniverso.
Abbassarono gli occhi pieni di lacrime. Guardare faceva male. Si avviarono lungo la strada.
Era caldissimo.
Dicembre disse Richard. E sembra di stare ai tropici.
Mentre camminavano in silenzio ripens ai tropici, ai poli, a tutti i paesi del mondo che non
avrebbe mai visto. A tutte le cose che non avrebbe mai fatto.
Come stringere Mary fra le braccia e dirle, mentre il mondo finiva, che lamava tanto e che
non aveva paura.
Mai disse, sentendosi irrigidire per la frustrazione.
Cosa? gli chiese Norman.
Niente, niente.
Durante il cammino Richard sent qualcosa di pesante nella tasca dalla giacca, che gli
rimbalzava contro il fianco. Infil la mano e tir fuori loggetto.
Che cos? chiese Norman.
La pistola di Charlie rispose Richard. Lho presa io stanotte perch nessuno si facesse
male.
La sua risata fu aspra e stridula.
Perch nessuno si facesse male ripet con amarezza. Ges, dovevo fare lattore.
Stava per gettarla via quando cambi idea. La infil di nuovo in tasca.
Potrebbe servirmi disse.
Norman non lo stava ascoltando.
Grazie a dio non mi hanno rubato la macchina. Oh...!
Qualcuno aveva tirato un sasso sul parabrezza.
Che differenza fa? chiese Richard.
Io... nessuna, immagino.
Salirono a bordo e liberarono i sedili anteriori dalle schegge di vetro. Dentro la macchina si
soffocava. Richard si tolse la giacca e la gett. Infil la pistola nella tasca dei calzoni.
Norman si diresse verso il centro e iniziarono a vedere gente per strada.
Alcuni correvano come impazziti di qua e di l, come se cercassero qualcosa, altri si
azzuffavano fra loro. I marciapiedi erano pieni di corpi di persone che si erano lanciate dalla finestra o
erano state investite dalle auto in corsa. Cerano palazzi in fiamme, e finestre sfondate dallesplosione
dovuta alla rottura dei tubi del gas.
Qualcuno saccheggiava i negozi.
Ma che gli prende? chiese Norman, sgomento.  cos che vogliono passare lultimo
giorno?
Magari  cos che hanno sempre vissuto replic Richard.
Si sporse dal finestrino e osserv la gente che passava. Cera chi faceva dei cenni con la mano,
chi imprecava e sputava. Qualcuno lanci degli oggetti contro la macchina.
La gente muore come  vissuta disse. Qualcuno bene, qualcuno male.
Attento!
Norman url mentre unaltra macchina sbandava e si spostava sul lato opposto della strada.
Uomini e donne si sporsero dai finestrini gridando, cantando e agitando bottiglie.
Norman sterz violentemente e riusc a evitare la macchina per un pelo.
Sono impazziti? disse.
Richard guard dal lunotto posteriore. Vide la macchina sbandare di nuovo, perdere il
controllo e andare a sfondare la vetrina di un negozio, per poi rovesciarsi di fianco, con le ruote che
continuavano a girare.
Si rigir senza dire nulla. Cupo in volto, Norman continu a guardare avanti con le mani strette
sul volante. Era pallidissimo, e teso.
Un altro incrocio.
Una macchina correva verso di loro a tutta velocit. Norman schiacci i freni soffocando
unimprecazione. Tutti e due andarono a sbattere contro il parabrezza, con il respiro mozzato.
Poi, prima che Norman riuscisse a rimettersi in movimento, una banda di ragazzini armati di
coltelli e bastoni arriv a tutta velocit allincrocio. Erano allinseguimento dellaltra macchina, ma
adesso cambiarono direzione e si lanciarono verso di loro.
Norman inser la prima e part di scatto.
Un ragazzo salt sul cofano posteriore. Un altro cerc di salire sul poggiapiedi laterale, lo
manc e rotol in mezzo alla strada. Un terzo ci riusc e afferr il volante, tentando di colpire Richard
con un coltello.
Vi ammazziamo, bastardi! strill il ragazzo. Figli di puttana!
Vibr unaltra coltellata e colp lo schienale mentre Richard si spostava di lato.
Levati di mezzo! grid Norman, tentando di tenere docchio il ragazzo e la strada allo stesso
tempo.
Il ragazzo cerc di aprire lo sportello mentre la macchina percorreva la Broadway ondeggiando
vistosamente. Vibr unaltra coltellata ma il movimento gli fece mancare il colpo.
Tanto ti prendo! url in un accesso di odio irrazionale.
Richard prov a spalancare lo sportello per far perdere la presa al ragazzo, ma senza riuscirci.
Quello infil la faccia bianca e stravolta attraverso il finestrino e alz il coltello.
A quel punto Richard aveva impugnato la pistola. Gli spar in piena faccia.
Il ragazzo cadde allindietro con un ultimo urlo e piomb a terra come un sacco di stracci.
Rimbalz una volta, scalci con la gamba sinistra e giacque immobile.
Richard si gir.
Laltro ragazzo era ancora sul cofano posteriore, con la faccia schiacciata contro il lunotto.
Richard vide che apriva la bocca, come se lanciasse imprecazioni.
Buttalo gi! disse.
Norman accost al marciapiede, poi rientr verso la strada. Il ragazzo era ancora l. Norman
ripet la manovra, ma il ragazzo si teneva ancora aggrappato.
Al terzo tentativo perse la presa e cadde. Cerc di rimettersi subito in piedi, ma la spinta era
troppo forte: rimbalz sul marciapiede e and a sfondare una vetrina, con le braccia tese in avanti per
proteggersi la faccia.
Norman e Richard, ansimanti, rimasero a lungo in silenzio. Richard gett la pistola dal
finestrino e la guard rotolare sullasfalto e fermarsi addosso a un idrante. Norman fece per dire
qualcosa, ma poi tacque.
Svoltarono sulla Quinta e si diressero verso il centro a novanta chilometri lora. Cerano poche
macchine.
Passarono davanti a qualche chiesa. Rigurgitavano di gente. Quelli che non ci entravano si
assiepavano allesterno, sui gradini e sui marciapiedi.
Poveri idioti mormor Richard, con le mani ancora tremanti.
Norman respir a fondo.
Vorrei essere anchio un povero idiota afferm. Un povero idiota che riesce ancora a
credere in qualcosa.
Forse disse Richard, poi aggiunse: Io preferirei passare lultimo giorno a credere in quello
che secondo me  vero.
Lultimo giorno ripet Norman. Io... Scosse la testa. Non riesco a crederci. Ho letto i
giornali. Vedo quel... quella cosa lass. So che dovr succedere. Ma, dio! La fine?
Fiss Richard per una frazione di secondo.
E dopo pi nulla? chiese.
Richard disse: Non lo so.
Alla Quattordicesima Norman svolt per East Side, quindi imbocc a tutta velocit il ponte di
Manhattan. Non si ferm mai, zigzagando intorno ai cadaveri e alle macchine ferme in mezzo alla
strada. A un certo punto pass sopra un corpo, e Richard not unespressione tesa sul suo viso, mentre
la ruota schiacciava la gamba del cadavere.
Sono tutti fortunati disse Richard. Pi fortunati di noi.
Si fermarono davanti alla casa di Norman, nel centro di Brooklyn. Cerano dei ragazzi che
giocavano a palla in strada. Sembravano non rendersi nemmeno conto di quello che stava succedendo.
Le loro grida risuonavano alte nel silenzio della via. Richard si domand se i loro genitori sapessero
doverano i figli. O se gliene importasse qualcosa.
Norman lo stava guardando.
Allora... cominci a dire.
Richard sent una contrazione ai muscoli dello stomaco.
Vuoi... salire per qualche minuto? chiese Norman.
Richard scosse la testa.
No disse.  meglio che vada a casa. Io... dovrei vederla. Mia madre, intendo.
Oh.
Norman annu, poi si fece forza e cerc di imporsi un momento di calma.
Per quel che vale, Dick, disse ti considero il mio migliore amico e...
Gli mancarono le parole. Allung la mano e strinse quella di Richard. Poi scese dalla
macchina, lasciando le chiavi attaccate.
Ci vediamo disse frettolosamente.
Richard segu lamico con lo sguardo, lo vide girare intorno alla macchina e dirigersi verso il
palazzo. Quando fu quasi arrivato alla porta, lo chiam.
Norm!
Norman si ferm e si volt. I due si guardarono. Per un attimo ebbero una visione di tutti gli
anni della loro amicizia.
Poi Richard riusc a sorridere. Si tocc la fronte in un ultimo saluto.
Ci vediamo, Norm disse.
Norman non sorrise. Spinse il portone e scomparve.
Richard rimase lungamente a fissare il portone. Avvi il motore, poi lo rispense, pensando che
i genitori di Norman potevano non essere in casa.
Dopo un po gir di nuovo la chiavetta e si avvi verso casa.
Mentre guidava continu a pensare.
Pi si avvicinava alla fine, meno aveva voglia di affrontarla. Avrebbe voluto che finisse tutto
in quel momento, prima che cominciasse la reazione isterica. Sonniferi, decise. Era il modo migliore. A
casa ne aveva un po. Sper che ne fossero rimasti a sufficienza. Poteva anche non trovarne pi, alla
farmacia allangolo. Negli ultimi giorni cera stata una corsa allacquisto di sonniferi. Intere famiglie li
avevano ingeriti, tutti insieme.
Giunse a casa senza ulteriori problemi. Il cielo in alto era un manto scarlatto incandescente. Ne
sentiva il calore sulla faccia come se fosse davanti a un forno spalancato. Respir laria caldissima.
Apr la porta ed entr lentamente.
Probabilmente la trover nel salottino, pens. Circondata dai suoi libri, intenta a pregare,
esortando invisibili potenze a soccorrerla mentre il mondo  sul punto di finire arrosto.
Non era nel salottino.
Cerc in tutta casa, e mentre lo faceva il suo cuore cominci a battere pi veloce. Quando si
rese conto che lei non era in casa prov una grande sensazione di vuoto allo stomaco. Cap che quando
aveva affermato di non volerla vedere, erano solo chiacchiere. E che lamava. E che ormai gli era
rimasta solo lei.
Cerc un biglietto in camera di sua madre, nella sua, nel salotto.
Mamma disse. Mamma, dove sei?
Trov il biglietto in cucina. Lo prese dal tavolo.
Richard, tesoro,
sono a casa di tua sorella. Per favore, vieni l. Non farmi passare questo ultimo giorno senza di
te. Non farmi lasciare questo mondo senza rivedere il tuo volto amato. Ti prego.
Lultimo giorno.
Era l, nero su bianco. E, fra tanta gente, era stata proprio sua madre a scrivere quelle parole.
Lei che era sempre stata cos scettica verso la passione di suo figlio per la scienza e che ora riconosceva
come vera lultima previsione della scienza.
Perch non poteva pi dubitarne. Perch il cielo era pieno di prove infuocate, e nessuno poteva
pi dubitarne.
Lintero mondo che se ne andava. Quel piccolo particolare universo fatto di evoluzioni e
rivoluzioni, di conflitti e scontri, di interminabili sequenze di secoli che si ammassavano in un passato
nebuloso, di rocce e alberi e animali e uomini. Tutto sul punto di finire. In una vampata, in un attimo.
Lorgoglio, la vanit del mondo umano ridotti in cenere da un capriccio astronomico.
Che significava tutto questo? Niente, niente di niente. Perch ormai tutto stava per finire.
Prese alcune pastiglie di sonnifero dallarmadietto del bagno e se ne and. Guid verso la casa
di sua sorella pensando a sua madre, mentre percorreva le strade ingombre di ogni genere di cose, dalle
bottiglie vuote ai cadaveri.
Se solo, in quellultimo giorno, non avesse paventato il pensiero di discutere con sua madre. Di
confutare le sue argomentazioni su Dio, le sue convinzioni religiose.
Decise che non avrebbe confutato n discusso nulla. Si sarebbe costretto a fare di quellultimo
giorno un giorno tranquillo. Avrebbe accettato la semplice devozione di sua madre e non avrebbe pi
fatto osservazioni sulla sua fede.
A casa di Grace la porta era chiusa a chiave. Suon il campanello e, dopo un attimo, sent un
rumore concitato di passi provenire dallinterno.
Sent Ray che gridava: Non aprire, mamma! Potrebbe essere di nuovo quella banda!
 Richard, lo so che  lui! grid di rimando sua madre.
Poi la porta venne aperta e lei lo abbracci e pianse di gioia.
Lui non parl. Solo alla fine disse piano: Ciao mamma.
Sua nipote Doris gioc tutto il pomeriggio nel salottino, mentre Grace e Ray restavano seduti
sul divano, immobili, a guardarla.
Se fossi con Mary, continuava a pensare Richard. Se solo oggi fossimo insieme. Poi gli venne
in mente che avrebbero potuto avere dei bambini. E che lui avrebbe dovuto starsene seduto come Grace
sapendo che i pochi anni che suo figlio aveva vissuto sarebbero stati gli unici, per lui.
Il cielo si fece pi luminoso con lavvicinarsi della sera. Era percorso da violente screziature
scarlatte. Doris guardava silenziosa dalla finestra. Per tutto il giorno non aveva riso n pianto. E
Richard pens fra s e s: lei sa.
E pens anche che da un momento allaltro sua madre avrebbe chiesto loro di pregare tutti
insieme. Di sedersi e leggere la Bibbia e sperare nella divina clemenza.
Invece lei non disse nulla. Sorrise, prepar la cena. Richard rimase con lei mentre cucinava.
Forse non aspetter le disse. Io... io forse prender le pillole.
Hai paura, figliolo? gli chiese lei.
Tutti hanno paura rispose Richard.
Ci siamo, pens, sta per arrivare. Quello sguardo compiaciuto, la battuta di apertura.
Lei gli porse un piatto con le verdure e tutti sedettero a tavola per cenare.
Durante la cena nessuno parl se non per chiedere da mangiare. Doris nemmeno quello.
Richard rimase a fissarla dallaltra parte del tavolo.
Ripens alla notte precedente. Quel bere forsennato, i litigi, gli abusi carnali. Pens a Charlie
morto nella vasca da bagno, allappartamento a Manhattan, a Spencer che si tuffava in unorgia di
lussuria proprio nel momento pi importante della sua vita. Al ragazzo stramazzato su un marciapiede
di New York con la testa fracassata da una pallottola.
Gli sembrava tutto lontanissimo. Poteva quasi convincersi che non fosse mai successo, che
quella fosse semplicemente una delle tante serate a cena in famiglia.
A parte il bagliore color rubino che riempiva il cielo e si riversava dalle finestre come laura di
un fantastico caminetto.
Verso la fine del pasto Grace and a prendere una scatola. Tornata al tavolo, si mise a sedere e
lapr. Ne tir fuori delle pillole bianche. Doris la guard, con i grandi occhi indagatori.
Questo  il dolce le disse Grace. Tutti mangeremo delle caramelle bianche come dolce.
Sanno di menta? chiese Doris.
S rispose sua madre. Sanno di menta.
Richard si sent drizzare i capelli in testa mentre Grace metteva le pillole davanti a Doris.
Davanti a Ray.
Non ne abbiamo abbastanza per tutti disse Grace a Richard.
Io ho le mie rispose lui.
Ne hai anche per mamma? chiese Grace.
A me non serviranno disse sua madre.
Teso comera, per poco Richard non alz la voce con lei. Stava per gridarle: Oh, piantala di
essere sempre cos maledettamente superiore! Ma si trattenne. Inorridito e affascinato nello stesso
tempo, fiss Doris che teneva le pillole nella manina.
Ma non sono alla menta protest. Mamma, queste non sono...
S che lo sono. Grace trasse un profondo respiro. Mangiale, tesoro.
Doris ne mise una in bocca e fece una smorfia. Poi la sput sul palmo.
Non sanno di menta disse, delusa.
Grace ritrasse la mano e affond i denti nelle nocche bianche. Spost freneticamente lo
sguardo su Ray.
Mangiala, Doris disse Ray. Mangiala,  buona.
Doris scoppi a piangere. No, non mi piace.
Mangiala!
Ray distolse improvvisamente lo sguardo, pervaso dal tremore. Richard cerc di farsi venire in
mente un modo per farle ingoiare le pillole, ma non ci riusc.
Poi parl sua madre.
Facciamo un gioco, Doris disse. Vediamo se riesci a mandare gi tutte le caramelle prima
che io abbia contato fino a dieci. Se ci riesci ti dar un dollaro.
Doris tir su col naso. Un dollaro? chiese.
La madre di Richard annu.
Uno disse.
Doris non si mosse.
Due disse la madre di Richard. Un dollaro...
Doris si asciug una lacrima. Un... un dollaro vero?
S, tesoro. Tre, quattro, sbrigati.
Doris prese le pillole.
Cinque... sei... sette...
Grace aveva chiuso gli occhi. Le sue guance erano esangui.
Nove... dieci...
La madre di Richard sorrise, ma le tremavano le labbra, e i suoi occhi scintillavano.
Ecco disse tutta allegra. Hai vinto.
Allimprovviso Grace prese le sue pillole, se le mise in bocca e le ingoi in rapida successione.
Poi guard Ray, il quale allung una mano tremante e mand gi le sue. Richard infil la mano in tasca
per prendere le sue pillole, ma la tir fuori subito. Non voleva che sua madre lo vedesse mentre le
ingeriva.
Doris si addorment quasi subito. Sbadigliava e non riusciva a tenere gli occhi aperti. Ray la
prese in braccio e lei si appoggi alla sua spalla, con le piccole braccia intorno al suo collo. Grace si
alz e tutti e tre tornarono in camera da letto.
Richard rimase seduto mentre sua madre andava a salutarli. Fiss la tovaglia bianca e ci che
rimaneva del cibo.
Quando sua madre torn le sorrise.
Aiutami a togliere i piatti gli disse lei.
A togliere...? cominci, ma sinterruppe subito. Che importava se i piatti rimanevano l?
Rest con lei nella cucina illuminata di rosso, provando una sensazione acuta di irrealt mentre
asciugava piatti che non sarebbero mai pi stati usati e li sistemava nella credenza che entro qualche
ora non sarebbe pi esistita.
Continu a pensare a Ray e a Grace in camera da letto. Alla fine lasci la cucina senza dire una
parola e li raggiunse. Apr la porta e guard dentro. Li osserv tutti e tre per un bel po di tempo, poi
chiuse la porta e torn lentamente in cucina. Guard sua madre.
Sono...
Va tutto bene disse sua madre.
Come mai non gli hai detto niente? le domand. Come mai hai lasciato che lo facessero
senza dire niente?
Richard, disse lei in un giorno come questo ognuno ha il diritto di seguire la sua strada.
Nessuno pu dire agli altri quello che devono fare. Doris era figlia loro.
E io sono tuo...
Non sei pi un bambino disse lei.
Richard fin di sistemare i piatti, sentendosi le dita intorpidite e tremanti.
Mamma, a proposito di ieri sera disse.
Non me ne importa rispose lei.
Ma...
Non ha nessuna importanza disse sua madre. Questa parte sta finendo.
Eccoci, pens, quasi con dolore. Questa parte. Adesso gli avrebbe parlato della vita eterna e
del paradiso e della ricompensa per i giusti e della pena eterna riservata ai peccatori.
Andiamo a sederci fuori sulla veranda disse lei.
Lui non cap. Attravers la casa silenziosa insieme a lei, le si sedette accanto sui gradini della
veranda e pens. Non rivedr mai pi Grace. O Doris. O Norman o Spencer o Mary o chiunque altro...
Non ce la faceva a sopportare tutto questo. Era troppo. Riusciva solo a sedere l, rigido come
un pezzo di legno, e guardare il cielo rosso e il sole enorme che stava per ingoiarli. Non riusciva
nemmeno pi a sentirsi nervoso. Le paure erano smussate dal loro infinito ripetersi.
Mamma, disse dopo un po perch... perch non mi hai parlato della religione? Lo so che
volevi farlo.
Lei lo guard, e nel bagliore rosso aveva unespressione dolcissima.
Non ho bisogno di farlo, tesoro rispose. So che quando tutto questo sar finito noi ci
ritroveremo tutti insieme. Non c bisogno che tu ci creda. Ci creder io per tutti e due.
Fu tutto. Lui la guard, meravigliandosi della sua fiducia e della sua forza.
Se adesso vuoi prendere quelle pillole gli disse lei va bene. Puoi andare a dormire sul mio
letto.
Richard si sent tremare. Non ti dispiace?
Voglio che tu faccia ci che ritieni pi giusto.
Lui cap quello che avrebbe fatto quando si accorse di non riuscire a immaginarla seduta tutta
sola mentre il mondo finiva.
Rester con te disse dimpulso.
Lei sorrise.
Se cambi idea gli disse puoi farmelo sapere.
Restarono in silenzio per un po. Quindi fu lei a parlare.
 bello.
Bello? chiese lui.
S rispose sua madre. Dio fa calare un sipario luminoso sulla nostra recita.
Lui non era del tutto sicuro di questo, ma labbracci, e lei gli si appoggi. Una cosa, per, la
sapeva per certa.
Sedevano l fuori, quella sera dellultimo giorno. E anche se non aveva una grande importanza,
si volevano bene.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Luomo che cre il mondo.
...
.
...
Titolo originale: The Man Who Made the World. 1953.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Il dottor Janishefsky  seduto nel suo ufficio, a braccia conserte, stravaccato in una grossa
poltrona di pelle. Ha laria pensosa e una barbetta a punta tagliata in modo impeccabile. Canticchia a
bocca chiusa qualche nota di una canzone: Non conta ci che fai, ma come lo fai. Quando entra
linfermiera sinterrompe e solleva il mento con un caldo sorriso. Lei si chiama Mudde.
INFERMIERA MUDDE: Dottore, c un uomo in sala dattesa che dice di aver creato il
mondo.
DOTTOR J.: Eh?
INFERMIERA MUDDE: Devo farlo entrare?
DOTTOR J.: Senza dubbio, infermiera Mudde. Lo faccia accomodare.
Linfermiera Mudde esce. Entra un ometto basso, meno di un metro e sessanta, ma con
addosso un vestito che starebbe bene a uno alto trenta centimetri pi di lui. Le mani sono seminascoste
dalle maniche, le gambe dei pantaloni ripiegate sul fondo, fino a diventare una sorta di ghette. Le
scarpe sono invisibili. Cos come la bocca del gentiluomo, coperta da un paio di baffoni degni di un
topo.
DOTTOR J.: Vuole sedersi, signor...
SMITH: Smith. (si siede)
DOTTOR J.: E adesso...
I due si fissano.
DOTTOR J.: La mia infermiera mi ha detto che lei ha creato il mondo.
SMITH: S. (con il tono di chi si sta confessando) Sono stato io.
DOTTOR J.: (appoggiandosi allo schienale della poltrona) Tutto?
SMITH: S.
DOTTOR J.: Compreso quello che c dentro?
SMITH: Un po prendendo, un po togliendo.
DOTTOR J.: Ne  sicuro?
SMITH: (con unespressione che dice chiaramente: Sto dicendo la verit, tutta la verit,
nientaltro che la verit, perci mi aiuti) Sicurissimo.
DOTTOR J.: (annuisce) Quando ha fatto questa cosa?
SMITH: Cinque anni fa.
DOTTOR J.: Quanti anni ha?
SMITH: Quarantasette.
DOTTOR J.: E gli altri quarantadue dovera?
SMITH: Non cero.
DOTTOR J.: Intende dire che ha incominciato...
SMITH: Allet di quarantadue anni. Proprio cos. (scuote la testa) Be, non esattamente.
DOTTOR J.: E cos il mondo ha cinque anni.
SMITH: Proprio cos.
DOTTOR J.: Che mi dice dei fossili? Dellet delle rocce? Delluranio che diventa piombo?
Dei diamanti?
SMITH: (con laria scocciata) Illusioni.
DOTTOR J.: Che ha inventato lei.
SMITH: Proprio...
DOTTOR J.: (interrompendolo) Perch?
SMITH: Per vedere se ne ero capace.
DOTTOR J.: Non...
SMITH: Chiunque pu creare un mondo. Ma ci vuole ingegnosit per crearne uno e poi far
credere a quelli che ci abitano che esiste da milioni di anni.
DOTTOR J.: Quanto tempo ci ha messo?
SMITH: Tre mesi e mezzo. Tempo del mondo.
DOTTOR J.: Che significa?
SMITH: Prima di creare il mondo vivevo oltre il tempo.
DOTTOR J.: E dove sarebbe?
SMITH: Da nessuna parte.
DOTTOR J.: Nel cosmo?
SMITH: Proprio cos.
DOTTOR J.: Non le piaceva l?
SMITH: No. Mi annoiavo.
DOTTOR J.: Ed  per questo che...
SMITH: Ho creato il mondo.
DOTTOR J.: S, ma... come ha fatto?
SMITH: Avevo dei libri.
DOTTOR J.: Libri?
SMITH: Manuali distruzione.
DOTTOR J.: Dove se li  procurati?
SMITH: Li ho inventati io.
DOTTOR J.: Intende dire che li ha scritti lei?
SMITH: No, io... li ho inventati.
DOTTOR J.: Come?
SMITH: (con i baffi che vibrano freneticamente) Li ho inventati e basta.
DOTTOR J.: (corrugando le labbra) E cos lei si trovava nel cosmo con una manciata di libri.
SMITH: Proprio cos.
DOTTOR J.: E se li avesse persi?
SMITH: (sceglie di non rispondere perch la domanda  palesemente assurda)
DOTTOR J.: Signor Smith.
SMITH: S?
DOTTOR J.: Chi  che ha creato lei?
SMITH: (scuote la testa) Non lo so.
DOTTOR J.: Lei  sempre stato cos? (indica la corporatura minuta del signor Smith)
SMITH: Non credo. Penso di essere stato punito.
DOTTOR J.: Per che cosa?
SMITH: Per aver fatto il mondo cos complicato.
DOTTOR J.: Cera da immaginarlo.
SMITH: Non  stata colpa mia. Io lho solo creato, non ho mai detto che avrebbe funzionato
bene.
DOTTOR J.: Lei si  limitato a mettere in movimento le cose e poi se n lavato le mani.
SMITH: Proprio...
DOTTOR J.: E allora che ci fa qui?
SMITH: Glielho detto. Penso di essere stato punito.
DOTTOR J.: Ah gi. Per averlo fatto troppo complicato. Me nero dimenticato.
SMITH: Proprio cos.
DOTTOR J.: Chi lha punita?
SMITH: Non me lo ricordo.
DOTTOR J.:  un po comodo.
SMITH: (sembra imbronciato)
DOTTOR J.: Potrebbe essere stato Dio?
SMITH: Potrebbe.
DOTTOR J.: Magari  uno che conta, nel resto delluniverso.
SMITH: Forse. Ma il mondo lho creato io.
DOTTOR J.: Basta cos, signor Smith, lei non ha creato il mondo.
SMITH: (offeso) E invece s. Sono stato io.
DOTTOR J.: E ha creato anche me?
SMITH: (accondiscendente) Indirettamente.
DOTTOR J.: Allora faccia il contrario. Mi cancelli.
SMITH: Non posso.
DOTTOR J.: Perch?
SMITH: Io ho solo avviato le cose. Adesso non le controllo.
DOTTOR J.: (sospirando) Allora di cosa  preoccupato, signor Smith?
SMITH: Ho una premonizione.
DOTTOR J.: A proposito di che?
SMITH: Sto per morire.
DOTTOR J.: E quindi...?
SMITH: Qualcuno deve prendere il mio posto. Altrimenti...
DOTTOR J.: Altrimenti?
SMITH: Il mondo intero se ne andr.
DOTTOR J.: Se ne andr? Dove?
SMITH: Da nessuna parte. Scomparir e basta.
DOTTOR J.: Come pu scomparire se funziona indipendentemente da lei?
SMITH: Sar portato via per punirmi.
DOTTOR J.: Per punire lei?
SMITH: S.
DOTTOR J.: Intende dire che se lei muore il mondo intero svanir?
SMITH: Proprio cos.
DOTTOR J.: Se le sparassi, nel momento in cui lei muore io scomparirei?
SMITH: Proprio...
DOTTOR J.: Ho un consiglio da darle.
SMITH: Davvero? Mi aiuter?
DOTTOR J.: Si cerchi uno psichiatra di fama.
SMITH: (alzandosi in piedi) Dovevo immaginarlo. Non ho pi niente da dirle.
DOTTOR J.: (alza le spalle) Come crede.
SMITH: Me ne vado, ma lei si pentir di questo.
DOTTOR J.: Oserei dire che lei se ne  gi pentito, signor Smith.
SMITH: Arrivederci. (il signor Smith esce. Il dottor Janishefsky chiama linfermiera al
telefono interno. Entra linfermiera Mudde)
INFERMIERA MUDDE: S, dottore?
DOTTOR J.: Infermiera Mudde, si metta alla finestra e mi dica quello che vede.
INFERMIERA MUDDE: Quello che...
DOTTOR J.: Quello che vede. Voglio che mi dica quello che fa il signor Smith dopo essere
uscito dal palazzo.
INFERMIERA MUDDE: (con una scrollata di spalle) S, dottore. (va alla finestra)
DOTTOR J.:  gi uscito?
INFERMIERA MUDDE: No.
DOTTOR J.: Continui a guardare.
INFERMIERA MUDDE: Eccolo. Sta scendendo dal marciapiede. Attraversa la strada.
DOTTOR J.: S.
INFERMIERA MUDDE: Adesso si  fermato in mezzo alla strada. Si volta. Guarda verso
questa finestra. Ha in faccia laria di chi... di chi ha capito. Sta tornando indietro. (urla)  stato
investito da unauto.  sdraiato in mezzo alla strada.
DOTTOR J.: Che succede, infermiera Mudde?
INFERMIERA MUDDE: Tutto sta... sta svanendo! Dottor Janishefsky, sta svanendo! (un altro
urlo)
DOTTOR J.: Non sia assurda, infermiera Mudde. Guardi me. Pu onestamente affermare una
cosa del genere? (smette di parlare. Onestamente lei non pu affermare nulla. Non  l. Il dottor
Janishefsky, che non  veramente il dottor Janishefsky, galleggia da solo nel cosmo, sulla sua poltrona,
che non  veramente una poltrona. Guarda la poltrona accanto alla sua) Spero che tu abbia imparato
la lezione. Non mi riprender il tuo giocattolo, ma non ti azzardare a rimetterci le mani. Cos sei
annoiato, vero? Scalliwag! Comportati bene o ti porter via anche i libri! (sbuffa) E cos li hai inventati
tu, vero? (si guarda intorno) Che ne diresti di andare a recuperarli, brutto impertinente?
SMITH: (che non  veramente Smith) S, pap.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Il matrimonio.
...
.
...
Titolo originale: The Wedding. 1953.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Poi le disse che non potevano sposarsi di gioved perch quello era il giorno il cui il diavolo
spos sua madre.
Erano a un cocktail party e lei non era sicura di aver capito bene ci che le aveva detto poich
la stanza era rumorosa e lei era un po sbronza.
Cosa, tesoro? gli chiese chinandosi per sentire meglio.
Lui glielo ridisse in quel suo tono serio e diretto. Lei si raddrizz e sorrise.
Sul serio, sei proprio un tipo strambo disse e si concesse un bel sorso del suo Manhattan.
In seguito, mentre lui la stava accompagnando a casa, lei cominci a parlargli del giorno in cui
si sarebbero sposati.
Lui disse che avrebbero dovuto cambiarlo: andava bene qualsiasi giorno eccetto gioved.
Non ti capisco, tesoro. Gli appoggi la testa sulla spalla stretta e cadente.
Va bene qualsiasi giorno a parte gioved ripet lui.
Lei guard su, e parte del divertimento mor. E va bene, tesoro disse. Basta con gli
scherzi!
E chi sta scherzando? domand lui.
Lei lo fiss. Tesoro, sei impazzito?
Lui disse: No.
Ma... vuoi dire che intendi cambiare la data del matrimonio perch...? Sembrava esterrefatta.
Poi scoppi in una risatina e gli diede un colpetto sul braccio. Sei proprio un tipo strano, Frank disse.
Per un attimo ci ho creduto.
La piccola bocca di lui si corrug in un arco indispettito.
Mia cara, io non ti sposer di gioved.
Lei spalanc la bocca. Sbatt le palpebre. Mio dio, dici sul serio.
Assolutamente disse lui.
Gi, ma... cominci lei. Si morse il labbro inferiore. Tu sei pazzo disse perch...
Senti,  cos importante? la interruppe lui. Perch non pu essere un altro giorno?
Ma quando abbiamo deciso la data non hai detto niente obiett lei.
Non sapevo che fosse di gioved.
Lei si sforz di capire. Si disse che lui doveva avere una ragione segreta. Cattivo odore, alito
pesante, qualcosa dimportante. Ma la data labbiamo gi decisa protest lei debolmente.
Mi dispiace disse lui, deciso. Di gioved non se ne parla nemmeno.
Lei lo guard attentamente. Cerchiamo di essere chiari, Frank. Tu non mi sposerai in quel
gioved.
Non ti sposer in nessun gioved.
Be, io mi sforzo di capire, tesoro, ma accidenti, non ci riesco.
Lui non disse nulla.
Lei alz il tono della voce. Ti stai comportando come un bambino.
Per niente.
Scivol da lui sul sedile e guard fuori dal finestrino. Vorrei tanto sapere come lo definisci.
Poi abbass il tono per adeguarsi a quello di lui.
Non ti vuoi sposare di gioved perch... perch il diavolo ha sposato... sua nonna, o qualcosa
del genere.
Sua madre la corresse.
Lei gli rivolse unocchiataccia e strinse i pugni.
Scegli un altro giorno e dimenticheremo tutto le propose.
Oh, certo. Certo disse lei. Dimenticheremo tutto. Dimenticher che il mio fidanzato ha
paura di fare arrabbiare il diavolo se mi sposa di gioved.  facile da dimenticare.
Non c motivo di scaldarsi, mia cara.
Lei gemette. Oh! Sei proprio... impossibile.
Si gir e lo guard. Lui socchiuse gli occhi, insospettito.
Che ne dici di mercoled?
Lui tacque, poi si schiar la gola, imbarazzato.
Io... cominci, poi fece un sorriso tirato. Me lero dimenticato, cara disse. Nemmeno di
mercoled.
Lei ebbe un attimo di mancamento. Perch? domand.
Se ci sposassimo di mercoled sarei un cornuto.
Lei si sporse in avanti per guardarlo meglio. Saresti cosa? gli chiese con voce acuta.
Un cornuto. Tu mi saresti infedele.
La faccia di lei si deform per lo shock.
Io... io... balbett. Oh, dio, portami a casa! Non ti sposerei pi nemmeno se fossi lultimo
uomo rimasto sulla terra!
Lui continu a guidare con prudenza. Lei non riusciva a sopportare il silenzio.
Lo fiss con aria daccusa. E... immagino che se ci sposassimo di domenica ti trasformeresti
in una zucca!
Domenica andrebbe benissimo disse lui.
Oh, sono contenta per te sbott lei. Non sai quanto mi hai reso felice.
Distolse lo sguardo da lui.
Forse  semplicemente che non hai voglia di sposarmi disse poi. Be, se  cos, dillo! Non
raccontarmi tutte queste fesserie su...
Io voglio sposarti, lo sai. Ma devessere nel modo giusto. Nellinteresse di entrambi.
Lei non voleva invitarlo a casa sua, ma era cos abituata a farlo che quando arrivarono se ne
dimentic.
Vuoi bere qualcosa? gli chiese imbronciata mentre entravano in salotto.
No, grazie. Invece mi piacerebbe parlare con te di questa cosa, tesoro disse indicando il
divano.
Lei vi sistem il suo corpo grassottello, ancora tesa. Lui le prese la mano.
Cara, ti prego, cerca di capire le disse.
Le fece scivolare un braccio intorno alla spalla e laccarezz.
In un altro momento lei si sarebbe sciolta, invece lo guard in faccia, con aria molto seria.
Tesoro disse io vorrei capire, ma come faccio?
Lui continu ad accarezzarle la spalla. Stammi a sentire, io so certe cose, e credo che sposarsi
nel giorno sbagliato sarebbe fatale per il nostro rapporto.
Ma... perch?
Lui deglut. Per via delle conseguenze.
Lei non disse nulla. Lo abbracci a sua volta e lo attir a s. Era troppo dolce per non sposarlo
solo perch non gli andava bene il gioved. O il mercoled.
Sospir. E va bene, tesoro. Ci sposeremo di domenica, questo ti far felice?
S rispose lui. Mi far felice.
Poi una sera Frank offr al padre di lei quindici dollari per suggellare il patto del loro
matrimonio.
Mister OShea alz gli occhi dalla pipa con un sorriso interrogativo.
Ti dispiace ripetere? gli chiese educatamente.
Frank gli porse i soldi. Voglio che li accetti in pagamento di sua figlia.
Pagamento? chiese Mr OShea.
S, pagamento.
Ma io mica la vendo obiett Mr OShea. Te la concedo in matrimonio.
Questo lo so disse Frank.  solo una cosa simbolica.
Mettili nella cassa del corredo disse Mr OShea, e torn al suo giornale.
Mi spiace, signore, ma lei deve accettarli insistette Frank.
Poi lei scese al piano di sotto.
Mister OShea guard sua figlia.
Di al tuo fidanzato che la pianti di scherzare le disse.
Lei rivolse a Frank unocchiata preoccupata. Ehi, non  che stai ricominciando, eh, Frank?
Frank spieg la cosa a entrambi. Ci tenne a chiarire che non la considerava in nessun modo
merce da acquistare, ma che si trattava di una questione di principio al quale lui intendeva aderire per il
bene di tutti e due.
Lei deve solo accettare i soldi concluse. E tutto andr bene.
Lei guard suo padre, suo padre guard lei.
Prendili, pap disse lei con un sospiro.
Mister OShea alz le spalle e prese i soldi.
Quattro-nove-zero cant Frank. Tre-cinque-sette... otto-uno-sei. Quindici, quindici e tre
volte sputo sul mio petto per proteggermi dagli incantesimi.
Frank! esclam lei. Ti sei bagnato tutta la camicia!
Poi le disse che, invece di lanciare il bouquet da sposa avrebbe dovuto invitare tutti gli uomini
a correre da lei per prenderle la giarrettiera.
Lei lo guard male. Andiamo, Frank! Mi sembra un po troppo.
Lui sembr avvilito.
Sto solo cercando di fare in modo che le cose vadano bene per noi disse. Non voglio che
niente vada storto.
Ma... buon dio, Frank! Non hai gi fatto abbastanza? Mi hai costretta a cambiare la data delle
nozze, mi hai comprato per quindici dollari e ti sei sputato addosso davanti a pap. Mi hai fatto
indossare questo orribile braccialetto che mi irrita la pelle. Va bene, sopporto tutto, ma comincio a
essere un po stufa. Quando  troppo  troppo.
Frank sintrist. Mentre le accarezzava la mano sembrava Giovanna dArco diretta al rogo.
Sto solo tentando di fare ci che credo sia meglio disse. Siamo esposti a una quantit di
pericoli e dobbiamo stare attenti a ogni cosa che facciamo, altrimenti tutto  perduto.
Lei lo fiss. Frank, tu vuoi sposarmi, vero? Non  che questo  solo un trucco per...
Lui la strinse forte a s e la baci con passione.
Fulvia disse. Amore, io ti amo e voglio sposarti. Ma dobbiamo fare ci che  giusto.
In seguito Mr OShea disse:  uno scemo. Scaricalo subito.
Ma lei era un po troppo paffuta, e non era nemmeno una bellezza, e Frank era lunico uomo
che le avesse mai fatto una proposta di matrimonio.
Cos sospir e cedette. Ne parl con sua madre e suo padre. Disse che appena sposati le cose
sarebbero andate benissimo. Aggiunse: Fino a quel momento lo asseconder e poi... si cambia
musica!
Per riusc a convincerlo che non era il caso di scatenare tutti i maschi invitati al matrimonio a
caccia della sua giarrettiera.
Non vorrai che mi spezzi losso del collo, vero? disse.
Hai ragione disse lui. Allora basta che lanci verso di loro le tue calze.
Tesoro, fammi lanciare il bouquet, ti prego.
Lui sembr pensarci su.
Daccordo disse. Ma non mi piace. Non mi piace nemmeno un po.
Prese un pizzico di sale e lo gett nel forno acceso della cucina. Dopo un po guard dentro.
Adesso le nostre lacrime si sono asciugate e per un po staremo bene disse.
Giunse il giorno del matrimonio.
Frank si alz presto, di ottimo umore. And in chiesa e si accert che tutte le finestre fossero
chiuse bene per tenere fuori i demoni. Disse al pastore che per fortuna era febbraio, cos si potevano
tenere chiuse anche le porte. Mise in chiaro che nessuno doveva toccare le porte durante la cerimonia.
Il pastore se la prese molto quando Frank fece fuoco con la sua .38 su per la cappa del camino.
Ma che sta facendo, in nome del cielo? gli chiese.
Sto solo spaventando gli spiriti maligni per cacciarli via rispose Frank.
Giovanotto, non ci sono spiriti maligni nella Prima Chiesa Episcopale del Calvario!
Frank si scus, ma mentre il pastore era fuori nellingresso a spiegare i motivi dello sparo a un
poliziotto locale, lui tir fuori alcuni piatti dalla tasca della giacca, li ruppe e sistem i cocci sotto le
panche e negli angoli.
Poi torn di corsa in centro e acquist dodici chili di riso, nelleventualit che qualcuno
rimanesse senza o dimenticasse di portarlo.
Poi corse a casa della fidanzata e suon il campanello.
Venne ad aprire Mr OShea. Dov sua figlia? gli chiese Frank.
Non puoi vederla adesso disse Mr OShea.
Proprio non posso farne a meno insistette Frank. Schiv Mr OShea e corse su per le scale.
La trov seduta sul letto in sottoveste, intenta a lucidarsi le scarpe che avrebbe indossato.
Balz su. Che ti prende? chiese, allarmata.
Dammi una delle tue scarpe disse lui trafelato. Me nero quasi dimenticato. In tal caso
sarebbe stato un disastro.
Allung una mano per prendere una scarpa. Lei si ritrasse.
Esci di qui! esclam, coprendosi con laccappatoio.
Dammi una scarpa!
No disse lei. Che dovrei mettermi? Le galosce?
E va bene disse lui, che poi si immerse nellarmadio e ne usc con una vecchia scarpa.
Prender questa disse, e si precipit fuori dalla stanza.
Lei si ricord qualcosa e il suo pianto lo segu anche fuori. Non dovevi vedermi prima del
matrimonio!
 solo una sciocca superstizione! grid lui di rimando mentre scendeva le scale a due a due.
In cucina porse la scarpa a Mr OShea, il quale stava sorseggiando il caff e fumando la sua
pipa.
Me la dia disse Frank.
Mister OShea disse: Con piacere.
Frank ignor lironia. Mi dia la scarpa e dica io trasferisco lautorit.
Mister OShea rimase a bocca aperta. Prese la scarpa e la restitu, come istupidito.
Io trasferisco lautorit disse.
Poi sembr risvegliarsi e sbatt le palpebre. Ehi, aspetta.
Ma Frank era sparito. Torn di corsa al piano di sopra.
No! url lei quando se lo rivide comparire nella stanza. Levati subito dai piedi!
Lui la colp alla testa con la scarpa. Lei url. Lui la strinse fra le braccia e la baci con
violenza.
Mia adorata moglie disse e scapp via.
Lei scoppi a piangere. No, non lo sposo pi! Scaravent le scarpe lucide contro il muro.
Non mimporta, nemmeno se fosse lultimo uomo al mondo.  orribile!
Dopo un po raccolse le scarpe e si rimise a lucidarle.
Pi o meno in quel momento Frank era di nuovo in centro per accertarsi che la ditta incaricata
di preparare il rinfresco usasse gli ingredienti giusti per la torta. Poi compr un cappello di carta che
Fulvia doveva indossare al momento di andare dalla chiesa alla berlina. Entr in tutti i negozi
dellusato e compr tutte le vecchie scarpe che poteva usare come protezione contro gli spiriti maligni.
Quando giunse lora della cerimonia era esausto.
Si mise a sedere nellanticamera della chiesa, ansimando, scorrendo la lista delle cose che
aveva fatto per accertarsi di non essersi dimenticato nulla. Lorgano cominci a suonare. E lei si avvi
lungo la navata sottobraccio al padre. Frank rimase a guardarla, sempre respirando a fatica.
Poi aggrott la fronte quando not che un invitato in ritardo stava appena entrando dalla porta
principale.
Oh, no! esclam, coprendosi la faccia con le mani. Scomparir in uno sbuffo di fumo.
Invece non scomparve.
Quando riapr gli occhi sua moglie gli teneva stretta la mano.
Vedi, Frank lo consol. Erano tutte sciocchezze.
La cerimonia si svolse regolarmente. E lui era cos stordito dalla sorpresa, dallemozione e
dallo stupore che si dimentic le scarpe, il bouquet, il cappello, il riso e tutto il resto.
Mentre andavano in macchina verso lalbergo lei gli accarezz la mano.
Superstizione disse.  una balla.
Ma... azzard Frank.
Zitto disse lei, soffocando la sua protesta con un bacio. Non sei ancora vivo?
S rispose Frank. E non riesco a spiegarmelo.
Giunti alla porta della camera dalbergo Frank la guard, e lei guard lui. Il fattorino guard
altrove.
Alla fine lei disse: Portami in braccio oltre la soglia, caro.
Lui le sorrise debolmente.
Mi sentirei uno sciocco se lo facessi replic.
Fallo per me insistette lei. In fondo una superstizione me la merito anchio.
Il sorriso di lui si allarg. S ammise e si chin per prenderla in braccio.
Non ce la fece. Lei era troppo grassa.
Un attacco di cuore sentenzi il medico.
Satana disse fra i denti Fulvia, vivendo per i successivi dieci anni con una fifa barbina.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Gravidanza indesiderata.
...
.
...
Titolo originale: Trespass. 1953.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
In corridoio pos la valigia. Come va? chiese.
Bene rispose lei con un sorriso.
Lo aiut a sfilarsi il cappotto e il cappello, e li ripose nellarmadio.
Questo gennaio in Indiana  proprio freddo, dopo sei mesi passati in Sudamerica.
Ci puoi scommettere disse lei.
Andarono in salotto, abbracciati.
Che hai fatto di bello? le chiese.
Oh... niente di che rispose lei. Ti ho pensato.
Lui sorrise e la strinse a s.
Non  poco disse.
Il sorriso di lei vacill per un attimo, poi ritorn. Gli prese la mano e la strinse. E
allimprovviso, anche se allinizio lui non se ne rese conto, le mancarono le parole. Aveva pensato cos
tanto a quel momento che limpatto di quella mancanza di calore non lo colp subito. Lei gli sorrideva e
lo guardava negli occhi mentre parlava, ma il sorriso continuava a perdere consistenza, e gli occhi a
evitare i suoi proprio nel momento in cui reclamava da loro la massima attenzione.
Pi tardi, in cucina, lei sedeva sul lato opposto del tavolo mentre lui beveva la terza tazza del
suo caff caldo e profumato.
Non dormir, stanotte, disse lui, con un sorriso ma non ne ho una gran voglia.
Il sorriso di lei fu di convenienza. Il caff gli bruci la gola; not che il caff che lei si era
versato allinizio era ancora l, senza che ne avesse bevuto nemmeno una goccia.
Niente caff per te? le chiese.
No, io... non lo bevo pi.
Sei a dieta o cosa?
La vide deglutire.
Diciamo cos rispose.
Che sciocchezza disse lui. Hai una linea perfetta.
Lei sembr sul punto di dire qualcosa, poi ebbe un attimo di esitazione. Lui pos la tazza.
Ann, c...
Qualcosa che non va? concluse lei.
Lui annu.
Ann abbass lo sguardo. Si morse il labbro inferiore e strinse le mani davanti a s sopra il
tavolo. Poi i suoi occhi si chiusero e lui ebbe la sensazione che si stesse richiudendo per difendersi da
qualcosa di disperatamente orribile.
Tesoro, che c?
Credo che... la cosa migliore sia... dirti tutto.
Be, certo, amore disse lui, ansioso. Di che si tratta? Ti  successo qualcosa mentre ero
via?
S. E no.
Non capisco.
Allimprovviso lo fiss negli occhi. Aveva unespressione sconsolata, e lui si sent
rabbrividire.
Aspetto un bambino disse lei.
Lui stava per esclamare: ma  meraviglioso! Stava per saltare su e abbracciarla e farla danzare
per tutta la stanza.
Poi cap a fondo ci che lei gli aveva detto, e impallid.
Che cosa? disse.
Ann non rispose perch sapeva che lui aveva sentito benissimo.
Da... da quanto tempo lo sai? le domand, guardando i suoi occhi che continuavano a
fissarlo immobili.
Lei lasci andare un respiro tremante, e lui cap che la risposta sarebbe stata quella sbagliata.
Infatti fu cos.
Da tre settimane rispose lei.
Lui rimase l impalato a guardarla senza capire e a girare il caff senza neanche rendersene
conto. Poi se ne accorse e sollev lentamente il cucchiaino posandolo accanto alla tazza.
Cerc di dire quella parola, ma non ne fu capace. Gli tremava nelle corde vocali. Si irrigid.
Chi? le chiese poi, in un tono fiacco e spento.
Lei torn a fissarlo, grigia in volto. Le tremavano le labbra quando gli rispose.
Nessuno disse.
Che cosa?
David disse lei, cercando di pesare le parole. Io...
Poi curv le spalle.
Nessuno, David. Nessuno.
Ci volle qualche secondo prima che lui reagisse. Lei glielo lesse in volto prima che lo
distogliesse per guardare da unaltra parte. A quel punto si alz e lo guard dallalto in basso.
David, gli disse con la voce scossa da un tremito giuro su dio che da quando sei andato via
non ho avuto rapporti con nessun uomo!
Lui si accasci contro lo schienale della sedia, stordito. Dio, oh dio, che poteva dire? Un uomo
torna dopo sei mesi trascorsi nella giungla e sua moglie gli dice che  incinta e gli chiede di credere
che...
Strinse forte i denti. Si sentiva come trascinato suo malgrado in un gioco orribilmente
scorretto. Mand gi a fatica la saliva e si guard le mani scosse da un tremito. Ann. Ann! Aveva
voglia di afferrare la tazza e di scaraventarla contro il muro.
David, devi creder...
Lui si alz, sulle gambe che non lo reggevano, e usc dalla stanza. Ann gli fu subito dietro e gli
prese la mano.
David, devi credermi. Diventer pazza se non mi credi.  lunica cosa che mi ha dato forza...
la speranza che mi avresti creduto. Se non mi credi...
Lasci la frase a met. Rimasero fermi a guardarsi con aria sconsolata. Lui sent il contatto
della mano di sua moglie. Un contatto gelido.
Ann, cosa vorresti farmi credere? Che mio figlio  stato concepito cinque mesi dopo che sono
andato via?
David, se fossi colpevole, io... sarei cos sfacciata da dirtelo? Lo sai ci che penso del nostro
matrimonio. E di te.
Le manc la voce.
Se avessi fatto quello che pensi, non te lo avrei detto aggiunse. Piuttosto mi sarei uccisa.
Lui continu a fissarla, senza sapere cosa fare, come se si aspettasse di trovare una risposta
nella sua espressione angosciata. Alla fine parl.
Andremo... dal dottor Kleinman disse. Noi...
Lei ritrasse la mano.
Non mi credi, vero?
Le rispose con una voce stravolta dal tormento. Ti rendi conto di quello che mi stai
chiedendo? disse. Lo sai, vero, Ann? Io sono uno scienziato. Non posso accettare lincredibile... cos,
come se niente fosse. Pensi che non voglia crederti? Ma...
Per un bel po lei non si mosse, poi si gir appena e parl con voce controllata.
E va bene disse pacatamente. Fa quello che ritieni pi giusto.
Subito dopo usc dalla stanza. La guard allontanarsi, poi si volt anche lui e and verso il
caminetto. Rimase a lungo a fissare la bambola paffuta con le gambe che penzolavano dal bordo della
mensola. Coney Island, cera scritto sul suo vestitino. Lavevano vinta otto anni prima, durante la luna
di miele.
Improvvisamente chiuse gli occhi.
Ritorno a casa.
Ormai non significava pi niente.
Adesso che abbiamo finito i convenevoli, disse il dottor Kleinman che ci fai qui? Ti sei
beccato qualche malattia tropicale?
Collier se ne stava sprofondato nella poltrona. Per qualche secondo guard fuori dalla finestra,
poi si gir verso Kleinman e gli raccont tutto rapidamente.
Quando ebbe finito, i due rimasero a guardarsi per qualche momento senza parlare.
Non  possibile, no? chiese Collier alla fine.
Kleinman strinse le labbra. Sul suo viso guizz lombra di un sorriso fugace.
Che vuoi che ti dica? replic. Che  impossibile? Che gli annali della medicina non lo
registrano? Non lo so, David. Noi presumiamo che gli spermatozoi sopravvivano nel canale cervicale
per un periodo da tre a cinque giorni, forse qualcosa di pi. Ma se anche fosse cos...
Non possono pi fecondare? concluse per lui Collier.
Kleinman non conferm, n con la voce n con un cenno del capo, ma Collier cap lo stesso.
Cap, in parole povere, che questo significava una condanna per la sua vita.
Allora non c speranza disse con calma.
Kleinman strinse di nuovo le labbra e mentre rifletteva fece scorrere un dito sul tagliacarte.
A meno che disse tu non parli con Ann e non le faccia capire che non labbandonerai.
Probabilmente  la paura che le fa dire queste cose.
...Che non labbandoner ripet Collier in un bisbiglio inaudibile, e scosse la testa.
Non ti sto suggerendo niente, attento prosegu Kleinman. Solo che la paura di Ann pu
avere raggiunto un tale livello disterismo da impedirle di dirti la verit.
Collier si alz, svuotato di tutta la sua vitalit.
Daccordo disse, ma senza troppa convinzione. Le parler di nuovo. Magari riusciremo a...
sistemare tutto.
Ma quando le raccont ci che aveva detto Kleinman, lei rimase seduta e lo guard con la
faccia inespressiva.
Allora  cos disse Ann. Hai gi deciso.
Lui deglut.
Non credo che tu ti renda conto di quello che mi stai chiedendo disse.
S, lo so quello che ti sto chiedendo rispose lei. Solo che tu mi creda.
Lui fece per dire qualcosa, sentendosi crescere la rabbia dentro, poi si controll.
Ann disse. Basta che tu mi dica tutto. Far del mio meglio per capire.
Adesso anche lei stava per perdere il controllo. La vide stringere le mani in grembo, senza
riuscire a frenarne il tremito.
Non vorrei sciupare il tuo nobile atteggiamento, disse ma non sono incinta di un altro
uomo. Mi capisci... mi credi?
Adesso non era isterica, n spaventata o sulla difensiva. Lui rimase in piedi a guardarla,
sentendosi stordito e confuso. Non gli aveva mai mentito prima, eppure... cosa doveva pensare?
Ann torn a leggere la sua rivista e lui continu a fissarla, sempre in piedi. Questi sono fatti,
insisteva la sua mente. Distolse lo sguardo. La conosceva davvero? Era possibile che allimprovviso
fosse diventata unestranea? In soli sei mesi?
Che cosa era successo in quei sei mesi?
Sistem sul divano le lenzuola e la vecchia trapunta che avevano usato nei primi tempi del
matrimonio. Mentre guardava la quadrettatura fitta e i disegni vivaci ormai scoloriti dopo innumerevoli
lavaggi, sulle sue labbra si disegn un sorriso amaro.

Ritorno a casa.
Si raddrizz con un sospiro di stanchezza e and verso il giradischi, dove il braccetto grattava
debolmente alla fine di un disco. Lo sollev e infil un altro disco. Mentre iniziava il Lago dei cigni di
Tchaikovsky, ne osserv la copertina.
Al mio grande amore. Ann.
Non si erano pi parlati per tutto il pomeriggio e la serata. Dopo cena lei aveva preso un
volume dalla libreria ed era salita di sopra. Lui era rimasto seduto in salotto cercando di leggere il Fort
Tribune, nel vano tentativo di rilassarsi. Ma come poteva riuscirci? Era possibile per un uomo rilassarsi
a casa, con una moglie che portava in grembo un figlio non suo? Alla fine il giornale gli era scivolato
dalle dita molli ed era caduto al suolo.
Adesso continuava a fissare il tappeto, scervellandosi per trovare una soluzione.
Era possibile che i medici si sbagliassero? Il seme poteva sopravvivere e mantenere la sua
capacit di fertilizzare non per giorni, ma per mesi? Magari, pens, era meglio credere una cosa del
genere piuttosto che sua moglie lo avesse tradito. La loro era sempre stata una relazione ideale, quanto
di pi vicino a un Matrimonio Perfetto potesse esistere al mondo. E adesso gli capitava fra capo e collo
quella storia.
Si pass la mano tremante fra i capelli. Respirava a fatica e aveva una pesantezza al petto che
non riusciva ad alleviare. Un uomo torna a casa dopo sei mesi nel...
Non pensarci pi!, impose a s stesso, poi si costrinse a raccogliere il giornale e a leggerne
ogni parola, compresi i fumetti e la rubrica di astrologia. Oggi riceverai una grande sorpresa gli
diceva il suo oroscopo.
Gett via il giornale e guard lorologio sopra il caminetto. Le dieci passate. Se ne stava
seduto l da oltre unora mentre Ann leggeva nel loro letto. Si chiese quale libro avesse preso il posto
dellaffetto e della comprensione.
Si alz stancamente. Il giradischi grattava di nuovo.
Dopo essersi lavato i denti and in corridoio e si avvi per le scale. Giunto davanti alla porta
della camera da letto esit, diede unocchiata dentro. La luce era spenta. Si ferm e ascolt il respiro di
Ann, e cap che non dormiva.
Per poco non cedette a un impellente bisogno di lei, ma poi si ricord che Ann aspettava un
bambino, e che quel bambino non poteva essere il suo. Il pensiero lo fece irrigidire, lo costrinse a
voltarsi, con le labbra strette, e lo ricondusse gi per le scale. Spense linterruttore e il salotto piomb
nelloscurit.
Raggiunse a tentoni il divano e vi si butt sopra. Per un po rimase seduto al buio, fumando
una sigaretta. Poi schiacci il mozzicone in un posacenere e si sdrai. Faceva freddo. Si infil sotto le
lenzuola e la trapunta e rest l, rabbrividendo. Ritorno a casa. Quella parola torn a opprimerlo.
Devo avere dormito un po, si disse mentre fissava il soffitto nero. Sollev lorologio e guard
le cifre luminose. Le tre e venti. Grugn e si gir su un fianco, poi alz la testa e si sistem il cuscino.
Rest l a pensare ad Ann. Sei mesi fuori al lavoro e, la prima notte dopo il suo ritorno a casa,
eccolo l a dormire sul divano mentre lei stava di sopra, sul letto. Si chiese se fosse impaurita. Si
portava appresso un po di paura del buio fin da quando era bambina. Di solito si rannicchiava vicino a
lui e gli appoggiava la testa sulla spalla, per poi addormentarsi con un sospiro di soddisfazione.
Si tortur il cervello a pensarci. Pi di ogni altra cosa aveva voglia di precipitarsi su per le
scale e infilarsi nel letto accanto a lei, sentire il contatto del suo corpo caldo. Perch non lo fai?, si
chiese la sua mente insonnolita. Perch lei porta in grembo il figlio di qualcun altro, giunse
immancabile la risposta. Perch  una peccatrice.
Non fece che rigirare smaniosamente la testa sul cuscino. Peccatrice. La parola gli suonava
ridicola. Torn a rivoltarsi sulla schiena e allung la mano per prendere una sigaretta. Rest l a fumare
lentamente, seguendo con lo sguardo quella punta incandescente che si muoveva nelloscurit.
Fu inutile. Si drizz ben presto a sedere e cerc alla cieca il posacenere. Doveva parlare con
lei, tutto l. Se riusciva a farla ragionare, di certo gli avrebbe raccontato quello che era successo. Poi
avrebbero avuto almeno un punto di partenza comune per riprendere il filo del loro discorso. Meglio
fare cos.
Razionalizzazione, gli disse la sua mente. La ignor mentre arrancava su per i gradini gelidi e
quando si ferm esitante davanti alla porta.
Entr piano, cercando di ricordare come fossero sistemati i mobili. Trov la piccola lampada
da notte sul com e laccese. Il minuscolo globo cancell il buio intorno a s.
Fu scosso da un brivido sotto la vestaglia di lana pesante. La stanza era molto fredda, e tutte le
finestre spalancate. Ma voltandosi vide che Ann indossava solo una leggera camicia da notte. Si
avvicin rapidamente al letto e le tir su le coperte, sforzandosi di ignorare il suo corpo. Non adesso,
pens, non in un momento come questo. Avrebbe falsato tutto.
Rimase in piedi accanto al letto e la guard dormire. I suoi capelli erano una massa nera
sparpagliata sul cuscino. Le guard la pelle bianca, le morbide labbra rosse.  cos bella, pens, e per
poco non lo disse ad alta voce.
Gir la testa. Daccordo, la parola era ridicola, ma era anche vera. In quale altro modo si pu
definire una donna che tradisce il marito? Esisteva forse una parola pi adatta di peccatrice?
Strinse le labbra, ricordando quanto lei avesse sempre desiderato un bambino. Be, adesso ne
aveva uno.
Not che sul letto cera un libro accanto a lei e lo prese. Fisica di base. Perch diavolo lo stava
leggendo? Non si era mai interessata di scienze; aveva letto forse qualcosa di sociologia e aveva
uninfarinatura di antropologia; abbass lo sguardo su di lei, incuriosito.
Avrebbe voluto svegliarla, ma non ne trov il coraggio. Sapeva che al solo vederla aprire gli
occhi sarebbe rimasto senza parole. Ci ho pensato, voglio parlare di questa faccenda con lei in modo
assennato, lo imbecc la sua mente. Anche se gli sembr un atteggiamento da romanzo dappendice.
Era quello il punto dolente, il fatto che fosse incapace di discuterne con lei, in modo assennato
o meno. Non poteva lasciarla, e non poteva nemmeno approfondire come avrebbe voluto. Sentendosi
vacillare nei suoi propositi, prov una fitta di rabbia. Be, si difese stizzosamente, come ci si pu
adattare a una situazione del genere? Uno torna a casa dopo sei mesi nella...
Si allontan dal letto e si lasci cadere sulla poltroncina sistemata accanto al com. Rest l a
tremare un poco, osservando la faccia di sua moglie. Una faccia cos infantile, cos innocente.
Mentre la guardava lei si mosse nel sonno, agitandosi sotto le coperte come se si sentisse a
disagio. Le labbra si piegarono in una specie di smorfia e poi, di colpo, la sua mano destra afferr le
coperte e le spost di lato, facendole scivolare a terra oltre il bordo del letto. Con i piedi le scalci via
del tutto. Poi il suo corpo fu squassato da un profondo sospiro; si gir su un fianco e riprese a dormire,
nonostante quasi subito iniziasse a tremare leggermente.
David si rialz in piedi, sbalordito dal suo comportamento. Non aveva mai avuto il sonno
disturbato. Era unabitudine che aveva acquisito mentre lui non cera?  il senso di colpa, gli disse la
sua mente, sconcertandolo. Lidea lo fece infuriare. Ebbe uno scatto e si lanci sul letto, ributtandole
addosso le coperte con violenza.
Quando si riprese vide che lei lo stava guardando. Si sforz di sorridere, poi cancell il sorriso
dalle proprie labbra.
Ti prenderai una polmonite se continui a scoprirti le disse in tono rabbioso.
Lei sbatt le palpebre. Che cosa? disse.
Ho detto... cominci, ma sinterruppe subito. In lui si era accumulata troppa rabbia. La
scacci.
Non fai che liberarti delle coperte le disse, con voce atona.
Oh fece lei. Io... ormai  circa una settimana che mi succede.
Lui la guard. E adesso?, gli venne da domandarsi.
Mi porteresti un bicchiere dacqua? gli chiese sua moglie.
Lui annu, lieto che gli avesse fornito una scusa per distogliere lo sguardo da lei. Usc in
corridoio, and in bagno e fece scorrere lacqua fino a che non divent fredda, poi riemp il bicchiere.
Grazie disse Ann mentre glielo porgeva.
Figurati.
Lei lo svuot dun fiato, poi alz verso di lui uno sguardo colpevole.
Me ne... porteresti un altro?
Lui la fiss per un attimo, poi prese il bicchiere, lo riemp di nuovo e glielo riport. Lei bevve
con la stessa velocit.
Ma che hai mangiato? le domand, sentendosi stranamente teso mentre finalmente riusciva a
parlare con lei, ma di un argomento cos irrilevante.
Sale... credo rispose lei.
Devi averne mangiato un bel po.
Infatti, David.
Non ti fa bene.
Lo so. Lo guard con unespressione supplichevole.
Che vuoi... un altro bicchiere? le chiese.
Ann abbass gli occhi. Lui alz le spalle. Non gli sembrava giusto, ma non aveva voglia di
discuterne con lei. And in bagno a prenderle il terzo bicchiere. Quando torn, Ann aveva chiuso gli
occhi. Le disse: Ecco la tua acqua, ma lei si era riaddormentata. Pos il bicchiere.
Mentre la guardava prov un desiderio quasi irrefrenabile di sdraiarsi accanto a lei, di
stringerla a s e di baciarla sulle labbra e sul viso. Ricord tutte le notti in cui era rimasto sveglio sotto
la tenda, madido di sudore, pensando a sua moglie. A rigirare la testa sul cuscino, provando quasi un
dolore fisico, perch lei era cos lontana. Adesso provava la stessa sensazione. Eppure, malgrado
lavesse a portata di mano, non riusciva a trovare il coraggio di toccarla.
Si volt di scatto, spense la lampada e lasci la camera da letto. Scese in salotto e si butt sul
divano, e sfid il cervello a non addormentarsi. Vinse lui la sfida e cadde in un sonno agitato, senza
sogni.
La mattina dopo, quando Ann entr in cucina, tossiva e starnutiva.
Che hai fatto, hai gettato via di nuovo le coperte? le chiese.
Di nuovo? ripet lei.
Non ti ricordi che sono venuto su?
Lei lo guard con occhi vacui.
No rispose.
Per un attimo si fissarono, poi David and alla credenza e prese due tazze.
Puoi bere caff? le domand.
Lei ebbe un attimo di esitazione, poi rispose: S.
Lui depose le tazze sul tavolo, quindi sedette e attese. Quando il caff cominci a uscire
sputacchiando nella coppa di vetro, Ann si alz e afferr la caffettiera con la presina. Lui la guard
mentre versava il liquido nero e fumante nelle tazze. Quando riemp la sua le trem un poco la mano, e
David si ritrasse per evitare di essere schizzato.
Aspett fino a che lei non si fu seduta, poi le chiese a bruciapelo: Come mai stai leggendo un
libro sulla fisica di base?
Di nuovo quellespressione vuota, insicura.
Non lo so rispose lei.  solo che... per qualche motivo ha suscitato il mio interesse.
Lui vers un cucchiaino di zucchero nel caff e lo gir, sentendo che sua moglie aggiungeva
della crema nel suo.
Io... credevo che tu... David respir a fondo. Credevo che dovessi bere latte scremato, o
roba del genere aggiunse.
Ho voglia di una tazza di caff.
Lo vedo.
Se ne rimase seduto a fissare cupamente il tavolo, e a sorseggiare lentamente il caff caldo. Si
costrinse a sprofondare la sua sensibilit in una dimensione di distacco, priva di spigoli. Quasi
dimentic che davanti a lui cera sua moglie. La stanza scomparve, svanirono tutte le immagini e i
rumori.
Poi Ann appoggi rumorosamente la tazza sul piattino. David trasal.
Visto che hai voglia di parlarmi, tanto vale che la facciamo finita adesso! disse infuriata. Se
pensi che me ne rimarr qui tranquilla ad aspettare che ti torni la voglia di parlare con me, ti sbagli di
grosso!
Che vorresti che facessi? laggred lui a sua volta. Se tu venissi a sapere che unaltra donna
aspetta un bambino da me, come ti sentiresti?
Lei chiuse gli occhi e sul suo viso si disegn unespressione di pazienza autoimposta.
Stammi a sentire, David disse. Te lo dico per lultima volta, io non ho commesso adulterio.
Lo so che ti rovina il ruolo del marito offeso, ma non posso farci niente. Puoi farmelo giurare su cento
bibbie e ti ripeter sempre la stessa cosa. Puoi iniettarmi il siero della verit, e continuer a dirti la
stessa cosa. Puoi legarmi a un metal detector ma la mia storia non cambier. David, io sono...
Non riusc a concludere la frase. Un accesso di tosse cominci a scuoterle il corpo. Divenne
paonazza e le lacrime le scorsero lungo le guance mentre si aggrappava al tavolo con le dita contratte,
ansimando per riprendere fiato.
Per un attimo David dimentic tutto, a parte il fatto che lei stava male. Balz su e corse verso il
lavandino per procurarle dellacqua. Mentre beveva le diede dei colpetti delicati sulla schiena. Lei lo
ringrazi con voce strozzata e lui riprese a colpirla piano, quasi con desiderio.
Sar meglio che oggi rimani a letto le disse.  una brutta tosse, la tua. E sar anche meglio
che io... che tu fissi bene le coperte per evitare di...
David, che hai intenzione di fare? gli chiese in tono disperato.
Fare?
Ann non si spieg meglio.
Io... io non lo so con sicurezza, Ann rispose. Vorrei crederti, con tutto il cuore, ma...
Ma non ci riesci. Be, allora  finita.
Oh, piantala di saltare alle conclusioni! Non puoi darmi il tempo di pensarci su? Per lamor di
dio, sono tornato a casa da appena un giorno.
Per un breve momento gli sembr di rivedere negli occhi di sua moglie una scintilla dellantico
calore. Forse Ann capiva, dietro tutta la sua rabbia, quanto lui desiderasse restare. Lei prese il suo caff.
Va bene, pensaci su. Io lo so qual  la verit. Se non mi credi... allora sbrigatela un po da
solo, con tutta la tua intelligenza.
Grazie le disse.
Quando usc di casa, Ann era tornata a letto. Si era avvolta nelle coperte, tossiva e leggeva
Introduzione alla chimica.
Dave!
Il volto da bravo ragazzo del professor Mead si apr in un ampio sorriso. Pos le pinzette che
usava per rimuovere il vetrino dal microscopio e protese la mano destra. Johnny Mead, ex quarterback
della nazionale americana, aveva ventisette anni, era alto e robusto, e portava sempre i capelli a
spazzola. Strinse forte la mano di Collier.
Come te la passi, amico mio? gli chiese. Ne hai avuto abbastanza di quei parassiti del Mato
Grosso?
Pi che abbastanza rispose Collier, sorridendo.
Hai un bellaspetto, Dave disse Mead. Bello e abbronzato. Devi avere un gran successo in
questo campus, fra tante facce da cadaveri.
Si spostarono allinterno dellimmenso laboratorio verso lufficio di Mead, passando accanto a
studenti chini sui microscopi o impegnati con altri strumenti di analisi. Collier prov per un attimo la
consolante sensazione di essere tornato a casa, poi consider lironia di provarla l, invece che a casa
sua, e gli pass.
Mead richiuse la porta e indic a Collier di accomodarsi su una sedia.
Allora, raccontami tutto, Dave disse. Sulle tue mirabolanti avventure ai tropici.
Collier si schiar la gola.
Ecco, se non ti dispiace, Johnny, disse in questo momento c qualche altra cosa di cui
vorrei parlarti.
Spara, ragazzo.
Collier esit.
Cerca di capirmi disse. Quello che sto per dirti  una cosa molto personale, e lo faccio
perch ti considero il mio migliore amico.
Mead si sporse in avanti sulla sedia, e la sua espressione di giovanile esuberanza scomparve
quando vide che Collier era piuttosto angosciato.
Collier gli confess tutto.
No, Dave disse Johnny alla fine del racconto.
Ascoltami, Johnny insist Collier. Lo so che sembra assurdo. Ma lei sostiene di essere
innocente con tale convinzione che... ecco, in tutta onest, non so proprio che fare. O ha avuto un
tracollo emotivo cos forte che la sua mente ha rifiutato il ricordo del... del...
Continuava a tormentarsi le mani in grembo.
Oppure? chiese Johnny.
Collier respir a fondo.
Oppure dice la verit concluse.
Ma...
Lo so, lo so lo interruppe Collier. Sono stato da un dottore, Kleinman, lo conosci.
Johnny annu.
Insomma, sono andato da lui e mi ha detto la stessa cosa, perci non c bisogno che tu me la
ripeta. Che una donna non pu rimanere incinta cinque mesi dopo un rapporto sessuale. Questo lo so,
ma...
Che cosa?
Non esiste un altro modo?
Johnny lo guard senza parlare. Collier pieg la testa in avanti e chiuse gli occhi. Dopo un po
emise un risolino di amaro divertimento.
Non esiste un altro modo ripet, prendendosi in giro da solo. Che domanda stupida.
Ma se insiste di non avere...
Collier annu stancamente.
S disse. Lei... s.
Non lo so disse Johnny, passandosi la punta del dito sul labbro inferiore. Magari  una
forma disteria. Magari... David, magari non  affatto incinta.
Cosa?
Collier drizz la testa di scatto, piantando gli occhi in quelli di Johnny.
Non correre con la fantasia, Dave. Non ti voglio sulla mia coscienza. Ma, insomma... non 
vero che Ann ha sempre desiderato un bambino? Io credo che lo abbia voluto... disperatamente. Bene,
pu essere semplicemente una teoria sballata, ma per me  possibile che... lesaurimento emotivo
dovuto alla separazione da te per sei mesi abbia potuto causare una falsa gravidanza.
In Collier cominci a nascere una speranza folle, irrazionale, lo sapeva bene, ma vi si aggrapp
con tutte le sue forze.
Io credo che dovresti parlare ancora con lei disse Johnny. Cerca di avere altre
informazioni. Magari fa pure come ha proposto lei, prova con lipnosi, il siero della verit, qualsiasi
cosa. Ma... ragazzo, non arrenderti! Io conosco Ann. E ho fiducia in lei.
Mentre ritornava a casa quasi correndo, David continu a pensare a quanto poco fosse merito
suo, se aveva ritrovato un minimo di fiducia in s stesso. Ma almeno, grazie a dio, adesso laveva di
nuovo. La cosa lo riempiva di speranza, gli faceva venire voglia di mettersi a gridare: deve essere vero,
deve essere vero!
Poi, mentre svoltava sul vialetto di casa, si ferm cos bruscamente che per poco non cadde in
avanti e boccheggi, restando quasi senza fiato.
Ann stava in piedi sulla veranda in camicia da notte, con il vento gelido di gennaio che faceva
svolazzare la seta leggera disegnando il profilo deciso del suo corpo. Era a piedi nudi, sulle assi di
legno ricoperte da una patina gelata, con una mano sulla ringhiera.
Oh, mio dio! farfugli Collier con voce strozzata mentre si precipitava incontro a lei lungo il
vialetto.
Quando la raggiunse e la prese, la sua carnagione era bluastra, quasi ghiacciata. La guard
negli occhi grandi e fissi, e si sent travolgere da unondata di panico.
Un po laccompagn, un po la trascin nel salotto caldo e la fece sedere nella poltrona
accanto al camino. Ann batteva i denti e il fiato attraversava le sue labbra in rantoli sibilanti. Anche a
David tremavano le mani mentre si affannava a procurarsi le coperte, accendeva il termoforo e glielo
sistemava sotto i piedi gelati, spaccava la legna con movimenti concitati e accendeva il camino,
preparava un caff ben caldo.
Alla fine, quando ebbe fatto tutto ci che poteva, si inginocchi accanto a lei e le strinse le
mani intirizzite fra le sue. E mentre ascoltava il tremito del suo corpo che si rifletteva nel suo respiro
affannoso, si sent tormentare le viscere da una sensazione di angoscia totale.
Ann, Ann, ma che cosa ti succede? le chiese quasi fra i singhiozzi. Sei impazzita?
Lei si sforz di rispondere, ma non ne fu capace. Si raggomitol sotto le coperte, con gli occhi
che lo fissavano imploranti.
Non c bisogno che parli, amore le disse.  tutto a posto.
Io... io... io do... dovevo uscire disse Ann.
Fu tutto. David le rest vicino, e i suoi occhi non abbandonarono mai il volto di sua moglie. E
anche se era scossa da tremiti e da continui accessi di tosse, Ann sembr capire la fiducia che lui le
stava esprimendo, perch gli sorrise, e David comprese dal suo sguardo che era felice.
Allora di cena aveva una febbre da cavallo. Lui la mise a letto e non le diede nulla da
mangiare; la fece solo bere a volont. La temperatura ebbe alti e bassi e la sua pelle arrossata e
bruciante diventava nello spazio di pochi secondi gelida e molliccia.
Collier chiam Kleinman verso le sei, e il medico arriv un quarto dora dopo. And
direttamente in camera da letto e visit Ann. Assunse unespressione seria e fece cenno a Collier di
seguirlo in corridoio.
Dobbiamo ricoverarla in ospedale disse con voce pacata.
Poi scese di sotto e chiam unambulanza. Collier torn in camera e rimase accanto al letto
stringendo la mano inerte di Ann, guardando i suoi occhi chiusi e la sua pelle febbricitante. Lospedale,
pens. Mio dio, lospedale.
Poi avvenne una cosa strana.
Kleinman ritorn e lo invit di nuovo a uscire in corridoio. Rimasero l a parlare fino a quando
non suon il campanello al pianterreno. A quel punto Collier scese per fare entrare i due infermieri e il
medico, che lo seguirono su per le scale con la barella.
Trovarono Kleinman in piedi accanto al letto che fissava Ann con unespressione di muta
incredulit.
Collier corse verso di lui.
Che c? chiese.
Kleinman rialz lentamente la testa.
 guarita disse con una nota di spavento nella voce.
Che cosa?
Il medico si avvicin rapidamente al letto. Kleinman parl con lui e con Collier.
La febbre  scomparsa disse. Temperatura, respirazione, battito del polso... tutto regolare.
 guarita completamente dalla polmonite in...
Controll lorologio da polso.
In diciassette minuti concluse.
Collier era seduto nella sala daspetto di Kleinman fissando senza guardarla la rivista che
aveva sulle ginocchia. Allinterno stavano facendo nuove radiografie a sua moglie.
Ormai era assodato, Ann era incinta. I primi raggi avevano mostrato un feto di sei settimane. E
cos il loro rapporto era tornato di nuovo a essere roso dal dubbio. David era ancora preoccupato per il
suo stato di salute ma, come prima, era incapace di parlarle e di dirle che le credeva. E, anche se non
aveva mai confessato quel dubbio rinnovato a sua moglie, lei lo aveva sentito lo stesso. A casa lo
evitava, met del tempo la passava a dormire e laltra met a leggere di tutto. David ancora non riusciva
a crederci. Aveva gi finito tutti i suoi testi di scienze fisiche, poi quelli di sociologia, filosofia,
semantica, storia e adesso leggeva libri di geografia. Era una cosa apparentemente insensata.
E in tutto questo periodo, mentre la creatura dentro il suo corpo si trasformava da un
minuscolo grumo a una piccola pera, a un globo, poi a un ovoide, Ann continuava a ingozzarsi di sale.
Il dottor Kleinman la metteva continuamente in guardia contro questo abuso, e anche Collier aveva
tentato di fermarla, ma lei non aveva smesso. Mangiare sale sembrava una pulsione irresistibile.
Come conseguenza beveva grandi quantit dacqua. Adesso era ingrassata al punto che il feto
ipersviluppato le premeva contro il diaframma, provocandole difficolt di respirazione.
Appena il giorno prima la faccia di Ann era diventata bluastra e Collier laveva portata di corsa
nello studio di Kleinman. Il dottore le aveva somministrato qualcosa per rimetterla un po in sesto, ma
David non sapeva che cosa. Poi le avevano rifatto i raggi e Kleinman aveva detto a Collier di riportarla
da lui il giorno seguente.
La porta si apr e Kleinman accompagn Ann fuori dallo studio.
Siediti, mia cara le disse. Vorrei parlare con David.
Ann pass accanto a suo marito senza degnarlo di uno sguardo e si and a sedere sul divano di
pelle. Mentre si alzava, lui la vide allungare la mano per prendere una rivista. Scientific American.
David sospir e scroll il capo mentre entrava nello studio di Kleinman.
Mentre si dirigeva verso la sedia pens per la centesima volta, o almeno cos gli parve, alla
notte in cui si era messa a piangere e gli aveva detto che era costretta a restare perch non aveva altro
posto dove andare. Perch non aveva soldi suoi, e in famiglia non le era rimasto pi nessuno. Gli aveva
detto che, se non fosse stato per il fatto che era innocente, probabilmente si sarebbe uccisa per il modo
in cui la trattava. Lui era rimasto accanto al letto, teso e silenzioso mentre Ann piangeva, incapace di
consolarla, addirittura di replicare. Era rimasto l e basta, fino a quando non ce laveva fatta pi ed era
uscito dalla stanza.
Cosa? domand.
Ho detto guarda queste lo invit Kleinman, scuro in volto.
Anche il comportamento di Kleinman era cambiato negli ultimi mesi, passando dalla fiducia a
una sorta di rabbia confusa. Collier guard le due lastre, osservando le date che vi erano segnate sopra.
Una era del giorno prima, laltra era quella che Kleinman le aveva appena fatto.
Io non... disse Collier, perplesso.
Guarda le dimensioni del bambino gli sugger Kleinman.
Collier confront le due lastre con pi attenzione. Allinizio non vide nulla, poi i suoi occhi
increduli si sollevarono verso il medico.
 possibile? chiese, avvertendo dentro di s un senso crescente di irrealt.
 successo fu tutto ci che disse Kleinman.
Ma... come?
Kleinman scosse la testa e Collier not che la sua mano sinistra posata sul tavolo era stretta a
pugno, come se fosse infuriato per quel nuovo mistero.
Non ho mai visto niente del genere disse Kleinman. Struttura ossea completa alla settima
settimana. Forma del volto gi delineata allottava. Organi completi e funzionanti alla fine del secondo
mese. Linsano desiderio della madre per il sale. E adesso questo...
Sollev le lastre e le esamin in modo quasi aggressivo.
Come pu un feto diminuire di dimensioni? si meravigli.
Il tono stupefatto di Kleinman scaten una fitta di paura in Collier.
 chiaro,  chiaro riprese Kleinman, irritato, scrollando il capo. Il feto ha raggiunto
dimensioni eccessive perch la madre beveva troppa acqua.  cresciuto al punto da premere
minacciosamente contro il diaframma. E adesso, in un giorno solo, la pressione  scomparsa, e le
dimensioni del feto si sono ridotte in modo palese.
Kleinman strinse a pugno le due mani.
 quasi come se aggiunse nervosamente sapesse quello che sta succedendo.
Basta con il sale!
La sua voce assunse un tono isterico mentre le strappava la saliera dalla mano e la risistemava
sopra la credenza. Poi prese il suo bicchiere dacqua e lo vers quasi tutto nellacquaio. Quindi torn a
sedersi.
Lei aveva gli occhi chiusi, e il corpo le tremava tutto. David vide le lacrime scorrerle
lentamente gi per le guance. Ann si morse il labbro inferiore. Poi riapr gli occhi; erano grandi e
spaventati. Represse a met un singhiozzo e si affrett ad asciugarsi le lacrime. Rimase seduta senza
muoversi.
Scusami mormor e, chiss perch, David ebbe limpressione che non stesse parlando con
lui.
Trangugi in una sorsata lacqua che rimaneva.
Hai ricominciato a bere troppa acqua le disse. Lo sai cosa ha detto il dottor Kleinman.
Io... io ci provo, disse lei ma  pi forte di me. Ho un grande bisogno di sale e il sale mi fa
venire sete.
Dovrai smetterla di bere tutta quellacqua le disse lui, freddamente. Cos metti a
repentaglio la salute del bambino.
Il corpo di Ann ebbe una contrazione improvvisa e lei ne sembr sorpresa. Le sue mani
scivolarono dal piano del tavolo e andarono a premere sul ventre rigonfio. Lo guard con una muta
richiesta di aiuto negli occhi.
Che c? le chiese subito David.
Non lo so rispose lei. Il bambino ha scalciato.
Lui si appoggi alla sedia, irrigidendo i muscoli.
Cera da aspettarselo disse.
Per un po rimasero seduti in silenzio. Ann pilucc il suo cibo. Una volta David la vide
allungare automaticamente la mano verso la saliera, poi alzare gli occhi leggermente allarmati quando
le sue dita strinsero il vuoto.
David disse dopo qualche minuto.
Lui mand gi il boccone. Che c?
Perch sei rimasto con me?
Lui non seppe cosa rispondere.
Lhai fatto perch mi credi?
Non lo so, Ann. Proprio non lo so.
Lespressione di speranza appena accennata spar dal suo viso e lei abbass la testa.
Pensavo disse che forse... visto che eri rimasto...
Ancora il pianto. Questa volta rest ferma, senza nemmeno curarsi di asciugare le lacrime che
scorrevano lentamente sulle guance e gi per le labbra.
Oh, Ann disse lui, per met irritato, per met dispiaciuto.
Si alz per raggiungerla. Mentre lo faceva il corpo di lei ebbe una nuova contrazione, questa
volta pi violenta, e la sua faccia perse ogni espressione. Soffoc anche stavolta i singhiozzi e si
asciug le guance con movimenti quasi rabbiosi delle dita.
Non posso farci niente disse lentamente, ma ad alta voce.
Non a lui. David fu certo che non si era rivolta a lui.
Ma di che stai parlando? le chiese, innervosito.
Rimase l a fissare sua moglie. Aveva unaria cos indifesa, cos impaurita. Ebbe voglia di
stringerla a s e di consolarla. Ebbe voglia di...
Restando seduta, Ann si appoggi al petto del marito, mentre lui le accarezzava i soffici capelli
castani.
Povera piccola le disse. Mia povera piccola.
Oh, David, David, se solo volessi credermi! Farei qualsiasi cosa perch mi credessi, qualsiasi
cosa. Non sopporto che tu sia cos freddo con me. Non quando so di non avere fatto niente di male.
Lui non seppe cosa dire, ma la sua mente gli parl. C una possibilit, gli disse, una
possibilit.
Lei sembr intuire ci che David stava pensando, perch alz lo sguardo su di lui e nei suoi
occhi cera una fiducia assoluta.
Qualsiasi cosa, David. Qualsiasi cosa.
Mi senti, Ann? le disse.
S rispose lei.
Si trovavano nello studio del professor Mead. Ann era sdraiata sul divano, con gli occhi chiusi.
Mead prese lago dalle dita di Collier e lo pos sul tavolo. Poi sedette su uno spigolo e rest a guardare
in un silenzio gravido di tensione.
Chi sono, Ann?
David.
Come ti senti, Ann?
Pesante. Mi sento pesante.
Perch?
 il bambino che pesa tanto.
Collier si umett le labbra. Perch rinviava, facendole tutte quelle domande inutili? Sapeva
bene che cosa voleva chiederle. Aveva paura di farlo? E se, malgrado tutta linsistenza di Ann, lei
avesse dato la risposta sbagliata?
David strinse forte le mani. Si sentiva la gola come un blocco di pietra.
Non metterci troppo, Dave lo ammon Johnny.
Collier inspir con un suono raspante.
... cominci. Poi deglut a fatica. ... mio figlio, Ann?
Lei esit. Corrug la fronte, apr gli occhi e per un secondo ebbe come uno scintillio, poi li
richiuse. Tutto il suo corpo si contrasse. Sembrava che volesse opporsi a quella domanda. Alla fine il
suo viso si prosciug di ogni colorito.
No rispose a denti stretti.
Collier si sent irrigidire come se tutti i suoi muscoli e tendini fossero diventati un impasto in
lievitazione che si gonfiava e spingeva allinfuori la sua carne.
Chi  il padre? chiese, senza rendersi conto di quanto la sua voce fosse alta e innaturale.
A quella domanda, il corpo di Ann si contorse con violenza. Emise un rumore secco con la
gola e rigir la testa inerte sul cuscino. Le bianche mani strette a pugno sui fianchi si aprirono
lentamente.
Mead si precipit a tastarle il polso. Mentre lo faceva assunse unaria seria. Poi, dando quasi
per scontato tutto ci che era successo, le sollev la palpebra dellocchio destro e lo esamin.
 proprio andata disse. Te lo avevo detto che non era una buona idea iniettare il siero della
verit a una donna in uno stato di gravidanza cos avanzato. Avresti dovuto farlo mesi fa. A Kleinman
non piacer.
Collier rest seduto, senza sentire nemmeno una parola. La sua faccia era una maschera di
sgomento sconsolato.
Sta bene? domand.
Ma le parole faticavano a uscirgli. Sent una specie di agitazione dentro il petto. Non cap cosa
fosse finch non fu troppo tardi. Poi si pass le mani tremanti sulle guance e si fiss le dita bagnate con
occhi increduli. Apr la bocca, la richiuse subito. Cerc, senza riuscirci, di reprimere i singhiozzi.
Sent sulle spalle il braccio di Johnny.
 tutto a posto, amico mio gli disse.
Collier richiuse gli occhi di scatto, sperando che il suo intero corpo potesse essere inghiottito
dalloscurit vertiginosa che aveva davanti. Il suo petto era squassato da rantoli affannosi, e si sentiva
come un nodo in gola che non riusciva a mandare gi. Cominci a girargli leggermente la testa. La mia
vita  finita, si disse. Io lamavo e mi fidavo di lei, e lei mi ha tradito.
Dave? sent Johnny che lo chiamava.
Collier grugn.
Non voglio peggiorare le cose. Ma... ecco, credo che ci sia ancora una speranza.
Eh?
Ann non ha risposto alla tua domanda. Non ha detto che il padre era... un altro uomo
concluse senza convinzione.
Collier si alz in piedi, fuori di s.
Oh, chiudi il becco, ti dispiace? disse.
In seguito la riportarono alla macchina e Collier la ricondusse a casa.
Si tolse lentamente il cappotto e il cappello e li gett sulla cassapanca dellingresso. Poi entr
ciabattando in salotto e si lasci cadere sulla poltrona. Sollev i piedi e li appoggi sul puff con un
grugnito di stanchezza. Rest l accasciato a guardare il muro.
Dove sar?, si domand. Di sopra a leggere, probabilmente, cos come laveva lasciata la
mattina. Aveva una pila di libri accanto al letto: Rousseau, Locke, Hegel, Marx, Descartes, Darwin,
Bergson, Freud, Whitehead, Jeans, Eddington, Einstein, Emerson, Dewey, Confucio, Platone,
Aristotele, Spinoza, Kant, Schopenhauer, James... una biblioteca sterminata.
E come li leggeva! In che modo sfogliava velocemente le pagine, dando limpressione di non
assimilare nemmeno quello che cera scritto. Eppure lui sapeva che memorizzava tutto. Di tanto in
tanto si lasciava sfuggire una frase, un concetto, unidea. Non le sfuggiva nemmeno una parola.
Ma perch?
Una volta a David era venuta in mente la folle idea che Ann avesse letto qualcosa sulle
caratteristiche acquisite e che stesse cercando di trasmettere la sua conoscenza al figlio non nato. Poi,
per, aveva scartato subito lidea. Ann era abbastanza intelligente da sapere che una cosa del genere era
palesemente impossibile.
Continu a scuotere debolmente la testa, unabitudine che aveva acquisito negli ultimi mesi.
Perch restava ancora con lei? Continuava a ripetersi quella domanda. In un modo o nellaltro il tempo
era passato e lui era ancora l in quella casa. Tante volte aveva preso la decisione di andarsene, ma
aveva sempre cambiato idea. Alla fine non ci aveva pensato pi e si era trasferito nella cameretta degli
ospiti. Adesso vivevano come proprietaria e inquilino.
I suoi nervi cominciavano a mostrare la corda. Era ossessionato da unimpazienza che non
riusciva a tenere a freno. Se andava da qualche parte, allimprovviso provava una smania rabbiosa per
non essere ancora arrivato a destinazione. Detestava ogni mezzo di comunicazione, voleva fare le cose
subito. Riprendeva bruscamente i suoi studenti, che lo meritassero o no. Svolgeva le sue lezioni in
modo cos trascurato che il dottor Peden, preside del dipartimento di Geologia, lo aveva convocato per
farglielo notare. Non era stato troppo severo con lui perch sapeva di Ann, ma David si rendeva conto
che non avrebbe tollerato a lungo quella situazione.
Si guard intorno. Il tappeto era tutto impolverato. Ogni tanto, quando se ne ricordava,
provava a passarci laspirapolvere, ma riuscire a tenerlo sempre pulito era unimpresa disperata.
Lintero appartamento stava andando in malora. Doveva lavarsi da solo la biancheria, e la lavatrice in
cantina era inutilizzata da mesi. David non si era mai premurato di informarsi su come funzionasse, e
adesso Ann la ignorava del tutto. I suoi vestiti li portava alla lavanderia automatica in citt.
In unoccasione aveva osservato che la casa era sporca e disordinata; Ann lo aveva guardato
con aria addolorata ed era scoppiata a piangere. Ormai piangeva in continuazione, e sempre nello stesso
modo. Allinizio sembrava che dovesse continuare per unora filata. Poi, da un momento allaltro, con
una repentinit disarmante, smetteva di piangere e si asciugava le lacrime. Certe volte lui aveva
limpressione che quel comportamento avesse qualcosa a che fare con il bambino, che Ann si
interrompesse per paura che il pianto potesse nuocergli. O magari era proprio il contrario, pensava che
al bambino non piacesse sentirla...
Chiuse gli occhi quasi a voler scacciare quel pensiero. La mano destra tamburellava
nervosamente, con impazienza, sul bracciolo della poltrona. Incapace di stare fermo si alz e cammin
per la stanza passando lindice su tutte le superfici piatte, ripulendo la polvere con il fazzoletto.
Si ferm a guardare con fastidio la pila di piatti nellacquaio, lo stato miserevole delle tende, il
linoleum macchiato. Ebbe voglia di precipitarsi di sopra e dire a sua moglie che, gravidanza o no,
doveva piantarla con quella sua apatia e comportarsi di nuovo come una moglie, altrimenti lui
lavrebbe lasciata.
Percorse la sala da pranzo, poi si avvi su per le scale, giunse a met, esit e si ferm del tutto.
Torn lentamente in cucina e accese il fuoco sotto la caffettiera. Non avrebbe avuto un gran sapore, ma
lui preferiva berlo riscaldato che prepararlo fresco.
Che senso aveva? Lei avrebbe cercato di parlargli, di manifestargli la sua comprensione, come
sotto leffetto di un incantesimo, avrebbe cominciato a piangere. E dopo qualche secondo avrebbe
assunto quellaria sbalordita e avrebbe smesso di piangere. Per dirla tutta, stava addirittura imparando a
controllare il pianto allorigine. Quasi sapesse che piangere non avrebbe sortito alcun effetto e che
quindi tanto valeva non cominciare affatto.
Cera qualcosa di innaturale.
La parola lo risvegli dal suo torpore. Ecco che cosera... innaturale. La polmonite. Il calo di
dimensioni del feto. Le letture. Il bisogno di sale. Il fatto di piangere per poi smettere allimprovviso.
David si ritrov a fissare la parete bianca dietro la cucina elettrica, e si scopr a tremare.
Ann non ci ha detto che il padre  un altro uomo.
Quando torn a casa lei era in cucina a bere caff. Senza dire una parola le prese la tazza e
vers nellacquaio ci che ne rimaneva.
Non dovresti bere caff le disse.
Guard la caffettiera. Quella mattina laveva lasciata quasi piena.
Lhai bevuto tutto? le chiese, arrabbiato.
Lei abbass la testa.
Per lamor del cielo, non piangere le disse con voce stridula.
Io... non pianger rispose lei.
Perch bevi caff quando sai che non dovresti berlo?
Io non ce la facevo pi a resistere.
Oh fece David, stringendo i denti. E usc dalla stanza.
David,  pi forte di me gli grid dietro Ann. Non posso bere lacqua. Devo pur bere
qualcosa. David, non... non puoi...
Lui and di sopra e si fece una doccia. Non riusciva a concentrarsi su niente. Appoggi il
sapone da qualche parte e dopo non ricord pi dove lo aveva messo. Smise di radersi prima di avere
finito e si ripul la schiuma da barba. Soltanto pi tardi, mentre si stava pettinando, not che solo met
della faccia era sbarbata. Emise unimprecazione soffocata, si insapon di nuovo e fin di radersi.
Quella notte fu uguale a tutte le altre, tranne che per un particolare. Quando and in camera da
letto per prendere un pigiama pulito vide che Ann aveva difficolt a mettere a fuoco la vista. E mentre
se ne stava nella cameretta degli ospiti a correggere i compiti, la sent ridacchiare. In seguito si rigir
nel letto per diverse ore prima di riuscire a addormentarsi, e per tutto quel tempo lei non fece altro che
ridacchiare di chiss cosa. Gli venne voglia di sbattere la porta per non sentire pi quel suono, ma non
ne ebbe il coraggio. Doveva lasciarla aperta nel caso Ann avesse bisogno di lui durante la notte.
Alla fine riusc a prendere sonno. Per quanto tempo non seppe dirlo. Ma nel momento in cui
riapr gli occhi e li punt sul soffitto scuro, gli sembr che fossero passati solo pochi secondi.
Ora sono straniero e abbandonato, sperduto nel viaggio della notte.
Allinizio pens che stesse sognando.
Tenebra ed estraneit, eccomi qui nella notte eterna, calda, calda.
A questo punto si drizz a sedere di scatto, con il cuore in tumulto.
Era la voce di Ann.
Sporse le gambe dal bordo del letto e infil le pantofole. Si alz subito e corse ciabattando fino
alla porta, tremando per laria fredda che ghiacciava il sottile tessuto sintetico del pigiama. Usc in
corridoio e la sent parlare ancora.
Sogno di addii, meschino, sprofondato in umori rigonfi, io grido per avere luce, liberami dal
tormento e dal travaglio.
Tutto recitato in un ritmo da ninnananna, con una voce che era di Ann e nello stesso tempo non
lo era, pi alta di tono, pi tesa.
Era sdraiata sulla schiena con le mani premute sullo stomaco. Lo stomaco si muoveva. David
vide la carne che si increspava sotto la leggera camicia da notte. Lei avrebbe dovuto gelare, scoperta
comera, e invece sembrava avere caldo. La lampada sul comodino era ancora accesa; il libro  Scienza
e salute mentale, di Korzybski  le era scivolato dalle dita e giaceva mezzo aperto sul materasso.
Ma fu la sua faccia a colpirlo di pi. Era chiazzata da gocce di sudore che sembravano
centinaia di minuscoli cristalli. Le labbra erano aperte e scoprivano i denti.
Fratelli della notte, afflitto da questo abisso, non mandatemi ad aprire la strada!
Si scopr orribilmente affascinato, nello stare l in piedi ad ascoltarla. Ma lei soffriva. Lo si
capiva dalla pelle senza colore, dal modo in cui le sue mani si aggrappavano alle lenzuola come artigli,
trascinandole sui fianchi dove formavano mucchi di tessuto spiegazzato e rigato di sudore.
Io piango, io piango disse. Rhuyo Gklemmo Fglwo!
David le diede uno schiaffo in piena faccia e il suo corpo ebbe un sobbalzo sul letto.
Ancora lui, colui che fa male!
Apr le labbra in un urlo. Lui la schiaffeggi di nuovo e gli occhi di Ann tornarono a fuoco.
Rimase immobile a fissarlo, con il viso che tradiva un orrore assoluto. Si port di scatto le mani alle
guance, ve le premette. Sembr rimpicciolirsi nel letto. Le sue pupille divennero punte di spillo nel
bianco latte dei suoi occhi.
No disse. No!
Ann, sono io, David! Ti senti bene?
Lei lo guard a lungo, con laria di chi non capisce, il petto che le si sollevava in respiri
ansimanti.
Poi, tutto a un tratto, si rilass e lo riconobbe. La mandibola si afflosci e un gemito di sollievo
le riemp la gola.
David sedette accanto a lei e la prese fra le braccia. Lei gli si avvinghi, piangendo,
affondando la faccia nel suo petto.
 tutto a posto, piccola. Piangi pure.
Di nuovo. I singhiozzi repressi, gli occhi improvvisamente asciutti, una mano che lo
allontanava, lespressione vacua.
Che c? le chiese.
Nessuna risposta. Si limitava a fissarlo.
Piccola, che c? Perch non riesci a piangere?
Qualcosa le attravers la faccia, poi scomparve.
Piccola, dovresti piangere.
Non ho voglia di piangere.
Perch no?
Non me lo permetterebbe si lasci sfuggire Ann.
Allimprovviso tacquero entrambi, fissandosi a vicenda. David cap in un istante che erano
vicinissimi alla risposta.
Lui? le domand.
No si affrett a rispondere Ann. Non volevo dire questo. Non era ci che intendevo. Non
mi riferivo a lui, ma a qualcosaltro.
Rimasero seduti a lungo, sempre guardandosi. Poi, senza dire niente, David la fece sdraiare e
la copr. Prese una coperta e rimase con lei per il resto della notte, sistemandosi su una poltrona accanto
al com. Al mattino, quando si svegli, indolenzito e quasi gelato, vide che sua moglie si era liberata
nuovamente dalle coperte.
Kleinman gli chiar che Ann si era adattata al freddo. Era come se qualcosa si fosse aggiunto al
suo organismo, qualcosa che le trasmetteva calore quando ne aveva bisogno.
E tutto quel sale che mangia?
Kleinman alz le mani in un gesto di resa. Non ha senso. Si potrebbe pensare che il bambino
necessiti di una dieta a base di sale. Per lei non guadagna pi peso. Anche se ha sete non beve pi
acqua. Che cosa fa, per combattere la sete?
Niente rispose Collier. Ha sete in continuazione.
E le letture proseguono?
S disse Collier.
E parla ancora nel sonno?
S.
Kleinman scosse il capo. In vita mia afferm non ho mai visto una gravidanza come
questa.
Ann fin di leggere lultimo libro di una pila enorme che ultimamente non aveva fatto altro che
aumentare. Risistem tutti i volumi nella libreria.
Cominci una nuova fase della gravidanza.
Aveva ormai raggiunto il settimo mese. Era maggio, e Collier not che lolio della macchina
era sporco, le gomme consumate in modo insolito e nel parafango posteriore sinistro cera
unammaccatura.
Hai preso la macchina? le chiese un sabato mattina. Successe nel salotto, mentre il
giradischi suonava un pezzo di Brahms.
Perch? ribatt Ann. David glielo disse e lei gli rispose in tono risentito. Se lo sai gi,
perch me lo chiedi?
Lhai presa o no?
S, ho preso la macchina. Mi  permesso?
Non c bisogno che tu assuma quel tono sarcastico.
Oh, no disse lei, rabbiosamente. Non c bisogno che sia sarcastica. Aspetto un bambino da
sette mesi, e non una volta che tu abbia voluto credere che il padre non  un altro uomo. Non importa
quante volte ti ho ripetuto che sono innocente, ancora non ti decidi a dirmi: ti credo. E poi te la prendi
con me se sono sarcastica. Oh, David, sei un disastro, sei proprio un disastro.
Ann si diresse tutta impettita verso il giradischi e lo spense.
Lo sto ascoltando disse David.
Peggio per te. A me non piace.
Da quando?
Oh, non mi scocciare.
David la prese per un polso mentre lei si voltava per andarsene.
Stammi a sentire le disse. Forse tu sei convinta che per me tutta questa storia sia stata un
passatempo. Torno a casa dopo sei mesi di lavoro e ti trovo incinta. Non di me! Non mimporta quello
che dici, il padre non sono io, e n a me n a nessuno risulta che ci sia un altro modo per cui una donna
possa rimanere incinta. Tuttavia non me ne sono andato. Ti ho visto trasformarti in una macchina
mangia-libri. Ho dovuto pulire casa, quando potevo, cucinare quasi tutti i pasti, prendermi cura dei
vestiti... e nello stesso tempo insegnare tutti i giorni alluniversit. Ho dovuto assisterti come si fa con
un bambino, impedirti di gettare via le coperte, evitare che mangiassi troppo sale, che bevessi troppa
acqua, troppo caff, e che fumassi troppe sigarette...
Ho smesso di fumare da sola lo interruppe Ann, liberandosi della sua presa.
Perch? laggred lui. Ann perse ogni espressione.
Avanti insist David. Dillo. Perch a lui non piace.
Ho smesso di fumare di mia volont ripet lei. Non sopporto pi le sigarette.
E adesso non sopporti la musica.
Mi... mi fa male allo stomaco replic Ann, in modo vago.
Stupidaggini disse lui.
Prima che riuscisse a fermarla, Ann era uscita dalla porta, nel sole abbagliante.
Da quanto tempo se n andata? gli chiese Johnny.
Collier controll nervosamente lorologio.
Non lo so con precisione rispose. Direi che erano pi o meno le nove e mezza. Te lho
detto, abbiamo litigato...
Irritato, lasci la frase a met e torn a guardare lorologio. Era mezzanotte passata.
E da quanto tempo guida cos? chiese Johnny.
Non lo so, Johnny. Ti ho gi spiegato che me ne sono accorto solo stasera.
Ma le sue dimensioni...
No, il bambino non  pi tanto grosso. Ormai Collier parlava di quel fatto incredibile con
voce assolutamente normale. Si pass sui capelli una mano tremante.
Pensi che sia meglio chiamare la polizia? chiese.
Aspettiamo un altro po.
E se avesse avuto un incidente? disse Collier. Non  un campione alla guida. Ma perch
diavolo non lho fermata? Incinta di sette mesi e io che la lascio salire in macchina. Oh, avrei fatto
meglio a...
Si sentiva sullorlo di un crollo nervoso. Tutta quella tensione dentro casa, una gravidanza cos
strana, che gli procurava tante preoccupazioni... cominciava ad accusarne le conseguenze. Non si pu
vivere sotto stress per sette mesi e non risentirne. Non riusciva pi a frenare il tremito delle mani. Per
scaricare la tensione nervosa, adesso aveva preso labitudine di sbattere continuamente le palpebre.
Attravers il tappeto, raggiunse il caminetto e rest l a tamburellare nervosamente le dita sulla
mensola
Io penso che sia meglio chiamare la polizia disse.
Non agitarti lo ammon Johnny.
Secondo te che dovrei fare? scatt Collier.
Siediti. Dai, mettiti seduto. Ecco. E adesso rilassati. Lei sta bene, fidati di me. Io non sono
preoccupato per Ann. Magari ha forato una gomma o ha avuto un problema al motore, chiss dove.
Quante volte ti ho sentito dire che dovevi cambiare la batteria? Probabilmente si  scaricata, tutto qui.
Be... ma la polizia non farebbe molto prima a trovarla?
E va bene, amico mio, se serve a farti stare pi tranquillo la chiamo io.
Collier annu, quindi trasal mentre una macchina passava per strada. Si precipit alla finestra e
scost le tende. Poi si morse le labbra e si gir. Torn al caminetto mentre Johnny si avvicinava al
telefono. Sent che componeva il numero, poi ebbe un sussulto mentre la cornetta veniva abbassata in
tutta fretta.
Eccola! esclam Johnny
La fecero entrare nel salottino, stordita e confusa. Ann non rispose alle domande concitate di
Collier. Punt direttamente verso la cucina come se non li avesse nemmeno visti.
Caff disse con voce gutturale.
Collier cerc di fermarla, ma Johnny lo trattenne: Lasciala fare.  ora di andare in fondo a
questa storia.
Ann si piazz davanti alla cucina economica e accese la fiamma sotto la caffettiera. Vers
dentro il caff a cucchiaiate, senza preoccuparsi, poi sbatt gi il coperchio e rimase l a osservare con
aria intenta.
Collier fu l l per dire qualcosa, ma ancora una volta Johnny lo dissuase. Allora si ferm
insofferente sulla soglia e si limit a guardare sua moglie.
Quando il liquido marrone cominci a sgorgare nellampolla, Ann tolse la caffettiera dal fuoco
senza usare la presina. Collier trattenne il fiato e digrign i denti.
Ann rovesci il caff fumante nella tazza gi usata che si trovava sul tavolo, poi appoggi la
caffettiera con violenza e allung la mano verso la bevanda come se stesse morendo di sete.
Si scol tutta la caffettiera in dieci minuti.
Bevve il caff senza panna n zucchero, come se non si curasse minimamente del sapore. E
come se non lo sentisse neppure.
Solo quando ebbe finito di bere la sua faccia si rilass. And a buttarsi sulla poltrona e rimase
l a lungo. I due uomini la osservarono in silenzio.
Poi Ann alz gli occhi e fece una risatina.
Si tir su e cadde addosso al tavolo. Collier sent Johnny che tratteneva il fiato.
Mio dio esclam. Ma  ubriaca!
Portarla al piano di sopra per tutte le scale fu unimpresa difficoltosa, anche perch lei non
collabor affatto. Continu a canticchiare a bocca chiusa una strana, discordante melodia che sembrava
estendersi su indefinibili passaggi di tono che si ripetevano in continuazione come il fruscio di un vento
appena accennato. Sul suo viso era dipinto un sorriso di beatitudine.
Le ha fatto proprio bene quel caff borbott Collier.
Cerca di essere paziente replic Johnny in un bisbiglio.
Per te  facile...
Sssh lo tranquillizz Johnny, ma Ann non aveva sentito una parola.
Lei smise di canticchiare appena la adagiarono sul letto, e si addorment profondamente prima
ancora che si fossero rialzati. Collier la ricopr con una coperta leggera, e le mise un cuscino sotto la
testa. Mentre gliela sollevava, Ann non si mosse.
Poi i due uomini rimasero in piedi accanto a letto, senza parlare. Collier abbass lo sguardo
sulla moglie che ormai non riconosceva pi. La sua mente era percorsa da pensieri caotici e discordanti
e fra questi il pi bruciante era quello che non lo aveva mai abbandonato: chi era il padre del figlio che
portava in grembo? Anche se non poteva lasciarla, anche se provava per lei una grande,
compassionevole comprensione... finch lui non avesse saputo come stavano le cose non poteva esserci
nessun riavvicinamento fra loro.
Chiss dove se ne va? chiese Johnny. Quando prende la macchina, intendo.
Non lo so disse Collier, imbronciato.
Deve essere andata piuttosto lontano, per avere consumato le gomme in quel modo. Mi
chiedo se...
Fu allora che Ann ricominci.
Non mandatemi disse.
Johnny strinse il braccio di Collier.
 quello che mi dicevi?
Ancora non lo so.
Nero, nero, portatemi via, orrore in questi lidi, pesante, pesante.
Collier fu scosso da un brivido.
 proprio quello disse.
Johnny si inginocchi precipitosamente accanto al letto e ascolt con attenzione.
Fatemi respirare, implorate i miei padri, venitemi a prendere in questo dolore che mi
lambisce, non mandatemi ad aprire la strada.
Johnny fiss i lineamenti tesi di Ann. Sembrava che provasse di nuovo dolore. Eppure non era
la sua faccia, si rese conto allimprovviso Collier. Lespressione non le apparteneva.
Ann gett via la coperta e si divincol sul letto, mentre il sudore cominciava a bagnarle il
volto.
Camminare su spiagge di mare color arancio, freddo, calpestare i campi purpurei, freddo,
remare su acque silenziose, freddo, cavalcare la terra desolata, freddo, fatemi ritornare, padri dei miei
padri, Rhuyo Gklemmo Fglwo.
Dopodich tacque, a parte qualche piccolo lamento. Le mani allargate sui fianchi
tormentavano le lenzuola, e il suo respiro era faticoso e irregolare.
Johnny si raddrizz e guard Collier. Nessuno dei due disse una parola.
Erano nello studio di Kleinman.
Quello che lei ipotizza  pura fantasia afferm il dottore.
Statemi a sentire disse Johnny. Ricapitoliamo. Primo: Leccessivo bisogno di sale, non
certo quello di una gravidanza normale. Secondo: il freddo, il modo in cui Ann ci si  adattata, il modo
in cui  guarita in pochi minuti dalla polmonite.
Collier fissava il suo amico come imbambolato.
Bene riprese Johnny. Prima il sale. Allinizio ha fatto s che Ann bevesse troppa acqua. Ha
guadagnato peso fino al punto di minacciare la vita del bambino. Poi che  successo? Non le  stato pi
permesso di bere acqua.
Permesso? chiese Collier.
Lasciami finire prosegu Johnny. E siamo al freddo: era come se il bambino avesse bisogno
di freddo e costringesse Ann a stare al freddo... fino a quando non si  reso conto che, se da un lato
procurava benessere a s stesso, dallaltro metteva a rischio lo stesso contenitore in cui viveva. Perci
ha fatto guarire il contenitore dalla polmonite. Lo ha adattato al freddo.
Parla come se... cominci Kleinman.
Leffetto delle sigarette continu Johnny. Mi scusi, dottore. Ann poteva fumare con
moderazione senza mettere in pericolo s stessa o il bambino. Invece ha smesso del tutto. Poteva anche
trattarsi di una decisione dettata da motivi etici, certo. Ma pu darsi che anche questa volta il bambino
abbia reagito con violenza alla nicotina, e in un certo senso le abbia impedito di...
Kleinman lo interruppe in tono infastidito: Lei si esprime come se fosse il bambino a dirigere
sua madre, invece di essere una creatura impotente, soggetta alle sue azioni.
Impotente? fu tutto ci che disse Johnny.
Kleinman non insist. Strinse le labbra in unespressione di infastidita rinuncia e si mise a
tamburellare nervosamente sulla scrivania. Johnny aspett un attimo e poi, vedendo che Kleinman non
aveva intenzione di proseguire, torn a parlare.
Terzo: lavversione alla musica che una volta lei amava. Perch? Perch si trattava di musica?
Non credo. Perch si trattava di vibrazioni. Le vibrazioni che un bambino normale non nota nemmeno,
essendo del tutto isolato dai rumori esterni non solo per via degli strati di carne della madre e del
liquido amniotico, ma per la struttura stessa del suo apparato uditivo. A quanto sembra questo...
bambino... ha un udito molto sviluppato.
Johnny fece una breve pausa, quindi riprese: Poi c il caff. Lha fatta ubriacare. Oppure...
ha fatto ubriacare lui.
Ehi, aspetta un attimo cominci a dire Collier, ma non fin la frase.
E siamo alle sue letture continu Johnny. Anche questo si adatta al quadro della situazione.
Tutti quei libri... grosso modo le opere di base in ogni campo della conoscenza, uno studio
apparentemente calcolato del genere umano e del suo pensiero.
Dove vuoi arrivare? gli chiese nervosamente Collier.
Pensaci, Dave! Tutto questo. La lettura, i viaggi in macchina. Come se stesse cercando di
raccogliere quante pi informazioni possibile sulla vita in una civilt come la nostra. Come se il
bambino fosse...
Non star forse insinuando che il bambino ... cominci Kleinman.
Bambino? ripet amaramente Johnny. Credo che possiamo smettere di riferirci a lui come a
un bambino. Magari ha un corpo simile a quello di un bambino. Ma la mente... no e poi no.
Segu un silenzio mortale. Collier sent il cuore che gli batteva in modo strano nel petto.
Ascoltami riprese Johnny. Ieri sera Ann era ubriaca... o forse lo era lui. Come mai? Magari
per quello che aveva appreso, che aveva visto. Lo spero. Magari stava male e aveva voglia di
dimenticare.
Si sporse in avanti.
Quelle visioni che aveva Ann. Io credo che ci raccontino la storia... per folle che sia. I deserti.
Le paludi, i campi purpurei. E il freddo. Solo una cosa non veniva menzionata, e credo che il motivo
sia semplicemente che non esiste.
Che cosa? chiese Collier, mentre la realt sembrava sgretolarsi davanti a lui.
I canali rispose Johnny. Ann ha in grembo un marziano.
Per un lungo tempo i tre si guardarono in un silenzio incredulo. Poi Collier e Kleinman
parlarono insieme, con un tono di protesta che rivelava disagio e orrore. Johnny aspett che passasse la
fase acuta di quella reazione.
Esiste una risposta migliore? chiese.
Ma... come? domand accalorato Kleinman. In che modo potrebbe essersi verificata una
gravidanza del genere?
Non lo so ammise Johnny. Ma il perch credo di conoscerlo.
Collier ebbe paura a chiederglielo.
In tutti questi anni prosegu Johnny non si  fatto altro che parlare e scrivere di marziani, di
dischi volanti. Libri, romanzi, film, articoli... sempre sullo stesso argomento.
Io non... prov a dire Collier.
Io penso che alla fine sia giunta linvasione disse Johnny. O quanto meno una prova
generale. Io penso che sia il loro primo tentativo, un tentativo crudele, insidioso: uninvasione
attraverso la carne. Impiantare una cellula germinale gi adulta proveniente dal loro pianeta nel corpo
di una donna terrestre. Poi, una volta che questa mente marziana completamente matura sia stata
accoppiata con una creatura terrestre... inizia linvasione.  il loro esperimento, credo, la prova. Se
funziona...
Non concluse il suo ragionamento.
Ma... oh, tutto questo  assurdo disse Collier, tentando di scacciare via la paura che lo stava
invadendo.
Anche le sue letture ribatt Johnny. Anche i suoi giri in macchina. Anche il fatto di bere
caff, la sua avversione per la musica, la polmonite che guarisce subito, lo starsene al freddo, la
riduzione delle dimensioni del feto, le visioni e quella folle cantilena stonata che cantava Ann. Che
vuoi di pi, Dave... una fotografia?
Kleinman si alz e si diresse verso il suo archivio. Apr un cassetto e torn alla scrivania con
una cartella in mano.
Ormai ce lho da tre settimane disse. Non ve lho detto perch non sapevo come farlo. Ma
questa informazione, anzi questa teoria, si corresse subito mi costringe a...
Fece scorrere la lastra sulla scrivania verso di loro.
I due la fissarono e Collier boccheggi.
Fu Johnny a parlare, atterrito. Un cuore doppio! esclam.
Poi strinse la mano sinistra a pugno.
Quadra! esclam. La gravit di Marte  due quinti di quella terrestre. Gli serve un cuore
doppio per fare scorrere il sangue, o quel che diavolo hanno nelle vene.
Ma... qui non serve osserv Kleinman.
Allora c qualche speranza disse Johnny. Ci sono delle falle in questa invasione. La
cellula marziana dovrebbe, per necessit genetica, produrre nel bambino certe caratteristiche marziane:
il cuore doppio, ludito sviluppato, il bisogno di sale, e questo non me lo spiego, e il desiderio di
freddo. Col tempo, se questo esperimento funziona, potrebbero anche correggere queste difficolt e
riuscire a creare un bambino che abbia solo la mente marziana, ma caratteristiche fisiche del tutto
terrestri. Non ne sono sicuro, ma sospetto che i marziani siano anche telepatici. Altrimenti, come
avrebbe fatto lui a sapere di essere in pericolo quando Ann ha avuto la polmonite?
Improvvisamente Collier rivisse la scena mentalmente: lui in piedi accanto al letto, il pensiero
(lospedale, oh dio, lospedale). E sotto la carne di Ann un minuscolo cervello alieno, gi allora ben
consapevole delle pratiche terrestri, che captava questo pensiero. Lospedale, gli accertamenti, la
scoperta... Fu scosso da un tremito convulso.
...Possiamo fare? Collier sent solo la parte finale della domanda di Kleinman. Uccidere
il... marziano dopo che  nato?
Non lo so disse Johnny. Ma se questo... scroll le spalle se questo bambino nasce vivo e
sano... non credo che ucciderlo servirebbe a molto. Sono sicuro che stanno controllando tutto. Se la
nascita  normale... potrebbero desumerne che il loro esperimento ha avuto successo, che noi
uccidiamo il bambino o no.
Un cesareo? propose Kleinman.
Forse disse Johnny. Ma... sarebbero sicuri di avere fallito se fossimo costretti a servirci di
tecniche artificiali per distruggere... il loro primo invasore? No, non credo che vada bene. Ci
proverebbero di nuovo, questa volta in un luogo dove nessuno potrebbe controllare... in un villaggio
africano, in qualche citt sperduta, in...
Ma non possiamo lasciare quel... quella cosa dentro di lei! esclam Collier inorridito.
Non abbiamo la certezza osserv cupamente Johnny di poterla rimuovere senza uccidere
Ann.
Cosa? chiese Collier, sentendosi come un burattino travolto dallorrore.
Johnny espir a fatica.
Io credo che dovremmo aspettare disse. Non mi sembra che abbiamo altra scelta.
Poi, notando lespressione sulla faccia di Collier, si affrett ad aggiungere: Non  una
situazione disperata, amico mio. Ci sono alcuni aspetti che depongono a nostro favore. Il cuore doppio
che potrebbe pompare il sangue troppo forte. La difficolt di combinare cellule estranee fra loro. Il fatto
che siamo a luglio e che il caldo potrebbe uccidere il marziano. La possibilit che abbiamo di eliminare
del tutto lapporto di sale. Tutto pu essere utile. Ma, pi di ogni altra cosa, il fatto che il marziano non
sia felice. Ha bevuto per dimenticare e... com che ha detto? Non mandatemi ad aprire la strada.
Guard gli altri due con aria torva.
Speriamo che muoia di disperazione disse.
Altrimenti? chiese Collier con una voce cavernosa che non era la sua.
Altrimenti questa... contaminazione spaziale avr successo.
Collier si precipit su per le scale, con il cuore che pompava a uno strano ritmo irregolare. Il
fatto di sapere finalmente che Ann era innocente contrastava in modo orribile con la consapevolezza
del pericolo che correva.
Giunto in cima alle scale si ferm. Era tardo pomeriggio, e la casa era calda e silenziosa.
Avevano ragione, si rese conto allimprovviso. Era meglio che non le dicesse niente, come gli
avevano consigliato. Lo aveva capito solo in quel momento, ma fino a poco prima era stato convinto
che fosse giusto metterla al corrente. Aveva pensato che lei avrebbe preferito sapere come stavano le
cose, e che non le sarebbe importato, adesso che aveva ritrovato la fiducia di suo marito.
Ora non ne era pi cos certo. Era una cosa terribile, e il solo pensarci lo faceva tremare.
Magari venire a conoscenza di quella mostruosit poteva farle perdere il senno: da almeno tre mesi era
pericolosamente vicina a un forte esaurimento nervoso.
Entr nella stanza tenendo le labbra serrate.
Ann era sdraiata sulla schiena, con le mani abbandonate sul ventre rigonfio, e gli occhi vacui
che fissavano il soffitto. Collier sedette sul bordo del letto. Lei non lo degn di uno sguardo.
Ann.
Nessuna risposta. David si sent rabbrividire. Non posso biasimarti, pens. Sono stato cattivo e
irresponsabile.
Tesoro disse.
Gli occhi di lei si mossero lentamente. Lo guard con unespressione gelida e assente.  la
creatura che porta dentro, si disse David. Ann non  consapevole di quanto potere abbia su di lei. E non
dovr mai saperlo. Adesso se ne rendeva conto con chiarezza.
Si chin su di lei e accost la guancia alla sua.
Amore disse.
Una voce stanca, smorta, che si sentiva appena. Che c?
Mi senti? le chiese.
Lei non rispose.
Ann, il bambino.
Nei suoi occhi vi fu un lieve segno di vita.
Il bambino che?
Lui deglut a fatica.
Io... io so che... che non  il figlio di... un altro uomo.
Lei lo fiss per un attimo senza capire. Poi farfugli: Bravo e gir la testa dallaltra parte.
David rimase seduto, con le mani chiuse a pugno, pensando: be,  fatta, ho ucciso
definitivamente il suo amore.
Ma poi Ann si rigir verso di lui. Cera qualcosa nei suoi occhi, una domanda che palpitava.
Dimmi.
Io ti credo disse lui. So che mi hai detto la verit. Ti sto chiedendo perdono con tutto il
cuore... se vorrai perdonarmi.
Per un lungo momento sembr che tutto rimanesse come prima. Poi Ann ritrasse le mani dal
ventre e se le premette sulle guance. Guard David in faccia e i suoi grandi occhi castani cominciarono
a scintillare.
Non mi stai... prendendo in giro? gli chiese.
Per un attimo David rimase come paralizzato, poi le si strinse contro.
Oh, Ann, Ann disse. Mi dispiace. Mi dispiace tanto, Ann.
Lei gli allacci le braccia al collo e lo strinse a s. David sent i suoi seni squassati da
singhiozzi che sembravano provenire dallinterno.
David, David... Lo disse pi e pi volte.
Rimasero cos per un lungo tempo, senza parlare, in pace. Poi lei gli domand: Che cosa ti ha
fatto cambiare idea?
David ebbe un fremito alla gola.
Ho cambiato idea, cos rispose.
Ma perch?
Non c una ragione precisa, tesoro. Insomma, una ragione c stata. Mi sono reso
semplicemente reso conto che...
Hai dubitato di me per sette mesi, David. Come mai hai cambiato idea proprio adesso?
Lui se la prese rabbiosamente con s stesso. Cosa poteva inventarsi per dare una risposta
soddisfacente?
Credo di averti giudicata male disse.
Perch?
Lui si mise a sedere e la guard senza darle una risposta. Quellespressione di serena
beatitudine stava abbandonando il suo viso. Adesso era tesa, risoluta.
Perch, David?
Te lho detto, teso...
Non mi hai detto niente.
S, invece. Ho detto che credo di averti giudicata male.
Questa non  una ragione.
Ann, adesso non mettiamoci a discutere. Che importanza ha se...
Ce lha, invece, e molta! esclam lei con voce rotta, mentre tratteneva il fiato. Poi aggiunse:
E che fine hanno fatto le tue sicurezze biologiche? Nessuna donna pu rimanere incinta senza essere
fecondata da un uomo. Lo hai sempre sostenuto con decisione. Che mi dici di questo? Hai rinunciato
alla tua fede nella biologia e lhai trasferita a me?
No, tesoro replic lui. Semplicemente adesso conosco delle cose che prima ignoravo.
Quali cose?
Non posso dirtelo.
Ancora segreti!  un consiglio di Kleinman, un trucchetto per farmi passare lultimo mese
tranquilla? Non raccontarmi bugie, lo so quando menti.
Ann, non ti scaldare cos.
Non mi sto scaldando!
Stai alzando la voce. Adesso basta.
Non basta affatto! Tu ti prendi gioco dei miei sentimenti per tutti questi mesi e adesso vuoi
che sia calma e razionale! Be, non ho intenzione di esserlo! Sono stufa di te e del tuo comportamento
presuntuoso. Sono stufa di... Aaah!
Ann si dimen sul letto, piegando la testa di scatto sul cuscino e diventando allistante
pallidissima. Gli occhi con cui guard suo marito erano gli occhi di una bambina ferita, una bambina
confusa e sconvolta.
Le mie viscere! esclam Ann, boccheggiando.
Ann!
Adesso si era messa a sedere sul letto, con il corpo scosso da un tremito convulso, e un rantolo
disperato che le sgorgava irrefrenabile dalla gola. David la prese per le spalle e cerc di calmarla. Il
marziano! Il pensiero gli aggred la mente. Lui non vuole che si arrabbi!
 tutto a posto, piccola, tutto a...
Mi sta facendo male! url lei. Mi sta facendo male, David! Oh, dio!
Non pu farti male si sent dire David.
No, no, no, non ce la faccio pi sibil Ann a denti stretti. Non ce la faccio pi!
Poi, con la stessa repentinit con cui era giunto lattacco, il suo viso si rilass completamente.
Non fu un rilassamento vero e proprio, piuttosto una totale assenza di sensazioni. Fiss David come
istupidita.
Sono intorpidita disse con voce calma. Io... non... sento... il...
Lentamente si accasci sul cuscino e giacque l per un secondo con gli occhi aperti. Poi rivolse
un sorriso insonnolito al marito.
Buonanotte, David disse.
E chiuse gli occhi.
Kleinman stava in piedi vicino al letto.
 in uno stato di coma assoluto disse pacatamente. Per la precisione dovrei dire in uno
stato di trance ipnotica. Il suo corpo funziona normalmente, ma il suo cervello  stato... congelato.
Johnny lo fiss.
Animazione sospesa?
No, il suo corpo funziona.  solo addormentata. Non sono in grado di svegliarla.
Scesero di sotto e si sistemarono in salotto.
In un certo senso disse Kleinman sta meglio cos. Adesso non  soggetta ad alcuna
sollecitazione. Il suo corpo continuer a funzionare senza dolore e senza fatica.
Il marziano deve essere intervenuto disse Johnny per salvaguardare la sua... casa.
Collier fu scosso da un brivido.
Scusami, Dave disse Johnny.
Per un po rimasero in silenzio.
Deve essersi reso conto che noi sappiamo disse poi Johnny.
Perch? chiese Collier.
Se fosse ancora convinto che c una minima possibilit di mantenere la cosa segreta, non si
sarebbe manifestato in modo cos clamoroso.
Forse non sopportava il dolore osserv Kleinman.
Johnny annu. S, pu darsi.
Collier, con il cuore che sembrava perdere battiti, rest zitto. A un certo punto strinse le mani a
pugno e se le lasci cadere sulle ginocchia.
E intanto che dovremmo fare? chiese. Siamo proprio cos impotenti di fronte a questo...
intruso?
Non possiamo correre rischi con Ann fu tutto quello che disse Johnny. Kleinman conferm
con un cenno del capo.
Collier si accasci nella poltrona. Rimase a fissare la bambola sulla mensola del camino.
CONEY ISLAND, cera scritto sul vestitino, e sulla cintura GIORNI FELICI.
Rhuyo Gklemmo Fglwo!
Ann si contorceva in un travaglio inconsapevole sul letto dospedale. Collier se ne stava rigido
accanto a lei, gli occhi fissi sul suo viso madido di sudore. Avrebbe voluto andare a chiamare
Kleinman, ma sapeva che era meglio non farlo. Ormai Ann era in quelle condizioni da venti ore: venti
ore di contorcimenti, e di dolori cos forti da farle digrignare i denti. Quando erano cominciate le
doglie, David aveva sospeso tutte le lezioni per farle compagnia.
La sua mano tremante strinse quella umida di lei. Le dita di Ann si aggrapparono alle sue fino
a fargli quasi male. E mentre osservava, in preda a un orrore che lo paralizzava, vide la faccia del
marziano cresciuto sulla terra sovrapporsi ai lineamenti di sua moglie: gli occhi come una fessura, le
labbra sottili e tirate allindietro, la pelle bianca e tesa sugli zigomi.
Dolore! Dolore! Risparmiatemi, padri dei miei padri, non mandatemi a...!
Vi fu come un ticchettio nella gola di Ann, poi silenzio. Allimprovviso la sua faccia si rilass
e lei giacque, scossa da un leggero tremito. David cominci ad asciugarle il viso con un tovagliolo.
In cortile, David farfugli Ann, ancora priva di conoscenza.
David si chin subito su di lei, con il cuore in subbuglio.
In cortile, David ripet lei. Ho sentito un rumore e sono uscita. Le stelle erano luminose e
cera la luna crescente. Mentre stavo l ho visto una luce bianca provenire dal cortile. Ho cominciato a
correre per rientrare in casa, ma qualcosa mi ha colpito. Come un ago, che mi ha trafitto la schiena e lo
stomaco. Ho gridato, ma poi  diventato tutto buio e non ricordo pi niente. Assolutamente niente. Ho
cercato di dirtelo, David, ma non riesco a ricordare, non riesco a ricordare, non riesco...
Un ospedale. In corridoio i passi del padre, i suoi occhi febbricitanti, da pazzo. Il corridoio 
caldo e silenzioso, in quel mattino di inizio agosto. Cammina avanti e indietro, senza posa, e le mani
esangui gli penzolano chiuse a pugno lungo i fianchi.
Una porta si apre. Il padre si gira di scatto mentre esce un dottore. Il dottore si abbassa la
mascherina che gli copre la bocca e il naso. Guarda luomo davanti a s.
Sua moglie sta bene gli dice il dottore.
Il padre afferra il braccio del dottore.
E il bambino? gli chiede.
Il bambino  morto.
Grazie a dio dice il padre.
Ma continua a domandarsi se in Africa, o in Asia...
...
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Fine.
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Paglia umida.
Titolo originale: Wet Straw. 1953.
Traduzione di: Maurizio Nati.
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Cominci qualche mese dopo la morte di sua moglie. Si era trasferito in una pensione, dove conduceva una vita molto ritirata. Aveva venduto le obbligazioni di lei e campava di rendita. Un libro al giorno, concerti, pasti solitari, visite ai musei... questo gli bastava. Ascoltava la radio, ogni tanto si appisolava e pensava molto. La vita non era cos male.
Una sera mise via il libro e si spogli. Spense le luci e apr la finestra. Sedette sul letto e per qualche secondo fiss il pavimento. Gli facevano un po male gli occhi. Poi si sdrai e si port le mani alla nuca. Dalla finestra entrava un venticello fresco, allora si copr la testa con le coperte e chiuse gli occhi.
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Cera un gran silenzio. Poteva sentire il suo stesso respiro regolare. Il calore cominci ad accarezzarlo, dandogli un senso di calma. Emise un profondo sospiro e sorrise. Dopo un attimo spalanc gli occhi. Cera un alito leggero che gli sfiorava la guancia, e sentiva lodore di qualcosa che sembrava paglia umida. Non poteva sbagliarsi.
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Allungando la mano era in grado di toccare il muro e sentire il venticello che entrava dalla finestra. Invece, sotto le coperte, dove prima cera solo calore, adesso si era diffusa una brezza diversa. E lodore malsano, raggelante di paglia bagnata.
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Si tolse le coperte di dosso e rimase sdraiato sul letto, respirando a fatica. Poi rise dentro di s. Un sogno, un incubo. Troppe letture. Cena pesante. Si ricopr e chiuse gli occhi. Tenne fuori la testa e si addorment. Il mattino dopo si era dimenticato di tutto. Fece colazione e and al museo. Vi trascorse lintera mattinata. Visit tutte le sale e osserv ogni cosa.Quando stava per andarsene, prov il desiderio di tornare indietro e dare unocchiata a un quadro che prima aveva guardato solo di sfuggita.
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Vi si ferm davanti. Era il ritratto di un ambiente rurale. In fondo a una valle cera un grosso granaio. Cominci a respirare pesantemente e le sue dita presero a tormentare la cravatta. Ridicolo, si disse dopo un attimo, che una cosa del genere debba farmi innervosire in questo modo. Se ne and. Giunto alla porta rivolse unultima occhiata al quadro. Quel granaio lo aveva spaventato.  un semplice granaio, pens, un granaio dentro un quadro.
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Dopo cena torn in camera. Non appena apr la porta si ricord del sogno. And a letto. Tir su coperte e lenzuola e le scosse. Non cera nessun odore di paglia umida. Si sent un idiota. Quella notte, quando and a dormire, lasci la finestra chiusa. Spense le luci, sinfil nel letto e si tir le coperte sopra la testa.
Allinizio fu come al solito: silenzio, assenza daria, il calore che pian piano aumentava. Poi ricominci la brezza e lui sent nettamente che i capelli gli si scompigliavano sulla testa. E sent quellodore di paglia umida. Fiss il buio e respir con la bocca per non sentire ancora lodore. Da qualche parte del buio vide un riquadro di luce grigiastra.  una finestra, pens subito.
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Guard con pi attenzione e il cuore ebbe un sussulto quando un improvviso lampo di luce apparve nella finestra. Era come un fulmine. Stette in ascolto. Ancora quellodore di paglia umida. Sent che cominciava a piovere. Si spavent e si tolse le coperte dalla testa. Intorno a lui cera il calore della sua camera. Non pioveva e faceva molto caldo, perch la finestra era chiusa.
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Fiss il soffitto e si domand come mai avesse quellallucinazione. Torn a nascondere la testa sotto le coperte, tanto per fare una prova. Giacque immobile e strinse forte gli occhi. Aveva di nuovo quellodore nelle narici. La pioggia picchiava con violenza sulla finestra. Apr gli occhi e guard, e alla luce dei lampi vide lacqua che veniva gi a scrosci. Poi la pioggia cominci a picchiare anche sopra la sua testa, su un tetto di legno. Si trovava in qualche posto con un tetto di legno, e che conteneva paglia bagnata. Si trovava in un granaio.
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Ecco perch quel quadro lo aveva spaventato cos tanto. Ma che cera poi da spaventarsi? Cerc di toccare la finestra, ma non riusc a raggiungerla. La brezza gli soffiava sulla mano e sul braccio. Voleva toccarla, quella finestra. Magari, e lidea lo stuzzic, magari poteva aprirla e tirar fuori la testa nella pioggia, poi liberarsi subito delle coperte per vedere se aveva i capelli bagnati.
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Cominci a sentirsi circondato da uno spazio. Nel letto non provava alcuna sensazione di imprigionamento. Sentiva il materasso, eppure era come se vi giacesse sopra allinterno di uno spazio aperto. Il vento leggero gli aleggiava su tutto il corpo. E lodore era pi intenso. Si mise allascolto. Sent uno squittio e poi il nitrito di un cavallo. Ascolt ancora. Poi si rese conto che non sentiva pi il materasso sotto di s, almeno non tutto intero.
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Era come se fosse sdraiato su un pavimento di legno, freddo, dalla vita in gi. Protese le braccia, preoccupato, e tast il bordo delle coperte. Le tir gi. Era madido di sudore e il pigiama gli si era appiccicato al corpo. Scese dal letto e accese la luce. Un refolo daria fresca provenne dalla finestra quando lapr.
Mentre camminava gli tremavano le gambe, e dovette sorreggersi al com per non cadere. Vide nello specchio la sua faccia bianca di paura. Alz la mano e si accorse che gli tremava. Aveva la gola secca.
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And in bagno e bevve un sorso dacqua. Poi torn in camera e guard il letto. Cerano solo le coperte e le lenzuola aggrovigliate, e una chiazza di umidit dove aveva sudato. Sollev coperte e lenzuola. Le scosse davanti alla luce e le esamin con attenzione. Non cera niente. Scelse un libro e lesse per il resto della notte.
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Il giorno dopo torn al museo e guard il quadro. Cerc di ricordarsi se fosse mai stato in un granaio, magari in un giorno di pioggia, e se avesse guardato fuori dalla finestra, mentre cerano i fulmini. Ricord. Era stato durante la luna di miele. Stavano facendo una passeggiata ed erano stati sorpresi dalla pioggia: si erano riparati dentro un granaio finch non aveva smesso di piovere. Cera un cavallo nella stalla, e topi che correvano e della paglia bagnata.
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Ma che significava? Non cera nessuna ragione per ricordarsene in quel momento. Quella sera ebbe paura di andare a letto. Rinvi il momento finch ne fu capace. Alla fine, quando non riusc pi a tenere gli occhi aperti, si sdrai completamente vestito e tenne la finestra chiusa. Non us nessuna coperta. Dorm di un sonno pesante e senza sogni. Si svegli di primo mattino. Cominciava appena ad albeggiare. Senza pensarci prese una coperta dalla sedia e se la tir addosso.
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Questa volta non dovette aspettare. Si ritrov subito nel granaio. Non cera nessun rumore. Non pioveva. Dalla finestra penetrava una luce grigia. Magari era lalba anche in quel granaio immaginario? Sorrise, insonnolito. Era tutto troppo piacevole. Doveva riprovarci nel pomeriggio per vedere se nel granaio cera luce a sufficienza. Stava per allontanare la coperta dalla testa quando avvert un fruscio al suo fianco.
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Trattenne il respiro. Gli sembr che il cuore si fermasse e sent come un solletico sulla testa. Gli giunse allorecchio un sospiro leggero. Qualcosa di caldo e umido gli sfior la mano. Url, allontan di scatto la coperta e balz a terra. Rimase l fissando il letto e stropicciando la coperta fra le mani. Il cuore gli batteva come un mantice. Si accasci sul letto, senza pi forze. Il sole stava sorgendo proprio in quel momento.
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Per una settimana dorm su una sedia. Alla fine fu costretto a concedersi una notte di vero riposo e si sdrai sul letto, completamente vestito. Non avrebbe mai pi usato una coperta. Giunse il sonno, nero e senza sogni. Quando si svegli non sapeva che ora fosse. Un singhiozzo gli ostru la gola. Si trovava di nuovo nel granaio. I fulmini guizzavano oltre la finestra e la pioggia picchiava sul tetto. Annasp intorno a s, in preda al panico, ma non trov nessuna coperta. Le sue mani si agitarono freneticamente nellaria.
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Distinto guard la finestra. Se riusciva ad aprirla poteva scappare! Allung la mano quanto gli fu possibile. Pi vicino. Pi vicino. Cera quasi arrivato. Ancora pochi centimetri e lavrebbe toccata con lindice.
John.
Un riflesso incontrollato della mano lo port a sfondare il vetro. Sent la pioggia che gli bagnava il dorso e prov un dolore insopportabile al polso. Si ritrasse di scatto e fiss terrorizzato il punto da cui era giunta la voce. Qualcosa di bianco si mosse accanto a lui e una mano calda gli accarezz il braccio.
John ripet la voce mormorante. John.
Non riusc a proferire parola. Torn a muovere la mano tuttintorno come un forsennato, in cerca della coperta. Ma sent solo quel vento leggero che gli accarezzava le dita. Sotto di lui cera un pavimento di legno, duro e freddo. Cominci a piagnucolare, atterrito. Il suo nome venne pronunciato di nuovo.
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Poi il fulmine esplose, e lui vide sua moglie sdraiata al suo fianco, che gli sorrideva. Tutto a un tratto si ritrov in mano lorlo della coperta. La tir via e rotol fuori dal letto, sul pavimento. Qualcosa gli scorreva lungo il polso, e provava un dolore sordo in tutto il braccio. Si rialz e accese la luce. La stanza sillumin a giorno. Vide che il braccio era ricoperto di sangue. Stacc un pezzo di vetro dal polso e lo lasci cadere a terra, inorridito. Sullavambraccio cerano i segni rossi delle dita di lei.
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Strapp dal letto le lenzuola, usc in corridoio e corse verso il bagno. Lav via il sangue, vers della tintura di iodio sul taglio profondo e si bend il braccio. Per poco il bruciore non gli fece perdere i sensi. Gocce di sudore ghiacciato gli scivolarono sugli occhi.
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Arriv uno dei pensionanti. John gli spieg che si era tagliato accidentalmente. Quando luomo vide il sangue che usciva ancora si precipit a chiamare un medico al telefono. John sedette sul bordo della vasca e osserv il sangue che gocciolava sulle piastrelle. Il giorno dopo la ferita era pulita e fasciata.
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Il medico non sembr credere alla sua spiegazione. John gli aveva detto di essersi tagliato con un coltello; ma in giro non cera nessun coltello, e cerano vistose tracce di sangue sulle lenzuola e sulla coperta. Gli venne consigliato di restare in camera e di tenere il braccio fermo. Lesse per quasi tutto il giorno e ripens al modo in cui poteva essersi ferito nel sogno. Il pensiero di lei lo eccitava. Era ancora bellissima. I ricordi si fecero vividi.
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Si erano sdraiati, abbracciati, sulla paglia e avevano ascoltato la pioggia. Non riusc a ricordare quello che si erano detti. Non aveva paura che tornasse. Aveva un approccio realistico alla vita. Lei era morta e sepolta. Doveva trattarsi di qualche aberrazione della sua mente, di un problema psichico che fino a quel momento non si era mai manifestato. Poi si guard il polso e vide la fasciatura. Ma non era stata colpa di sua moglie. Non era stata lei a chiedergli di sfondare il vetro con la
mano. Magari poteva stare con lei a un certo livello di esistenza, e godersi i suoi soldi in un altro.
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Qualcosa gli imped di prestare credito a questa interpretazione. Si era spaventato sul serio. La paglia umida e loscurit, i topi e la pioggia, il freddo che penetrava nelle ossa. Decise quello che doveva fare.
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Quella sera spense le luci presto. Si mise in ginocchio accanto al letto. Infil la testa sotto le coperte. Se qualcosa non fosse andata per il verso giusto doveva solo tirarla fuori subito. Attese. Ben presto sent lodore della paglia, poi sent la pioggia e cerc sua moglie. Chiam piano il suo nome.
Vi fu un fruscio. Una mano calda gli accarezz la guancia. Allinizio trasal. Poi sorrise. Apparve il volto di lei, la guancia accostata alla sua. Il profumo dei suoi capelli lo stord. Le parole gli riempirono la mente.
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John. Noi siamo sempre stati una cosa sola. La promessa? Mai separarci. Se uno di noi muore laltro aspetter. Se io muoio tu aspetterai e trover un modo per raggiungerti. Verr da te e ti porter via con me. E adesso non ci sono pi. Mi hai fatto bere quella cosa e sono morta. E hai aperto la finestra in modo che entrasse la brezza. Ed eccomi tornata.
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John cominci a tremare. La voce di sua moglie divenne pi dura, la poteva sentire che digrignava i denti. Il suo respiro si fece convulso. Le sue dita gli toccarono il volto, scorsero in mezzo ai capelli e gli accarezzarono la nuca. John cominci a gemere. Le chiese di lasciarlo andare. Non ci fu risposta. Adesso il respiro di
lei era ancora pi accelerato. John cerc di tirarsi indietro. Sentiva il pavimento della camera sotto i piedi. Cerc con tutte le sue forze di uscire con la testa da sotto la coperta. Ma la sua stretta era molto forte.
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Lei cominci a baciarlo sulle labbra. Aveva la bocca fredda, gli occhi spalancati. Li fiss, mentre i loro respiri si mescolavano. Poi lei si ritrasse e scoppi a ridere, e dietro la finestra esplose il fulmine. La pioggia scrosciava sul tetto e i topi strepitavano e il cavallo picchiava gli zoccoli e faceva tremare tutto il
granaio. Le dita di lei si serrarono sul suo collo. Lui tir con tutta la forza che aveva e strinse i denti e cerc di liberarsi dalla morsa. Vi fu un dolore improvviso, poi rotol al suolo.

Quando venne laffittacamere per pulire, due giorni dopo, era nella stessa posizione. Le braccia erano spalancate sulla pozza di sangue ormai secco, e il corpo era freddo e rigido. La testa non fu pi trovata.
...
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...
FINE.